Alte, altissime le fiamme che in pochi istanti hanno distrutto “Citt  della Scienza” di Bagnoli. Una scena da film, le immagini dantesche riprese da tutti i media nazionali e internazionali hanno fatto il giro del mondo. Il Polo scientifico è stato avvolto e travolto da un fuoco non purificatore ma distruttore che ha divorato quella meravigliosa oasi di cultura, conoscenza e giochi che tanto attraeva tutti, dagli addetti ai lavori ai bambini che hanno visto e vissuto quell’incendio come un evento doloroso e devastante. Padiglioni, sale, viali, aule, ora non vi è più nulla, un ammasso di ferro e cemento, tra cui fanno capolino scheletrici simulacri, sorge al loro posto. Il simbolo campano dell’evoluzione e della scienza si è involuto in un cimelio fantasma.
Sorgeva sul mare, il vento soffiava tra i suoi capannoni e le strutture, la luce del sole la illuminava. Luce, mare, vento, poi fuoco. E proprio da qui si riparte, come Araba Fenice, l’incendio diventa arma di rinascita e di nuova vita. Per questo è nato Incendium, progetto espositivo solidale a favore della ricostruzione del Polo di Bagnoli.
Aldo Zanetti non poteva mancare a questo importante appuntamento. Non poteva non porre una sua opera a disposizione dell’iniziativa cos piena di solidariet  e desiderio di ricostruire. Il pittore degli elementi o come ad Aldo Masullo piace scherzosamente dire “l’arte di Zanetti è una pittura elementare nel senso che è una pittura di elementi che lascia l’uomo fuori dal quadro”.
Zanetti si trasferisce fanciullo, con i genitori, a Pozzuoli, la casa, spesso ritratta in opere della sua giovinezza è sul mare. Il fanciullo passa la prima notte insonne, rapito dalla misteriosa voce che lambisce le fondamenta della casa e che nei giorni di tempesta giunge, con i suoi spruzzi alle finestre. una voce nuova e antica, egli quella notte scopre il mare. Il mare diventa parte di s, dei suoi umori, del suo stesso organismo. Di esso riconosce i mutamenti ed esso gli si insinua nell’anima. Le prime ricerche tendono ad impossessarsi dei suoi mutamenti, luci, colori, odore, movimenti, tutto ama del mare, tutto comprende, tutto possiede. sulla luce che la sua ricerca prosegue e si approfondisce e sulla relazione di essa con lo spazio ed il tempo. Nelle mostre del 2000 a Pozzuoli, nel 2001 ad Avellino, si comincia ad avvertire il tentativo di andare oltre il finito. La pittura è a stento contenuta nel quadro, sembra straripare, il mare e la luce appaiono voler defluire oltre l’opera come liquida forma. E allora l’artista comincia ad avere la consapevolezza che il mare infinito, la luce infinita, lo spazio infinito sono la sua prigione da cui non uscir , come spesso è solito proclamare nei momenti di travaglio creativo. prigioniero del mare, della luce, dell’onda, del tempo che scandisce la finitezza del suo interminabile finito.
b>Di lui dice Giuseppe Antonello Leone «Aldo Zanetti d  alla realt  anche un significato surreale, contemplando contenuti acclarati dalla realt , per predisporli a una simbiosi simbolica, brevemente teatrale, nel silenzio di un cielo, con un azzurro smarrito, tra nuvole riflettenti larvatamente “un paesaggio notturno e un cielo di giorno”».

*giornalista professionista, curatrice di mostre e eventi culturali

In foto, l’opera di Zanetti esposta al Pan