“Voci contro il crimine” a Napoli è una iniziativa dell’istituto interregionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia (UNICRI). L’iniziativa nasce con l’obiettivo di dare voce alle vittime del crimine attraverso la raccolta delle loro storie e di contribuire a una maggiore comprensione dei fenomeni criminali e degli elementi di vulnerabilit  dei cittadini.
Il rapporto “Voci contro il crimine” a Napoli raccoglie importanti elementi per costruire dei percorsi di legalit  attraverso un modello inclusivo e di cittadinanza attiva. Elementi, questi, che emergono dalle storie raccolte attraverso un questionario e dalla loro analisi, cos come dall’esperienza di tutti coloro che hanno sostenuto il progetto (Comune di Napoli, Il Mattino, Fanpage e una serie di associazioni del capoluogo campano).
Emerge un quadro preoccupante.
I reati più diffusi sono quelli di natura predatoria; prevalgono rapine, scippi (foto) e borseggi, aggressioni e atti di vandalismo. La maggioranza delle vittime di rapina ha subito minacce di lesione personale o di morte attraverso arma da taglio o da fuoco. La rapina è stata commessa in prevalenza da un gruppo di due o più soggetti criminali. Viene segnalato, nello studio, un incremento di reati contro il patrimonio commessi nei confronti di ragazzi tra i 14 e i 18 anni.

Nel 75% dei casi la scena della vittimizzazione è un luogo pubblico. Il 59% delle vittime ha denunciato il reato.
Più di una persona su cinque tra quelle che hanno denunciato ha subito minacce. La maggioranza di coloro che hanno denunciato dichiara che i colpevoli sono stati arrestati. Il rapporto contiene anche la storia di 12 omicidi, dieci dei quali commessi dalla camorra e due da criminali comuni.
«Questa per noi è anche un’opportunit  di dimostrare che Napoli può diventare un esempio perch le vittime possono indirizzare questo cambiamento e possono aiutarci a prevenire il crimine, afferma Jonathan Lucas direttore dell’Unicri. Questa iniziativa per noi è fondamentale perch si occupa di prevenzione del crimine, dove le vittime occupano una posizione centrale nella componente giudiziaria, non hanno solo il ruolo di coloro che portano il peso della criminalit  ma la loro voce è motore di cambiamento, la loro esperienza può diventare una componente per il successo di prevenzione e assistenza».
«Faccio sempre mie le parole di un grande educatore che diceva “il fine dell’educazione è tutto ciò che libera, è tutto ciò che unisce”, sostiene don Tonino Palmese di Libera, associazione contro le mafie. Credo che il mettere in campo le esperienze educative della chiesa e non solo è l’occasione per dire che abbiamo bisogno di liberarci da falsi modelli, quei modelli che ci inducono a voler avere ad ogni costo quello che non ci serve e fare comunit  il più possibile».
«Un’analisi che è molto sociale e culturale, da un quadro profondo di come si può contrastare il crimine, stando vicino alle vittime in modo concreto, stando vicino ai giovani fornendo alternative di lavoro, ma anche e soprattutto culturali, sono le parole di Luigi de Magistris, sindaco di Napoli. La lotta al crimine non è solo delle istituzioni, della politica, delle forze dell’ordine, della magistratura, ma passa attraverso una rivoluzione culturale. Napoli si contraddistingue per essere in prima linea nella cooperazione internazionale, per il contrasto al crimine e soprattutto a quello organizzato».
Lo scopo dello studio è concettualmente ricompreso nella direttiva europea 2012/29/UE, che delinea le misure tese alla più completa armonizzazione delle direttive europee in materia di tutela della vittima del reato e allineate alle posizioni espresse dall’Onu. Per la Ue è necessario prevenire il crimine attraverso la destinazione di maggiori risorse al welfare e alla riduzione della vulnerabilit  nelle aree urbane critiche, immaginando una giustizia sociale con interventi su giovani, migranti, rafforzamento del sistema scolastico, creazione di opportunit  di lavoro e supporto alle imprese vittime della criminalit .
Ma come si incarna per Bruxelles la “giustizia sociale”?
L’Unicri ritiene di grande importanza la figura del poliziotto di quartiere nelle aree connotate da una maggiore pervasivit  della criminalit , al fine di rafforzare ex ante, grazie a un continuo dialogo con i cittadini e gli attori sociali, ma anche un ausilio ex post al fine di prevenire “seconde vittimizzazioni”.
Incrementare i servizi di prossimit  per offrire supporto, orientamento ed educazione, e favorire alleanze informali tra attori istituzionali e comunit . Rafforzare i centri a bassa soglia e sulla riduzione del danno come interventi che non solo consentano di avvicinare le vittime, ma si caratterizzino altres come azioni di prevenzione e sicurezza della salute pubblica.
E poi ancora interventi di mediazione sociale e di risoluzione dei conflitti.

L’Europa immagina la creazione di piattaforme di consultazione a livello di quartiere che coinvolgano cittadini            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dB, forze dell’ordine, istituzioni economiche e sociali e il settore privato, al fine di rafforzare lo sviluppo e il controllo del territorio attraverso un approccio inclusivo e di cittadinanza attiva.

Insomma, più politiche sociali attente ai bisogni reali dei territori; interventi, servizi e prestazioni a dimensione di piccole comunit  che devono fare “sistema”, mai più creazione del sociale per i professionisti, ma professionisti al servizio del sociale.

Per saperne di più

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