La pubblicazione dei Mystères de Paris di Eugne Sue ha inaugurato una stagione letteraria che, attraversando il secondo Ottocento, abbraccia anche i primi decenni del Novecento. Altra faccia dell’Ottocento romantico e passionale, questa esplorata da Sue è quella inquieta, oscura, misteriosa, appunto. La raffinata figura del romanziere diventa improvvisamente popolare quando, il 19 giugno 1842 la prima puntata dei Mystères appare in appendice al Journal des Dèbats centinaia di lettere gli aprono la porta delle alcove delle nobildonne; i proletari riconoscono nel letterato il loro alfiere, gli editori e gli intellettuali se ne contendono le grazie. Sue aveva alzato il coperchio che oscurava i bassifondi tenebrosi, rivelando gli aspetti più truculenti dell’animo umano, finendo, nella visione di alcuni, con il denunciare ingiuste condizioni sociali. Quanto ci sia di vero in questa interpretazione è ancora da definire non a caso Marx, seguito da Luk cs, definisce Sue un “socialdemocratico da dopocena”. un fatto, tuttavia, che i Mystères fossero letti a più livelli non si può escludere che le pagine del letterato potessero apparire a molti un grido di rivolta, anche se tale ribellione fu probabilmente ambigua. L’ “effetto Sue” si diffuse in tutta Europa e in Italia a questo fenomeno letterario Riccardo Reim ha dedicato un interessante volume, pubblicato di recente da Avagliano, che ripercorre il fenomeno, ricostruendolo in un articolato saggio, che introduce una preziosa silloge di brani tratti da opere di Francesco Mastriani, Antonio Ranieri, Carolina Invernizzio, Carlo Lorenzini, Vittorio Bersezio e tanti altri.

La letteratura dei misteri approda subito in Inghilterra, ma è in Italia che trova i maggiori consensi. La traduzione dei Mystères, sollecitata da Giuseppe Mazzini, non sposò il gusto del Manzoni n ottiene i consensi di Gustave Hèrelle, che condannò quei romanzieri che si misero a scavare “nelle fogne della societ ” per mettere in evidenza tutto ciò che […] è di più laido e nefando. Gli esponenti del verismo tra cui Matilde Serao e Federigo Verdinois accolsero con favore questa moda letteraria che aveva, del resto, un precedente nella Ginevra o l’Orfana della Nunziata che Antonio Ranieri nel 1839 dedicò al suo maestro Giacomo Leopardi. La miriade di romanzi che nacque nel solco dei Mystères viene ricostruita con cura da Reim che indaga i molteplici aspetti dell’appendice italiana, raccogliendo i testi per tematiche. Gli aspetti “misteriosi” delle pagine presentate da Reim riguardano luoghi (il carcere, la bettola, il cimitero) tipi particolari (il licantropo, la mendicante, l’orfana, il ladruncolo) donne sedotte e seduttrici, il clero (il prete libidinoso, le trame dei gesuiti, l’erotismo di Don Benizio, personaggio di Claudia Particella di Benito Mussolini) il brigantaggio, le sette segrete, i mille volti della plebe, i delitti, i peccati.

Il repertorio di orrorifiche visioni stupisce il lettore per la particolare crudelt  e, per certi aspetti, lo diverte per certe ingenuit  nella raffigurazione di crimini e nefandezze varie che oggi suonano alquanto banali.

Si tratta di un viaggio nell’orrido e nel truculento, non sempre alieno da pacchiane degenerazioni, che contribuiscono non poco, tuttavia, a fornire al lettore un importante tassello di quel prismatico mosaico che è stata la letteratura italiana del secondo Ottocento. Un’opera utile, senza dubbio, ma non meramente frutto di eruzione e di conoscenze approfondite, se si considera che molti dei temi trattati conservano, purtroppo, intatta la loro attualit  si leggano con attenzione particolare le pagine dedicate alla camorra e ai suoi rituali, che ancor oggi, come e più di allora, costituiscono uno sfregio alla civilt  e alla decenza.

Riccardo Reim, Il cuore oscuro dell’Ottocento, Avagliano, Roma 2008, pp. 376, € 16,00

Nelle foto in prima, la copertina del libro e Francesco Mastriani