Eduardo Scarpetta fu geniale riformatore del teatro napoletano, inaugurando un genere di satira e di commedia aderente ai tempi, descrivendo i vizi, i difetti di una nascente borghesia e della nobiltà che ormai cedeva il passo.
Suo personaggio principe “Felice Sciosciammocca”, un mamo moderno, divertente ma anche scaltro e, all’occorrenza, vittima di un “gioco” più grande di lui. Eduardo Scarpetta ebbe il merito di fare conoscere a Napoli e in Italia il genere francese del vaudeville, delle pochade, riscrivendo e reinventando commedie appunto francesi, adattandole alla napoletanità.
In sostanza si tratta di testi ex novo, nel senso che l’autore s’ispirava a testi francesi ma poi le sue commedie avevano tutta l’invenzione e la genialità del suo teatro (es: “ ‘Na Santarella” tratta dall’operetta di Meilhac e Millaud Mam’zelle Nitouche). Della sua vita privata si conoscono le turbolenze sentimentali, i figli legittimi e naturali e il grande trasporto affettivo che ebbe per il suo secondogenito Vincenzo, detto Vincenzino, Scarpetta anch’egli attore e commediografo.
Di Vincenzo Scarpetta fino a oggi poco si conosceva, tranne una commedia “ ‘O tuono ‘e marzo”, che Eduardo De Filippo portò alla notorietà in una versione televisiva con protagonisti Paolo Stoppa e Rina Morelli oltre che se stesso, naturalmente.
Oggi però assistiamo a una rivalutazione dell’opera artistica e della figura umana di Vincenzino per merito di Maria Beatrice Cozzi Scarpetta, moglie di uno degli ultimi discendenti della casata, che da tanti anni si occupa della “cura” dell’archivio di Vincenzo Scarpetta e che ha pubblicato con la casa editrice Liguori due volumi contenenti alcune delle svariate commedie inedite che Vincenzo Scarpetta scrisse nella sua feconda vita artistica.
Del primo volume, presentato lo scorso anno, abbiamo già dato conto da queste pagine, il secondo volume, di recente pubblicazione, è stato presentato lo scorso venerdì al Teatro Augusteo dalla stessa Mariolina Cozzi Scarpetta, Paolo Sommaiolo, Giulio Baffi e la sottoscritta con letture, tratte dalla commedia “E’ femmena o è diavolo?”, degli attori: Roberta Serrano, Antonio Buonanno, Elisabetta Centore, Mimmo Cacciapuoti.
La recente pubblicazione: “Vincenzo Scarpetta. Teatro 1900 – 1910. Volume II (Liguori editore) a cura di Maria Beatrice Cozzi Scarpetta, contiene cinque commedie del primo periodo della produzione dell’artista, in piena Bella Epoque: Ddoje gocce d’acqua, E’ femmena o è diavolo?, L’albergo del Serpente (o tanta guaje pe durmì), La Signorina Cochelicò, Il Signor…39. Anche questo, come il primo volume, è corredato da disegni e caricature dello stesso Vincenzo Scarpetta, che testimoniano la sua versatilità artistica, oltre a foto di locandine, e di attori della sua compagine teatrale.
Il volume comprende l’arco temporale che va dal 1900 al 1910,  una distanza di dieci anni con il I Volume e dunque propone  “a ritroso” le prime commedie della produzione drammaturgica del figlio legittimo di Eduardo Scarpetta, quelle del periodo giovanile.
E se la scelta del primo volume è caduta sul secondo periodo della produzione artistica di Vincenzo Scarpetta per un omaggio a Eduardo De Filippo, a cui il volume è dedicato, che con la messa in scena di ‘O tuono e marzo ha permesso la divulgazione del suo nome, questo II volume è dedicato a Luca De Filippo, compianto e indimenticabile artista, immaturamente scomparso da poco tempo e di cui il 27 novembre è stato il primo anniversario.
Le quattro commedie del I Volume ( “Vincenzo Scarpetta. Teatro. 1910 – 1920. Volume I” – Liguori editore –  a cura di Maria Beatrice Cozzi Scarpetta) rappresentano il periodo centrale della produzione dell’artista:  Statte attiento a Luisella, ‘O tuone ‘e marzo, La vendetta di Ciociò, ‘O guardiano ‘e muglierema, in esse si coglie la maturità di Vincenzo Scarpetta, che conquista una libertà nella scelta di temi da proporre, una satira più pungente e sociale, oltre ad avere ridimensionato il personaggio di Felice Sciosciammocca rispetto ai canoni paterni,  infatti spesso non lo troviamo più a fare il mattatore ma ad essere personaggio insieme agli altri in una coralità che ne caratterizza il suo teatro.
In questo secondo volume, invece, con commedie scritte dieci anni prima, si respira il profumo della Bella Epoque, l’epoca gaudente e divertente che connota il primo decennio del 1900, l’epoca dei più moderni “ismi”, dalla letteratura, all’arte pittorica, al teatro (Futurismo, Dadaismo, Impressionismo, ecc) fino all’avvento della I guerra mondiale, dove crollano in qualche modo gli ideali di modernità e tutti gli avanguardismi dell’epoca a causa della distruzione e della morte che la guerra porta.

Vincenzo Scarpetta | ilmondodisuk.com
Copie del secondo volume dedicato a Vincenzo Scarpetta edito da Liguori

E Scarpetta coglie tutte le sfumature di quest’epoca che viaggiava verso la modernità e le trasporta nelle sue commedie, leggere, effervescenti, ironiche ma pregne di contenuti, con un occhio ben attento alla società nuova che si andava formando. Infatti è importante sottolineare come questo II volume attesti la grande versatilità di Vincenzo Scarpetta non solo come autore ma anche come attore e trasformista al pari di Fregoli, che era una delle vedettes internazionali del periodo, prova ne è l’esilarante commedia La Signorina Cochelicò dove recitava en travesti, oppure come si sia emancipato rispetto al padre Eduardo Scarpetta, molto conservatore e depositario di ogni decisione e  potestà. Ad esempio in queste sue prime commedie la donna spesso ha un carattere forte, inizia a parlare di parità, vuole affermare la propria personalità.
In un’epoca dove le suffragette sfilano per le strade e si spendono fino alla prigione, per ottenere il diritto al voto e la parità tra uomini e donna, attraverso grandi battaglie e a costo della vita, Vincenzo Scarpetta si dimostra uomo e artista illuminato, perché nelle sue commedie descrive donne dal carattere forte e che vogliono imporsi (vedi ad esempio: E’ femmena o è diavolo?, L’albergo del serpente (o tanta guaie pe’ durmì).
Dunque un artista a 360 gradi molto più moderno e al passo con i tempi di quello che si possa immaginare, con una versatilità e un talento importante.
Vincenzino era anche musicista eccellente, caricaturista di levatura, attore trasformista, come abbiamo già detto, e forse avrebbe anche potuto affrontare un teatro differente rispetto ai canoni paterni. Era autore di riviste e di canzoni, alcune delle quali avevano partecipato ad una Piedigrotta che per l’occasione venne intitolata proprio “Piedigrotta Scarpetta”, e uno dei primi ad inaugurare la bella stagione cinematografica napoletana.
Un talento grande che ha vissuto sempre all’ombra del padre amandolo e rispettandolo e continuandone la tradizione autoriale, anche se la sua creatività artistica avrebbe potuto espandersi oltre le pochade paterne per inaugurare un suo genere teatrale, avrebbe potuto fare un balzo in avanti che il rispetto, appunto, e l’amore per il padre non gli consentirono. Un uomo dal carattere schivo, serio, molto amato da molti tra cui il fratello naturale Eduardo De Filippo, che in giovinezza si era fatto le ossa proprio nella compagnia teatrale di Vincenzino.
Un artista che aveva bisogno di una giusta rivalutazione. Grande merito ha avuto Mariolina Cozzi Scarpetta che, con tenacia e attraverso un certosino studio dell’archivio di famiglia, ha dato vita alle commedie inedite di Vincenzo Scarpetta e ad un artista che sarebbe stato ingiustamente dimenticato. Oggi possiamo leggerle attraverso i due bei volumi editi da Liguori, e auspicare anche la loro messa in scena.