Cronaca e vita diventano letteratura. Con Emmanuel Carrère, uno dei più importanti scrittori europei contemporanei che giovedì 18 giugno alle 19 sarà a Napoli per presentare la sua nuova opera, Kolchoz (Adelphi).
Ne parlerà dialogando con il giornalista Francesco Raiola (Fanpage) da Foqus (Fondazione Quartieri Spagnoli). Seguirà firmacopie dei libri.
L’iniziativa, a cura di Feltrinelli Librerie in collaborazione con la Fondazione, offrirà l’occasione di approfondire l’opera di un autore che ha saputo ridefinire i confini tra narrativa, reportage, autobiografia e indagine storica, conquistando lettori in tutto il mondo. Ingresso libero fino a esaurimento posti.
In Kolchoz, Carrère indaga la complessità del Novecento, intrecciando storia personale e collettiva attraverso generazioni, ideologie e geografie. Grazie a uno stile lucido e coinvolgente, conduce chi legge un viaggio che parte dalle vicende della propria famiglia per mettere a fuoco grandi utopie e contraddizioni del secolo breve.
L’autore ripercorre la propria infanzia e alcuni momenti di memorabile beatitudine: quelli in cui, in occasione dei viaggi del padre, a lui e alle due sorelle minori era concesso di trasferirsi nella camera dei genitori. «Marina, che era la più piccola, dormiva nel lettone. Nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto. A questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. Ci piaceva da morire fare kolchoz».

In copertina, ritratto di Carrère (© Hélène Bamberger)
I tre fratelli, ormai adulti, ripeteranno quel rito nella camera di un hospice, raccogliendosi attorno alla madre per trascorrere con lei l’ultima notte della sua vita. Sarà proprio Emmanuel a chiuderle gli occhi; e poco dopo inizierà a scrivere il libro ispirato da queste memorie.
Un romanzo famigliare dove racconta come la mamma, Hélène Zourabichvili, povera e orgogliosa sia diventata la più influente storica francese dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino a venire eletta segretaria perpetua dell’Académie française.
È una struggente dichiarazione d’amore per una donna dura, autoritaria, avida di riconoscimenti accademici e mondani, ma anche coraggiosa, tenace, generosa, che il figlio trasforma in personaggio romanzesco.







