Negli anni sessanta, i nostri genitori insegnavano a noi giovani che bisognava parlare italiano perch parlare dialetto era volgare e se ti volevi affacciare nel nuovo mondo a quindici anni dalla fine della guerra, dovevi parlare perbene. Cos la nostra bella lingua, i nostri maestosi termini piano piano sono andati a scomparire, sostituiti da un linguaggio americanizzato, europeizzato.
Qualche esempio? “Va buono” sostituito dall’antipatico “ok”. Gi , questo “ok” sembra “Pretosino ogni menesta”, ci sta sempre in mezzo. Ma anche i detti napoletani stanno scomparendo. Ne ricordiamo alcuni prima che non se ne abbia più memoria. Liette astritto cucchete miezo oggi si dice “Va bene ci arrangiamo”. Amici e pariente nun ce accatt  e nun ce vennere niente (Da amici e parenti non comprare e non vendere niente).
E’ morta ‘a creatura, nun simme chiù cumpari (E’ morto il bimbo, non abbiamo più nulla in comune), valgono chiù l’uocchie che e schioppettate(colpiscono più gli occhi che le fucilate). I ciucci s’appiccicano e i varilli se scassano (gli asini litigano e i barili si rompono), dicette o pappice vicino a’ noce damme ‘o tiempo ca te sportoso (disse il tarlo alla noce dammi tempo perch riuscirò a perforarti), a Pulecenella o verono sulu quanno va in carrozza (a Pulcinella lo vedono solo quando va in carrozza), tiene o vacille d’oro e jette ‘o sangue arinte (non dare valore agli affetti e alle cose), ‘e pippe danne a pacchere ‘e tabbaccai ( persone che non valevano, hanno una rivalsa), a cuoppo cupo, poco pepe ce cape (nei contenitori piccoli, niente ci entra), mentre ‘a bella s’appripara, a brutta se marita (mentre la donna bella s’imbelletta, la brutta va in sposa).
Chi bello vo par, guai e pene adda pat (chi bello vuol sembrare, guai e pene deve soffrire), chi va pe’ chisti mare, chisti pesci piglia (per chi naviga strade cattive, ci sono brutte conseguenze), pe’ mmare nun ce stanno taverne (in mezzo al mare non ci sono rifugi), ‘a nava cammina e ‘a fava se coce (la nave cammina e la fava si cuoce, l’indifferenza del lasciar correre), se chiude ‘na porta e s’arape ‘nu portone (si chiude una porta e si apre un portone, l’essere ottimista), si trasute e sicco e te si mise e chiatto (entrare di fianco per poi allargarsi, comodi), amore verace, s’appiccica e po’ fa pace (quando l’amore è vero si litiga e poi si fa pace), vuò ‘o cocco amunnato ‘e buono (vuole il cocco bello e pulito, l’egoismo).
E allora, visto che è necessario un recupero di questi detti carichi di saggezza popolare, facciamo scendere in campo “Mazzarella”. Voi direte “E chi è?”. Mazzarella è un personaggio inventato. Secca, brutta, storta, ma con una grazia, una gentilezza piena di educazione, le persone che colloquiano con lei sono affascinati da tanta generosa disponibilit .
E’ specializzata in storia antica napoletana, spiega come è nata e come si è evoluta la nostra bella citt , inizia da Partenope a Neapolis, parla della Magna Grecia, degli spagnoli, arabi, francesi. E ci spiega anche perch la lingua di una delle citt  più belle del mondo, cantata e decantata da poeti e scrittori, si è imbastardita. E perch Napoli è stata spesso defraudata della sua bellezza e architettonicamente sventrata per interessi altrui.
«Napoli? Un museo a cielo aperto», afferma Mazzarella orgogliosa. Una citt  difficile da vivere, gestita male, con tanta cattiva educazione. La stanno distruggendo e spesso non è colpa dei politici, ma proprio di noi napoletani, maleducati e indifferenti a questo scempio. E a quegli pseudo uomini di cultura che sputano veleno velenoso sulla loro terra Mazzarella dice «Invece di infierire, di parlare a vanvera usando termini da grandi letterati falsi e ipocriti, incomprensibili per la gente semplice, fate qualcosa di concreto, scendete in piazza come si faceva una volta. Invece voi che fate? Vi sparate le pose dai vostri pulpiti Questa citt  fa schifo, i napoletani fanno schifo, sono la vergogna del mondo».
«Ma andate al quel paese se non avete il coraggio di lottare per il nostro mare, il nostro fuoco, la nostra terra. Emigrate, allora schifezze a Napoli gi  se ne vedono tante, non abbiamo bisogno pure di voi». Quando Mazzarella pronuncia queste parole si fa rossa in viso, le vene del suo esile collo si gonfiano. Lei, che è tutta storta, si raddrizza sul tronco del suo magrissimo corpo, sembra quasi diventare un gigante. Mazzarella non ha mai avuto un amore, un fidanzato. La sua unica passione è Napoli «E’ ‘a vita mia sta citt – sospira- mi è figlia e mamma. Pure pecch io so’ figlia d’ a Madonna e mai ho conosciuto chi mi ha partorita. “Chi tene mamma nun ghiagne, si dice. E a me ‘sti terre non mi hanno mai fatta piangere, mi fa piangere vederla soffrire per gli usi e gli abusi, perch, anche se non ci credete, Napoli tiene una anima , una grande anima. Voi siete lazzari a sputare addosso alla nostra anima, soprattutto perch sputate addosso alla vostra anima. Siete volgari, siete peggio di “vaiasse” pulite e ripulite. Parlate            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBSHAREBSLAVErBPSIGNMIDptkoi8uBBBBRTRIMeROWS pBtxxïïxxxxxxxxxxxxx italiano perfetto solo per atteggiarvi a uomini del gran sapere, ma cosa conoscete realmente? Niente, perch? Perch non siete niente. Sapete che vi dico? Se odiate questa citt , perch urbanisticamente è stata ferita nel suo ventre, andatevene. Se la odiate, perch è incivile e invivibile, andatevene. Se la odiate perch è contradditoria, pronta a prostituirsi, andatevene. Se la amate, andatevene lo stesso, ma difendetela a spada tratta, perch merita tutto il vostro rispetto».

Questa donna malaticcia esprime concetti importanti. Esorta il popolo, e in special modo tutti quelli che potrebbero avere il potere di cambiarla solo con le loro penne, a cambiarla davvero. Questa ragazza storta fa uscire dal suo petto tutto il dolore e la saggezza che solo Napoli può avere. Perch lei è Napoli, lei è la vera ribellione che potrebbe produrre una grande rinascita.

Come si diceva una volta, “Chi allucca, grande dolore sente”. E allora grida Mazzarella per Partenope sverginata e lasciata morire dissanguata sullo scoglio, urla tutto il tuo dolore. Per la Sirena regina e citt  di tutte le puttane del mondo, zittisci le malelingue inutili.
E Mazzarella ricorre ancora alla saggezza dei detti popolari «Se odiate tanto questo posto, andate a nascondervi negli abissi. Siete gente fatta “A pane e puparuoli” (superficiali). “Pesce e cannuccia” (creduloni e insignificanti), non servite a niente, avete sempre fatto “fronne, frunnelle e torze”, non avete mai buttato niente , in tutti i sensi, fate i “paraustielli”, inutili paragoni, falsi e ironici, pronunciate ” e parole co’ perettiello”, parole maliziose. Ma come si dice “Quanto ‘a jatta nun po’ arriv  a ‘o lardo dice ca fete”, vi incattivite perch i vostri obbiettivi non li raggiungete. Se siete dei perdenti, questa citt  cosa ci può fare?»
Brava, Mazzarella. Caccia tutto il fuoco che tieni dentro, fa rinsavire chi ti odia e ” fa debbete c’ a vocca” usurpando il nome di Napoli. Inonda di melma chi esce dalle “saittelle appilate”, gentaglia inutile. Fatti sentire da tutti, di’ di quando hanno ammazzato il tuo parlare, il tuo essere il dipinto del mondo. Non fidarti dei finti compagni. “E cumpagni, ‘o fuoco, a muntagna”.

Nell’immagine in alto, Napoli vista da Flavio Frulio

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