Napoli si affolla davanti a Palazzo San Giacomo. Piazza Municipio ribolle di inquietudine e angoscia. Donne, uomini, bambini. «Senatore, faccia qualcosa…». Maurizio Valenzi, primo sindaco comunista di Partenope, taglia l’asfalto a passo svelto, con la moglie Litza. Ha appena lasciato il San Carlo, svuotato per la paura degli spettatori, pur (auto)controllati e disciplinati nella fuga dal terremoto. Sale con l’ascensore, ignorando che non dovrebbe in quel momento di pericolo; accende la luce; dall’esterno, uno scroscio di applausi. I napoletani non si sentono abbandonati: c’è chi guarda in faccia l’emergenza e siede intorno al tavolo delle riunioni con assessori e funzionari per affrontare il disastro, in contatto con Roma e il resto d’Italia. L’immagine di quella domenica sera, 23 novembre 1980, ancora fissa nella mente: a breve distanza dai cento anni (li toccher  nel 2009), lucido e sereno, traccia schizzi del proprio lungo corso, sul divano della casa di Posillipo (in via Manzoni) arredata dal passato: foto, ritratti di famiglia (dipinti da lui), bozzetti di (sue) scenografie, quadri di amici come l’artista cileno Sebastian Matta che lo raffigura, in (surreale) vacanza al mare, con i figli Marco e Lucia.
Severino Gazzelloni. Magnetica arte del flauto sulla scena. Nel palco d’onore del teatro napoletano con Litza e una coppia di amici, Maurizio ha le vertigini: la scossa gli fa girare la testa e il mondo intorno. Inquadratura tracciata nel quaderno di appunti pubblicato con l’editore Tullio Pironti, "Confesso che mi sono divertito": oltre 140 pagine dove la memoria affiora fulminea, tagliente, vigorosa. Lo spunto per il titolo gliela offre l’avventura umana e poetica di Pablo Neruda, "Confesso che ho vissuto": i giorni di Maurizio scorrono nel fiume della passione, politica e artistica.
Coscienza da comunista.La sua cresce a Tunisi, paese coloniale, di lingua francese, dove la ricchezza sfida la povert  e lui si schiera con chi sta male. Nel frattempo, il destino sussura tra le pareti di famiglia il nome della citt  che sar  la sua. Di Napoli si parla a bassissima voce: solo più tardi capir  perch. La madre Pia, delusa da dieci anni d’inutile attesa, sotto il sole del golfo, si affida alle mani di Antonio Cardarelli, illustre clinico campano, diventando mamma quasi subito. E rue de Naples è il loro prossimo domicilio. Mentre soffia il vento nero dei pregiudizi che lo investe in pieno viso, frequentando il liceo italiano Vittorio Emanuele II, nel quartiere arabo di Tunisi, tra ragazzi che come lui cominciano a nutrire forti sentimenti antifascisti.
Pap  Amedeo. Vorrebbe che Maurizio lo aiutasse nel lavoro di rappresentante all’ingrosso; lui gli confessa il desiderio d’avvocato e ne ottiene il consenso per studiare alla Sapienza, ma a Roma il Diritto si rivela un pretesto e la pittura una tentazione difficile da schivare: l’abbraccia senza esitazione nello studio luminoso di via Margutta che affitta per mille lire al mese, cifra tanto ingente da ridurlo al verde, malgrado abbia venduto bene qualche quadro. Alla fine, costretto a lasciare la capitale e gli amici intellettuali, da un giovane Moravia (che ha gi  scritto Gli indifferenti) a Fausto Pirandello, pittore di talento, erede del grande drammaturgo siciliano. Maurizio torna in Africa.

La sofferenza degli altri. Lo mette a disagio e gli impone austerit . Via pennelli, matite, maglioni comodi. Sceglie il comunismo e confina nell’armadio il frac appena comprato: «la rivoluzione non è un giro di valzer in abito da sera».Parigi. Patria del fronte popolare (per poco). I francesi con il loro voto, nel 1936, sbarrano la strada ai reazionari: radicali e comunisti (uniti) vincono la sfida. Al governo, il socialista Blum punta alla riforma del lavoro con quaranta ore settimanali e quindici giorni di ferie (pagate, conquista storica). Dimostrazione che l’utopia è possibile. Non resiste alla voglia di assaporare il gusto dell’eccezione e arriva sulla Senna.

La Voce degli italiani. In rue de Stockholm, rifugio da esuli la redazione del giornale diretto da Giuseppe Di Vittorio, orgoglioso delle origini da bracciante pugliese (di Cerignola). Maurizio s’immerge nelle notizie d’Italia con Leo Valiani. E, un giorno, per caso, (ri)trova a Boulevard Saint-Michel Litza Cittanova, figlia di Ines, una delle migliori amiche della madre. La bimba graziosa (sette anni meno di lui) è diventata una giovane donna, studentessa d’ italiano alla Sorbona, con visione della realt  solida e chiara, la stessa di Maurizio che lo scopre invitandola a bere un aperitivo: alla fine del ’39 saranno gi  sposati.Carcere e torture.
Il prezzo delle idee. A Tunisi il presente comunista nell’estate del ’41 significa clandestinit : il governo di Francia, guidato ormai da Ptain, fiancheggia Hitler e Mussolini. E Maurizio viene fermato perch sospettato di essere politicamente diverso. Scariche elettriche ai genitali non gli fanno cambiare opinione. Da Biserta all’ergastolo di Lambèse (in Algeria) il cammino è crudele e pas            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNO» OJe
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  è    èî  è èî   î î »     è  —t  t    îsa anche per l’arresto di Litza. Finch non arriva il generale de Gaulle (primavera 1943).Con qualsiasi mezzo. Deve raggiungere Napoli. Glielo chiede il partito in un biglietto stringato, un anno dopo. Con un nodo alla gola saluta( a Tunisi) Litza e Marco (che ha solo 3 anni) e in un treno colmo fin sui tetti delle carrozze raggiunge una citt  che è stata, fino a quel momento, per lui solo tappa intermedia verso la capitale.
Calunniata. Nella letteratura politica nazionale. Considerata centro di disfacimento e corruzione. Ma chi lanciava questa calunnia spesso era tra gli autori dei mali di Napoli, conseguenze di tutte le debolezze, di tutta la struttura dello Stato italiano. Queste parole di Togliatti lui se le porta dentro da quel lontano 1944, quando il compagno Ercoli, il segretario che nessuno conosceva, dall’esilio di Mosca bussa alla porta della federazione napoletana di via San Potito e resta per qualche mese sotto il Vesuvio, avviando, con la svolta di Salerno (il 24 aprile), da ministro del governo Badoglio, il tragitto di un’altra Italia.
Rinascimento napoletano. Come si fa a parlarne se ci sono le pietre da ricostruire? Se lo chiede da primo cittadino, orgoglioso di esserlo (dal ’75 all’83), da autore di eventi come "Estate a Napoli", tra concerti e spettacoli. E poi la terra trema. Ma non il suo cuore. Che non vacilla di fronte agli impegni, cercando di fare quanto può.
La gentilezza. Da senatore, sindaco, parlamentare europeo, marito di Litza (che se n’è andata per sempre più di un anno fa, lasciandogli nell’anima un vuoto profondo), padre di Marco e Lucia, nonno di Libara (oggi undicenne), pittore della realt  e della storia: non l’ha mai trascurata. Ancora oggi al suo fianco. Umile e tenera compagna di vita.

ADDIO AL SINDACO GENTILUOMO
Maurizio Valenzi si è spento ieri sera, pochi mesi prima di copiere un secolo, nella riservatezza e discrezione che ha caratterizzato tutta la sua vita. A salutarlo per l’ultima volta gli amici di sempre e, stamattina, alle 9, il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino. Nella clinica di Acerra, Villa dei fiori, da dove il sindaco Rosa Russo Iervolino seguir  in auto il feretro dell’ex primo cittadino di Napoli verso il Maschio Angioino dove verr  allestita la camera ardente e dove si svolger  domani (ore 11,30) una breve funzione funebre. Prima della cremazione prevista a Montecorvino Rovella, nel Salernitano.
In questa pagina web proponiamo l’articolo pubblicato dal quotidiano Napolipiù il 28 gennaio 2008, nato da una chiacchierata di Donatella Gallone con il senatore, nel suo appartamento di via Manzoni, poco dopo la pubblicazione del libro di Valenzi "Confesso che mi sono divertito", appunti sparsi da un viaggio umano, iniziato quasi cento anni prima a Tunisi.