Bello è possibile in “Display”, il percorso di Mary Cinque, lungo le pareti dello spazio espositivo del concept store “Da…A”. Da sabato 15 novembre (ore 19) fino al 31 dicembre, in via Solimena 83 a Napoli, la terza personale della giovane artista, designer (1979, Castellammare di Stabia), laureata all’Accademia di Belle Arti di Napoli, e, curata da Valentina Rippa, propone 25 piccole tele 20×20, ideate in occasione della Design Week 2008 a Milano, e 6 lavori 30 x70, i Makers. Ricognizione in un ricco arsenale di oggetti saturi di memoria, dove il visitatore potr  calarsi senza respiro. Nei suoi “manufatti” l’artista d  voce e spazio alle cose, geografia della memoria, lasciate in un angolo di quel piccolo mondo antico, scovato in cantina, e, dentro tanto realismo “non riesco a prescindere dalla realt , la realt  mi strega”, spiega Cinque, cattura le immaginose sagome di fumetti e cartoons.
I viaggi, grande amore “un’attivit  disinteressata, come il fare e fruire arte”, approdo di uno dei suoi itinerari è la felicit  “alla base della mia vita e della mia produzione. Avevo bisogno di oggetti, di cose, di roba fisica e tangibile. Immanente… E ho cercato oggetti utili che non usiamo più. Mi sono ritrovata sul terrazzino in compagnia di termos anni ’80 che portavamo in campeggio, bicchieri di alluminio e di plastica. Ho deciso di chiamarli “Makes”, make thermos not war, make cup not war e via cos. Perch si può fare tutto tranne la guerra; ascoltavo la radio, a inizio estate, e trasmettevano notizie di guerra”.

Quali tecniche per queste opere?

“Uso per lo più acrilici su tela perch mi piace l’immediatezza del mezzo. La cosa più importante per me è il disegno, ma anche il colore ha la sua parte perciò dipingo, o disegno coi marker, anche se finora non ho mai esposto i miei lavori su carta, forse perch non li considero ancora maturi. In passato ho usato l’olio, quando ritraevo finestre e vedute di palazzi in rovina tipo archeologia industriale. Una volta, su suggerimento di Simona Perchiazzi di Manidesign ho provato a dipingere su plexiglas e, in quell’occasione, ho dovuto usare la vernice bi-componente che il mio carrozziere mi ha gentilmente regalato. l’unica che prende sul plexiglas, o almeno una delle poche. Tendenzialmente uso acrilico su tela, più raramente su pannelli di legno. Ho fatto anche mosaici e dipinti murali, ma solo su commissione. Preferisco una dimensione più intima, la tela, che uso spesso in orizzontale per entrarci dentro, come diceva Pollock anche se non oso paragonarmici!”

Come definiresti la tua arte?

“…bella, ma senza presunzione. So che il bello non esiste, ed è bello ciò che piace. Io cerco di trovare e riportare su tela, agli occhi, alla mente e al "cuore" di chi guarda, ciò che può essere bello e, soprattutto, ciò che attraverso la propria bellezza, può fare felici!”.

Che influenza ha, se ne ha, il fumetto nei tuoi lavori?

“Grandissima e non la rinnego mai! In termini di tecnica, ho imparato più in un anno alla scuola Comix di via Atri che in quattro di accademia a Napoli. Per i contenuti non saprei, si impara sempre e inevitabilmente. Il fumetto è importante perch è stata la prima cosa che ho consumato a casa, sebbene mio padre dipingesse, è stata un’illustrazione di Carl Laarson che più mi è rimasta impressa, era appesa alle pareti di casa nostra. Sarebbe stato impossibile che qualunque cosa avessi fatto non rimanesse influenzata dal linguaggio e dall’estetica del fumetto; anche perch non concepisco le gerarchie e le distinzioni tra arte alta e bassa, arti e arti applicate, impazzisco dinanzi a una tela di Bacon cos come per il design”.

Arte come ricerca, sperimentazione…

“Cerco sempre di migliorare, ma la ricerca fine a se stessa non è il mio obiettivo primario, n la mia preoccupazione anzi, mi concentro più sui contenuti che sulle forme. Vorrei ritrarre le cose semplici e importanti per me; che spero coincidano con quelle che piacciono agli altri! Non credo che la ricerca del nuovo a ogni costo sia importante, vedi le architetture contemporanee che fanno acqua (letteralmente) da tutti i pori e vedi quelle del 1200… c’era proprio bisogno di andare avanti? Abbiamo raggiunto un finto progresso in tanti campi!”

Come hai iniziato a dipingere?

“Per caso, o meglio, per forza! in casa disegnavano tutti (anche mia madre, ai bordi delle poesie che scriveva) e fin da piccola dicevo a tutti che avrei fatto il liceo artistico. Poi ho scelto il classico, ma dopo, l’Accademia di Napoli e poi di Brera”.

In futuro?

“Vorrei mettermi alla prova sulle grandi dimensioni. Disegnando”.

Prossime mostre…

“A marzo Londra, in aprile Milano, ma, non dico altro finch non sono l!”

E a Napoli ?

“Forse una mostra su New York, alla biblioteca di architettura. Napoli, New York, lo stesso parallelo! E poi, sono stata l tre mesi, me ne sono innamorata, vorrei trasferirmi”.

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“Mi piace che siano gli altri a investire di un particolare significato magari affettivo i miei lavori, per questo li espongo, senza definirli. bello sentire che a uno sconosciuto, una mia tela dia particolare emozione”.

Passeggiando contro il cemento

di Violetta Luongo

lecito a un artista passeggiare di sabato? Sicuramente s, ma dove? In una societ  che continua indifferente la sua crescita urbana, in cui la cementificazione fa da padrone e in cui la zolla di terra diventa sempre più piccola, Salvatore Manzi vuole cogliere l’attimo prima che l’ultimo ciuffo d’erba venga inabissato dal freddo cemento.

Sabato 15 novembre (ore 18,30) in via Strettola Cupa dei Romani 10bis Casalnuovo di Napoli, sar  presentata la perfomance dell’artista napoletano che che passegger  al buio con un ombrello aperto al di sotto del quale è applicata una luce portatile che definisce la sua sagoma. La performance, a cura di Stefano Taccone, avr  la durata dell’intero perimetro del campo.

Tracciare un’ombra, un segno, in un luogo sottratto alla collettivit , occupare abusivamente e per poco tempo un pezzo di terra, proprio per sottolineare questa privazione a cui si è sottoposti, un’azione cos naturale che diviene illecita e trasgressiva. Una passeggiata contro un’oppressione che obbliga l’individuo a sottostare alla vittoria dell’urbanizzazione perdendo aria e colori.

La passeggiata “sabbatica”, lungo il perimetro di un campo inutilizzato, ubicato nei pressi della sua abitazione, assume cos una valenza simbolica ben precisa. Un invito a restituire alla cittadinanza una porzione di verde che potrebbe costituire un prezioso spazio di aggregazione e rigenerazione pubblica, nell’ottica di una visione della costruzione del “comune” intesa non come progetto studiato a tavolino e calato dall’alto, bens come processo partecipato e trasversale.

Un’arte sociale che attinge al simbolico e al sacro. Per questo nuovo progetto l’artista prende spunto da un passo del Vangelo di Luca definendo la Bibbia un inestimabile «patrimonio di conoscenza sull’uomo e per l’uomo, un vero e proprio prontuario per l’esistenza».

Per informazioni

www.salvatoremanzi.it

artesociale@gmail.com

Istantanee


Una mano agita un rettangolo bianco e nero. L’aria d  colore e immagini appaiono sul rettangolo come per magia. La magia targata Polaroid. Da sabato 15 novembre l’associazione culturale Studio7.it, curata da MonnaLisa Salvati, al caffè Pascucci shop di Nola, in via Francesco Napolitano 14, ospita la personale “Polaroid e dintorni” di LuBott, acronimo derivato dalle iniziali dei cognomi di Gianfranco Lunardo e Maria Bottari, autori delle fotografie in mostra.
L’elaborazione manuale della pellicola polaroid attuata dai due artisti, permette di creare lavori che non hanno più nulla a che fare con la fotografia vera e propria se non il materiale utilizzato per realizzarle, ci la pellicola. Questa commistione fra antico e moderno, tra materiali tradizionali e tecniche all’avanguardia, consente a LuBott di creare da un lato opere venate da un’atmosfera romantica e nostalgica tipica dei pittori en plein air, dall’altro invece opere di estremo astrattismo moderno.
Fino al 10 dicembre (info 320 4571690 www.associazionestudio7.it).

E a Castel Sant’Elmo c’è Andrea Pazienza.


Da oggi (ore 19) Castel Sant’Elmo ospiter  una delle più grandi rassegne dedicate al geniale e indimenticabile fumettista pugliese scomparso prematuramente vent’anni fa(appena trentaduenne). Duecento tavole per "Andrea Pazienza tracce. Napoli e oltre", visitabile (dalle 9 alle 18, marted chiusa) fino al 13 gennaio 2009. La mostra, organizzata dal Comicon – Salone del Fumetto e dall’associazione Grifo Cult, è nata per iniziativa di Claudio Curcio e Lorenzo Paganelli, con il sostegno dell’assessore alle politiche giovanili del Comune di Napoli Giulio Riccio. Tra Pazienza e Napoli, un forte legame. All’ombra del Vesuvio visse profonde esperienze creative. Decorò una parete di 20 metri quadrati alla mostra d’Oltremare, raffigurando la citt  e le sue contraddizioni attraverso una grande battaglia con uomini, leoni, cavalli, cani e avvoltoi. E "a Baia, davanti a una birra, prese a disegnare sul muro Zanna, Petrilli e Colasanti coi gomiti appoggiati al tavolo, per congiurare una fuga senza pagare il conto – racconta Lorenzo Paganelli, figlio di Mauro, patron della Grifo e amico dell’artista – Pazienza amava Napoli per il suo valore assoluto di creativit , ma anche Totò illustrò la "Livella" e disegnò una storia, "Totò al Cinema", per un mio libro sulle canzoni del grande comico napoletano".

Nella foto in alto (e nelle prime due immagini in basso, da sinitra) opere di Mary Cinque. L’ ultima a destra, una Polaroid di LuBott