Piazza Municipio/ Tre anni fa veniva ucciso il giovane musicista Giovanbattista Cutolo. La madre Daniela Di Maggio: «Il mandante del suo omicidio è questa società dall’ego ipertrofico, pettinato e impomatato»

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Due toccanti momenti della commemorazione. In copertina l’intervento di Daniela Di Maggio. Qui sopra, la mamma di Giogiò con Manfredi, Fico, Piantedosi e Di Bari

«Guagliù, più nero della mezzanotte non può venì, può solo uscire il sole adesso». Era la frase che Giovanbattista Cutolo, il giovane musicista (che aveva scelto come strumento il corno francese accanto al piano, lui genio dall’orecchio assoluto) assassinato il 23 agosto 2023, diceva agli amici per rincuorarli e sono anche le parole con cui la madre, Daniela Di Maggio conclude il suo commovente intervento, stamattina, alla cerimonia in memoria di quel giovane napoletano coraggioso, ucciso per proteggere un amico durante una rissa, colpito da un minorenne armato.
Daniela è una donna forte e determinata, fulminata dalla maledizione di vedere il suo ragazzo, talentuoso artista, in una cella frigorifera di un obitorio.
Racconta quelle terribili sequenze dello choc in cui sprofonda quando la mattina un poliziotto la chiama al telefono sotto il suo palazzo, sale e l’avverte che suo figlio non c’è più perché è scoppiata una rissa. Mentre lei continua a ripetere: «Ma che c’entra la pistola con Giogiò?».
Daniela rimette insieme quei tragici frammenti di dolore dopo aver citato, davanti a un pubblico numeroso, un verbo dantesco (dal nono canto del Paradiso) intuare che è molto più di immedesimarsi: significa penetrare in te, leggere nei tuoi pensieri, entrare dentro la persona e vivere tutto quello che lei vive.
Così prosegue con la tragica visione del figlio in una cella frigorifera dell’obitorio e di lei stessa che gli soffia addossa piangendo: «Giogiò respira, apri gli occhi. Svegliati». Ed è invasa dall’impotenza mentre giura da mamma che gli renderà giustizia.
Accorata, Daniela non fa sconti a nessuno: il mandante dell’omicidio di mio figlio, spiega, è questa maledetta società che non mette più cura in niente, dove esiste solo un ego ipertrofico, pettinato e impomatato. In un mondo di vigliacchi, mio figlio ha insegnato che cosa è il coraggioCi ha insegnato cosa è il noi.
E lancia un appello a tutte le istituzioni presenti (sindaco, prefetto, presidente della regione, ministro dell’Interno): iniziamo a cambiare i nomi nelle città che portano i nomi di gente che ha scritto leggi razziali, che ha vissuto il ventennio fascista. Piazzale Tecchio chiamiamolo piazzale GiovanBattista Cutolo.
Da qui riparte il noi che ha ridisegnato Giogiò con il suo gesto generoso. La mattinata è intensa, tra deposizione di fiori, Inno di Mameli, la splendida canzone Hallelujah, del poeta e cantautore canadese, Leonard Cohen e le note toccanti di  Bach nella trascrizione per quartetto di fiati dello stesso Giovanbattista Cutolo eseguita dagli allievi del conservatorio di San Pietro a Majella che lui frequentava.
Tutto questo lì, in Piazza Municipio, un presidio di memoria che ci trasformi finalmente in una società altruista.

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