La figura del ladro gentiluomo, in qualsiasi epoca storica abbia condotto una brillante vita fuori dagli schemi, suscita immediata simpatia ed empatia. Si ammira l’abilità di ideare sottili trame di inganno finalizzate alla sottrazione di gioielli e danaro senza ricorrere alla violenza, si apprezza la fantasia nell’inscenare uno stile di vita, titoli nobiliari e altolocate relazioni personali volte a carpire la fiducia delle prede accuratamente individuate e l’artistica tessitura della ragnatela grazie a un turbinio di balli, feste, ricevimenti ed eventi mondani in cui l’aristocrazia fa mostra di sé lasciando intendere guadagni facili e opportunità di sicuro successo.
L’affascinante William Devereux, il protagonista maschile che affianca una intelligente e bella Hannah Cole, nel romanzo Intrighi e bugie a Piccadilly scritto da Laura Sheperd-Robinson, tradotto da Alessandro Zabini e da poco pubblicato da Neri Pozza non è da meno: si presenta sulla scena per abbagliare, convincere, persuadere, sedurre e rubare.
Una gustosa trama in epoca georgiana, il romanzo è ambientato nella Londra del 1749, in cui l’autrice si sofferma su un soggetto che, nelle sue ricerche storiche, brilla per assenza, le donne che conducevano un’attività d’impresa, un punto di osservazione approfondito nella nota storica: «Nella Londra georgiana le donne erano proprietarie del dieci per cento, all’incirca, delle attività commerciali elencate negli annuari: un numero sorprendentemente elevato. Le commercianti erano per la maggior parte vedove , oppure sposate, giacché l’usanza della feme sole consentiva alle mogli di commerciare come se fossero nubili. Naturalmente molte altre donne affiancavano mariti, padri, fratelli e figli nelle attività di famiglia. Le commercianti e le artigiane vedove e nubili dovevano affrontare ostacoli significativi: barriere finanziarie, vincoli legali e ostilità».
Dunque un romanzo in costume con un taglio di storia economica? Sarebbe riduttivo. Chi legge assapora un vortice di colpi di scena propri di un romanzo giallo in cui le voci narranti dei protagonisti si alternano suscitando suggestioni contrastanti, si procede nella scoperta degli accadimenti e dei moti dell’animo dei personaggi sospinti a parteggiare ora per l’uno ora per l’altra. Hannah Cole è una ingenua e sprovveduta vedova facile da sedurre e abbindolare?
William Devereux è un affascinante tombeur de femmes senza scrupoli? Niente spoiler. Soffermiamoci, piuttosto, su una originale – quanto provocatoria – considerazione: «A quanto pare il gelato era un prodotto femminista!» che scaturisce dall’aver scelto per la protagonista l’attività di pasticciera che si cimenta in un’innovazione, la preparazione del gelato.
La prima associazione d’idee che mi si è fatta strada tra i pensieri è stata far risuonare la strofa della canzone di Giorgio Gaber «Fare il bagno nella vasca è di destra/Far la doccia invece è di sinistra» tratta dalla canzone Destra-Sinistra della metà degli anni Novanta.
Se il gelato è femminista il pasticcino è maschilista? No, al di là di quello che può apparire come uno scherzo l’affermazione dell’autrice nasce da un’analisi sociale, il gelato attirava frotte di golosi incuriositi che gustavano la prelibatezza trattenendosi nelle carrozze in sosta sulla strada consentendo l’impensabile: la pubblica frequentazione di uomini e donne.
Hannah Cole matura le scelte che le sconvolgono la vita per ribellarsi alle regole sociali che la vedono soccombente, benché erede della pasticceria fondata dal nonno e trasferitale dal padre rischia di perderla per le decisioni del marito poiché, anche se il diritto accordava alle donne la possibilità di conservare con il matrimonio la proprietà di beni e finanze padri, fratelli e mariti tendevano a ricorrere agli organi di giustizia attraverso la corruttela rendendo la difesa delle titolari dei diritti contestati molto difficile.
Cosa, ahinoi nota, per sopravvivere a un modello sociale nel quale alle donne si impone sottomissione non v’è scelta al di fuori della disobbedienza: «Mi sforzai di sorridere come piace agli uomini intelligenti: supplichevole e deferente nei confronti delle loro conoscenze», in verità trovo assai generosa l’affermazione, per parte mia toglierei Intelligenti poiché l’atteggiamento descritto non si attaglia esclusivamente a quella categoria ricomprendendo anche quelli sprovvisti di spiccate doti intellettive.
Sheperd-Robinson costruisce una figura femminile che, dotata di acume e arguzia, può contare solo sulla propria intraprendenza per cavarsi d’impaccio da una situazione che rischia di precipitare verso la tragedia, nel farlo si interroga sulla sacrificabilità del valore dei sentimenti e dei legami: «Era questo l’amore? Attribuire tanta importanza alle opinioni di un uomo?».
Una lettura piacevolissima, uno stile narrativo fluido e coinvolgente condito da dialoghi ficcanti e caratterizzazione dei personaggi ben strutturata accompagnata da descrizioni puntuali del paesaggio, della moda e delle consuetudini sociali che sfocia in un finale inaspettato. Hannah Cole non si lascia prostrare senza combattere, ricorre a tutte le sue risorse per sopravvivere in un mondo nel quale le leve di potere sono saldamente detenute da mani maschili a cui sono consentite trasgressioni, ambiguità e peccati severamente sanzionati se commessi da donne.
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IL LIBRO
Laura Sheperd-Robinson,
Intrighi e bugie a Piccadilly
Neri Pozza
Traduzione di Alessandro Zabini
Pagine 334
euro 20
L’AUTRICE
Laura Shepherd-Robinson è nata a Bristol nel 1976. Dopo una laurea in Scienze politiche all’Università di Bristol e un master in Teoria politica alla London School of Economics, ha lavorato in politica per quasi vent’anni prima di dedicarsi alla scrittura. Con Mercanti di sangue (Neri Pozza 2022) ha vinto lo Historical Writers’ Association Debut Crown Award. Per Neri Pozza sono usciti anche Figlie della notte (2021) e Il quadrato dei sette (2023).






