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Sarà forse una coincidenza. Ma la presentazione dell‘e-book di Barbara Napolitano dal titolo Raccontami. Anni di storie di foto si svolgerà a pochi giorni di distanza dalla terza edizione di EDI Global Forum, il principale forum dedicato all’innovazione nell’educazione museale e al ruolo delle istituzioni culturali nella società contemporanea, promosso a Napoli dalla Fondazione Morra Greco (18 – 20 marzo).
Coincidenza perché questo meeting globale parte da una domanda: “Come possiamo imparare a guardare le foto in modo critico?” ponendo come questione centrale il valore dello slow watching nell’era di un’ossessione: scrollare il telefonino senza tregua.
E la raccolta di testi dell’antropologa e regista napoletana è guidata dall’osservazione attenta, da un’ottica che intreccia fotografia, cinema, arte e vita quotidiana. Gli occhi inquadrano brani di realtà, la interpretano, restituendola a chi legge.
La presentazione del libro sarà ospitata domenica 22 marzo alle 1130, nel complesso monumentale di Santa Maria la Nova. Modera e introduce Giuseppe Reale. Intervengono: Donatella Gallone, Simona Iannaccone, Gianpaolo Russo. Conclude, Pasquale Giustiniani.
Tante le foto commentate, le sue, ma anche di altre/i. Ritraggono personaggi famosi e scorci di vita e migrazione, quella dei barconi di oggi e delle navi di ieri dove si affollavano meridionali che hanno poi scavato radici negli Usa e lì hanno impiantato famiglie e nuove generazioni.
Ma a proposito di famiglie, da questi appunti visivi emergono pure angoli di tempo e tradizione come quella dei fotografi ambulanti.
Scrive Barbara: «I fotografi ambulanti macinavano chilometri e chilometri, spesso sul dorso di muli, forniti di fondali dipinti, di un set formato dall’immancabile treppiedi e della macchina a chassis, per raggiungere paesini sperduti, a volte case sparse sulle colline, tra le montagne, in mezzo a distese di verde… pur di raggiungere papabili clienti. Questi clienti si presentavano in forma compatta: la famiglia intera riunita si premuniva di indossare l’abito della festa, posizionando le sedute in maniera tale da rispettare la formazione di “importanza” all’interno del gruppo; la faceva franca solo l’ultimo nato, che non reggendosi in piedi da solo finiva per trovarsi al centro in braccio alla madre».
Molte finite in archivi di ricerca universitaria (per esempio in quello del Centro dipartimentale per lo Studio della cultura popolare, dell’Università di Napoli Federico II ) permettono di indagare storie familiari, riti quotidiani e religiosi del profondo Sud. Come a Melfi, in Basilicata.
E a questo proposito l’autrice narra un aneddoto: un’insegnante elementare l’accompagna con sua collega antropologa da un’anziana parente che si riconosce on una gruppo familiare in festa per un battesimo. Quella bimba in fasce era lei. Che darà, poi, nomi a tutti i volti nella raccolta fotografica a lei mostrata, indicando persino l’identità del fotografo che l’aveva prodotta.

Dall’archivio di un fotografo ambulante


Dolcezza degli imprevisti nel lavoro antropologico ma Barbara non trascura la passione del cinema che affiora con volti antichi come quello di Elvira Notari che s’inserisce in questo diario, in occasione di una mostra organizzata al Pan.
«La prima regista italiana (nata a Salerno, all’anagrafe Maria Elvora Giuseppa Coda ndr) che ha, tra l’altro, esportato il proprio lavoro in tutto il mondo, prima che la censura fascista ne decretasse la fine, sua e di tutto quel cinema che si esprimeva con sottotitoli in lingua napoletana». Un’attività sviluppata con la “Dora film” fondata con marito Nicola, tecnico e produttore dei metraggi cinematografici.
Non finisce di sorprendere, questa raccolta di note che è intarsiata ugualmente da passeggiate all’estero: Barbara ci fa conoscere “Il museo dei cuori infranti”, a Zagabria, in Croazia, in una casetta dismessa di 10 stanze, in pieno centro storico. L’inventore del museo ha chiesto a chiunque ne abbia voglia, di lasciare un oggetto (accompagnato da documentazione allegata) testimonianza di una relazione finita.
Così le foto proposte dall’ebook rivelano un’umanità che conforta in un presente dilaniato dalla fretta del consumo. E la lentezza prevale su una velocità spesso spietata. Divoratrice di anime.

L’AUTRICE
Classe 1971, si avvicina fin da ragazza allo studio dell’antropologia per districare il suo complicato albero genealogico: nata a Napoli con un nonno filippino e una bisnonna sudamericana. Come regista il suo lavoro più conosciuto è legato alle dirette televisive dedicate a opere teatrali e liriche. Come regista teatrale e autrice mette in scena ‘Le metamorfosi di Nanni’, con protagonisti Lello Arena e Giovanni Block. Tra i libri, ‘Produzione televisiva’ (2014), invece, è dedicato al mondo della TV. Ha tenuto i blog ‘iltempoelafotografia’ e ‘il niminchialista cinematografico’ dedicati alla multimedialità.



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