«Questo libro racconta una realtà che corrisponde alla nostra, ma rovesciata nelle situazioni di genere, di potere e di tutte le conseguenze che ne derivano. Una storia dove la vittima è un uomo, e il potere, la violenza, la manipolazione sono nelle mani di una donna. Sì, dà fastidio, perché ci mette di fronte a qualcosa che “non dovrebbe succedere”. Perché leggiamo la notizia di un’aggressione a una donna e la nostra reazione è stanca, rassegnata, quasi automatica? Perché la cronaca ci scivola addosso finché non ci colpisce da vicino? Forse perché la cultura patriarcale ci ha insegnato che tutto questo è “normale”»:.
“Un mondo che odia gli uomini” di Giulia Crippa ci trasporta in una realtà quasi identica alla nostra – le città sono le stesse, le attività sociali sono simili alle nostre e la routine quotidiana scorre con la stessa normalità. Poi, però, si scopre che lo Stato ha introdotto una legge straordinaria: ogni donna può uccidere un uomo al mese, se percepisce un pericolo.
L’autrice narra la storia di Red, una giovane donna che si muove in questa società inquietante, distorta e allo stesso tempo, purtroppo, incredibilmente famigliare, seppur capovolta di segno. Red è una persona comune, con le sue ansie, passioni e fragilità, ed è proprio per questo motivo che la sua esperienza diventa un facile punto d’accesso emotivo per chi legge.
Questa affascinante e tragica distopia parla della violenza istituzionalizzata, perché la possibilità di uccidere è diventata ormai parte del sistema, ed è totalmente accettata dalla società. La violenza non è più l’eccezione: è diventata routine; nel lettore avviene quindi un cortocircuito emotivo, trovandosi a provare disagio per ciò che accade ma soprattutto per la normalità con cui accade. La società si adatta in fretta, troppo in fretta; è proprio questa adattabilità ad allarmare di più: la bestialità di una decisione così radicale è infatti profondamente indigesta.
Red attraversa questa realtà con uno sguardo lucido e spesso disincantato; la sua è una lenta presa di coscienza, che ha il suo apice nel momento in cui anche lei è chiamata ad uccidere. La protagonista deve imparare a vivere dentro un mondo moralmente ambiguo, senza porsi domande, senza sentirsi in colpa: ciò è possibile? Davvero l’essere umano riesce così in fretta a superare i codici etici più radicati?
“Un mondo che odia gli uomini” è nato per provocare una reazione forte nel lettore, per instillare domande scomode, per farlo riflettere su quanto sia ormai abituato alla violenza tanto da lasciare che certi episodi di brutalità passino sotto traccia. È un romanzo che si muove sul filo della provocazione ma lo fa con uno sguardo umano, quotidiano, dolorosamente vicino alla nostra esperienza. (Michela Rameni)
In vendita anche su amazon







