Le recenti celebrazioni per il 150 anniversario dell’Unit  d’Italia hanno visto una partecipazione particolarmente sentita e calorosa da parte dei cittadini del Mezzogiorno, che hanno voluto manifestare in modo non formale un radicato e diffuso sentimento di partecipazione e di appartenenza alla patria comune, cos come una ferma opposizione a ogni tentativo di smembrarla, di colpirne l’unit  o stravolgerne la natura. Un sentimento che appare dunque agli antipodi da quelli prevalenti al tempo della spedizione garibaldina e della creazione del Regno unitario, verso le quali, com’è noto, la grande maggioranza dei meridionali manifestarono profonda avversione o, quanto meno, estraneit  e indifferenza, considerandole, per lo più, alla stregua di un’invasione straniera.
LA FINE DELL’ESILIO
L’odierno spirito di condivisione appare pienamente sentito dai membri della minuscola Comunit  Ebraica di Napoli, l’unica, tra le 21 presenti sul territorio Nazionale, a Sud di Roma (e alla quale fanno quindi riferimento anche i pochissimi ebrei delle altre regioni meridionali); per gli ebrei di Napoli, però, la ricorrenza assume un sapore particolare, in quanto ricorda loro non soltanto l’inizio dell’Unit  del Paese, ma anche il superamento di un esilio durato cinque secoli, e – col ritorno in una terra da cui i loro antenati erano stati forzatamente espulsi la conquista di un diritto di cittadinanza tanto a lungo negato.
Nel 1503, infatti, dopo la conquista di Granata e l’emanazione, nel 1492, del bando di espulsione degli ebrei dal Regno di Spagna, caduta la dinastia di Aragona (che era stata fondamentalmente tollerante nei confronti delle minoranze religiose), Napoli passò sotto il diretto dominio dei sovrani spagnoli, e le conseguenze, per la popolazione ebraica, non si fecero attendere. Nel 1506 re Ferdinando ordinò che tutti gli ebrei portassero sugli abiti un segno distintivo di colore rosso, e il 2 novembre 1510 – sotto la spinta di una violenta predicazione antigiudaica, promossa in primo luogo dalla Chiesa cattolica, tanto romana quanto locale – fu firmato, a Madrid, un primo bando di espulsione, in forza del quale dovettero abbandonare la citt  tutti gli israeliti, ad eccezione di coloro che fossero in grado di pagare ogni anno 3000 ducati alla casa reale (cosa che solo 200 famiglie furono in grado di fare). Nel 1515 il bando fu applicato anche agli ebrei convertiti (i cosiddetti cristiani novelli o neofiti, successivamente chiamati marrani), nel 1533 un editto (poi sospeso) ordinò agli israeliti di convertirsi o di partire entro sei mesi, nel 1535 la tassa per poter restare sal a 10.000 ducati e nel 1541, infine, tutti gli ebrei, anche i più facoltosi, furono definitivamente allontanati. Le cifre ufficiali (probabilmente esagerate) attestano di 30.000 persone espulse nel 1510, e di altre 42.000 nel 1541.
LA BANCA ROTSCHILD
Napoli e il Mezzogiorno, da quel momento, divennero cos judenrein’, e destinati a restarlo molto a lungo. Al di l  di un effimero “salvacondotto” concesso (per motivi di mero interesse economico), nel 1740, da Carlo III di Borbone, solo nel settembre del 1831 si ha notizia di otto israeliti residenti a Napoli, i quali usavano riunirsi in una camera dell’Albergo Croce di Malta (in Largo del Castello, attuale piazza Municipio), prestata da un negoziante polacco, di nome Mendel, per celebrare funzioni religiose. In seguito il minuscolo gruppo crebbe leggermente di numero e venne poi a beneficiare dell’appoggio della banca Rotschild uno dei membri dell’influente famiglia di finanzieri, Carlo Meyer, si trasfer personalmente a Napoli, aprendo una filiale del rinomato Istituto di credito ed eleggendo dimora in un lussuoso palazzo sul lungomare, l’attuale Villa Pignatelli acquistata dalla vedova di Sir Acton – ove una sala fu adibita ad oratorio.
IL REGNO D’ITALIA
Ma fu solo dopo solo dopo l’impresa di Garibaldi e la nascita del Regno d’Italia che l’associazione degli ebrei napoletani pot essere ufficializzata, sull’onda del nuovo clima laico e liberale che, sconfitto il clericalismo borbonico, alimentò la libera pratica del pluralismo religioso e culturale (gi  ufficialmente riconosciuto, nel Regno sabaudo, dallo Statuto Albertino del 1848), permettendo, anche a Napoli, l’apertura di templi di culti acattolici, quali oltre alla sinagoga – l’anglicano e il luterano. Nel dicembre 1861 fu redatto un "Progetto per la fondazione di una Comunit  Israelitica di Napoli" e fu aperta una sottoscrizione di fondi, con il duplice, dichiarato proposito di garantire ai fedeli un appropriato luogo di culto e di assicurare ai defunti una degna sepoltura, in uno spazio apposito, separato dai sepolcri cristiani.
Nel 1864 il progetto giunse a realizzazione, con l’inaugurazione ufficiale della Universit  Israelitica di Napoli, alla quale, il 28 ottobre 1900, appena tre mesi dopo l’assassinio di Umberto I, il nuovo sovrano, Vittorio Emanuele III, assegnò per decreto la natura di Ente Morale, affidando ad essa stessa il compito di redigere un progetto di Stat            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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        è  è         è  î         è î èî     è                          uto da sottoporre all’approvazione regia.
Nella prima met  del Novecento, la presenza degli ebrei nel tessuto civile, culturale e sociale della citt  appare particolarmente incisivo e vivace, dando un notevole contributo alla crescita e alla modernizzazione della citt , in svariati campi. Ricordiamo soltanto che Giorgio Ascarelli fu il primo Presidente, nel 1926, della Societ  Calcio Napoli, e contribu all’edificazione del primo stadio cittadino (la cui costruzione, iniziata dal Comune nel 1920, si era bloccata per difficolt  economiche), erogando all’Amministrazione municipale, nel 1925, un contributo finanziario. Lo stadio, andato distrutto durante la guerra (e poi sostituito dallo stadio Collana, al Vomero), fu perciò chiamato Ascarelli, e il quartiere in cui esso sorgeva porta ancora oggi tale nome. Il primo cinema della citt , funzionante fino alla prima guerra mondiale, fu aperto, nella Galleria Umberto I, da Mario Recanati, e un altro ebreo, di nome Soria, fu il titolare della prima sala di dattilografia, attiva, in via San Giacomo 4, dal 1890 al 1928. Nel campo culturale, ricordiamo i nomi di Augusto Graziani, titolare della Cattedra di Economia Politica presso l’Universit  di Napoli, del suo allievo Bruno Fo , di Aldo Finzi, Provveditore agli Studi per la Campania e docente universitario di matematica per chimici, di Azeglio e Giulio Bemporad, astronomi rinomati.
LE PROFESSIONI
Quanto alle attivit  professionali praticate, non è dato riscontrare particolari attitudini o predilezioni, atte a caratterizzare – cos come era avvenuto nei secoli del Medio Evo e del Rinascimento -, nel suo complesso, l’agglomerato ebraico partenopeo, il quale presenta dei caratteri tipicamente borghesi. Le attivit  lavorative svolte dagli ebrei napoletani nei primi decenni del secolo appaiono alquanto conformi, percentualmente, a quelle praticate dalle fasce medio-alte dei concittadini gentili. Molti si applicarono nel commercio, in svariati settori tessuti (Ascarelli, Del Monte, Fo ), cartoleria (Lattes), importazione di pesce (Pontecorboli), caffè (Abravanel, Naar), tappeti orientali (Modiano), apparecchiature e materiali per dentisti (Beraha), calze (Bivash), cravatte (Gattegno), maglierie (Benusiglio) ecc. Ci furono anchemolti impiegati, professionisti, insegnanti, commercianti, rappresentanti; pochi industriali, pochissimi proprietari terrieri. Unica netta differenza, la diffusione dell’analfabetismo, ancora molto estesa, ai primi del secolo, tra la popolazione generale, ma del tutto inesistente (in forza di una millenaria tradizione educativa) tra i membri del ‘popolo del libro’.
Superate le terribili prove imposte dalle leggi razziali (in forza delle quali, anche a Napoli , gli ebrei furono cacciati dalle scuole, dai pubblici uffici, dalle Universit ), dalla guerra e dalla Shoah (che inghiott quattordici membri della Comunit , fra cui due bambini di meno di un anno, Luciana Pacifici e Aldo Procaccia, oltre al piccolo Sergio De Simone, di madre ebrea e padre cattolico, battezzato, ucciso dai nazisti presso Amburgo dopo essere stato utilizzato come cavia per il loro esperimenti), l’ebraismo partenopeo si evolve lungo una doppia strada, di crescita per alcuni versi, di impoverimento per altri. Da una parte, infatti, spazzato via il perverso ingranaggio persecutorio razzista, Napoli riacquista in pieno la propria vocazione di apertura, pluralismo e tolleranza, e gli ebrei napoletani possono operare in un ambiente accogliente, nel quale le manifestazioni di antisemitismo appaiono pressoch completamente assenti.
CRESCITA CIVILE E CULTURALE
Dall’altra, però, la Comunit  ebraica va incontro – a seguito di partenze, assimilazione, matrimoni misti, scarsa natalit , e in assenza di consistenti immigrazioni (avendo preferito, la maggioranza degli ebrei europei in uscita dai propri Paesi, trasferirsi in Israele, o negli Stati Uniti) – a un costante depauperamento umano. Dal migliaio di ebrei residenti in citt  ai primi anni del secolo si è passati alle 534 anime censite alla fine del conflitto, per arrivare (dopo avere toccato un picco negativo’ di 150, alla fine del secolo) al paio di centinaia di iscritti del giorno d’oggi.
Tale tendenza decrescente, sul piano demografico, pare però essersi arrestata, e, soprattutto, è in atto un’evidente crescita sul piano civile e culturale, a seguito della quale la comunit  Ebraica diventa, di giorno in giorno, una presenza sempre più visibile e qualificata nel panorama cittadino, grazie all’impegno attivo di molti dei suoi membri, cos come all’interesse crescente di larghi strati della popolazione verso le tematiche ebraiche. Una crescita che appare coronata, da ultimo, dalla prestigiosa guida spirituale del nuovo Rabbino, l’infaticabile Professore Scialom Bahbout, Rettore della Touro University Rom, personalit  carismatica, che riesce a coniugare cosa non sempre facile la difesa dei valori religiosi e tradizionali con una grande apertura verso l’esterno, presentando l’ebraismo in molteplici conferenze, discussioni, incontri pubblici, ar            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBticoli a stampa, trasmissioni televisive ecc. – in modo dinamico e moderno, con semplicit  di linguaggio e grande cordialit  umana, cos da farlo apparire, sempre più, come una realt  non solo degna di rispetto, ma anche meritevole di attenzione, simpatia e maggiore conoscenza.

*autore di diversi saggi e libri sui diritti antichi e le istituzioni giuridiche ebraiche, tanto nel mondo antico quanto nell’et  moderna. Gi  Visiting Professor alla Hebrew University of Jerusalem, è Professore ordinario di Storia del diritto romano e di Diritti dell’antico Oriente mediterraneo all’Universit  di Salerno, docente incaricato all’Universit  “l’Orientale” e l’Accademia di Belle Arti di Napoli , nonch Affiliated Professor alla University of Haifa.

In foto, l’ingresso del campo di Terezin