Raffaele, parroco alla chiesa di Santa Maria alla Sanit , il fratello Giuseppe, il boss del clan nello stesso rione, Assuntina la perpetua sono i protagonisti di “Questioni di sangue” romanzo di Annavera Viva edito da “Homo scrivens” (pp. 219, euro 14). un giallo denso di analisi psicologiche di alcuni personaggi che caratterizzano il quartiere Sanit  a Napoli. La citt  ha avuto uno sviluppo urbanistico a macchia di leopardo. Il napoletano è legato da forti affetti al quartiere in cui è nato o in cui vive. I quartieri del centro storico hanno in comune il gioco del lotto, il culto per San Gennaro e per la Madonna dell’Arco, la passione da tifosi per il Napoli. Fanno eccezione un paio di quartieri, vere periferie della citt , in cui al gioco del lotto uniscono la passione per il burraco e fichetti e fichette fanno il tifo per la Juve Roma Milan per la presenza in squadra di fichi sex con cui sognano di giacere al loro fianco.

La scrittrice descrive la Sanit  da sociologa e rappresenta i tanti personaggi della storia nella loro realt  quotidiana e nei loro mestieri che come è noto vengono esercitati nei “bassi” e davanti sulla strada.

Il “basso”, composto da uno o due vani spesso soppalcati, ha la porta aperta segno di ospitalit .

Il dottore che cura le ferite dei delinquenti del quartiere, il poliziotto o zuzzus e cravattaro, la bella Nennella a frangese fidanzata con Genna’ detto o nsisto gestore di una bisca celata nel suo bar, Skizzo il ragazzo bello del rione e bravo col computer,
don Pepp (Giuseppe) amante della colta lettura vedovo di Donna Maria seppellita come una regina dopo un funerale con otto pariglie di cavalli addobbati con finimenti dorati e un’orchestra di venti elementi sposa Maddalena vedova di uno ammazzato per strada, Assuntina bassa grassottella operosa saggia dotata di sintesi e concreta saggezza popolare eccellente cuoca, Anna affascinante colta ricca di Posillipo definita cretina come una gallina da Amalia sorella del poliziotto e mamma piovra del timido Federico, Massimiliano il manichino avvocato ex fidanzato di Anna figlia di Roberto borioso docente di medicina, Rosetta la prostituta, l’ispettore di polizia Vitiello, i due ceffi l’alto e il basso, Carmela la contrabbandiera di sigarette, Pinuccia la sarta, Salvatore Esposito l’ambulante, il fornaio, l’accattone dalla dizione colta e forbita, Pinuccio Esposito contrabbandiere in pensione cultore di riviste pornografiche guardone reticente, padre Casimiro di Santa Maria del Parto.

In certi ambienti e tra i tifosi i nomignoli non sempre pregevoli caratterizzano i personaggi più noti. Bruscolotti pale e fierre, Castellini giaguaro, Altafini core ingrato, Sivori el cabezon, Renica o scellone.

La moltitudine di personaggi presentati in scena con una sapiente regia narrativa fa pensare alla classica commedia napoletana firmata da autori di fama mondiale. Ognuno ha un ruolo importante nell’intreccio narrativo. Il lettore è coinvolto da padre Raffae’, parroco detective coadiuvato da Assunti’ intrigante ma perch nel quartiere si sa tutto di tutti, molto affettuosa Don Raffae’, che qua non vi possiamo perdere.

stato ammazzato un noto personaggio che ognuno del quartiere desiderava fortemente vedè scula.

Il quartiere non perde l’occasione per giocare al lotto i numeri corrispondenti alla figura dell’estinto
l’omm’ e niente, il morto ammazzato, il coltello o lo strozzino (cravattaro) il morto ammazzato i soldi.
Viene accusato un innocente che come tanti ha precedenti penali e sopravvive con traffici illeciti. Ma i probabili assassini non sono solo appartenenti alla zona. La ferocia esplode se attivata da giuste ragioni.
La canonica diventa luogo sacro alla liberazione dell’innocente e alla ricerca dell’assassino. Assuntina con arguzia esprime la definizione del luogo. «Credo che questa canonica non abbia mai visto una confusione simile, Don Raffae’. Ma credo pure che non abbia mai visto un prete bravo come voi».
Sono attivi anche nell’organizzare un corso di informatica per i ragazzi che sono spesso ospiti per vedere le partite più importanti del Napoli mangiando a saziet  le tante pietanze preparate con gioia dalla brava Assunti’.
Nella canonica si ascolta musica classica, si ode il canto da baritono di Raffaele alto e muscoloso, non si respira incenso e polvere ma profumi di piccoli polipetti adagiati in salsa rossa con un bel vermicello, caffè e frolle, fiorilli fritti, sartù di riso con melanzane e provola, un gattò di patate che parla da solo.
Raffae’ ammira sensualit , forme piene e sode, bocca carnosa, la bellezza della donna creazione divina.

La scrittrice leccese (ma napoletana di adozione) illumina la Sanit , quartiere nato per guarire, dotato all’origine di verde e sorgenti fu luogo del lazzaretto e di fosse comuni.
Ha ora architetture nobili. Vi è nato Totò e ha ispirato Eduardo. Ritenuto un quartiere malfamato non è frequentato n dai napoletani delle altre zone n dai turisti.
Eppure si possono gustare la migliore pizza con scarola, ostr            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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In Raffae’ e Peppi’ vi è la l’immagine di Napoli citt -donna colta romantica e dotata di forza caratteriale.
F. Costa e M. Morandini definiscono questo romanzo un debutto folgorante, è nata una nuova scrittrice. La Sanit , umanamente vivace e misterioso, è da visitare.

LE PRESENTAZIONI

Il libro sar  presentato il 6 maggio alle 18 alla libreria Ubik di Napoli in via Benedetto Croce 28. Con l’autrice intervengono Enza Alfano e Rosalia De Cicco. E poi il 9 maggio alle 19 al Salone del Libro di Torino, in Sala Avorio, nell’ambito dello spazio Voci rosa per il giallo, – Proposte degli espositori, a cura di Homo Scrivens, Annavera Viva si confronta con Andrea Borla, Fabrizio Fulio Bragoni, Giancarlo Marino, Aldo Putignano e Serena Venditto.

Viva Impossibile sentirsi soli a Napoli

Ne parliamo con l’autrice.
Come nasce la conoscenza dettagliata di un quartiere ritenuto malfamato non essendo lei napoletana?
Nasce casualmente, mi ci sono ritrovata occasionalmente per motivi di lavoro negli scorsi anni e l’ho trovata immediatamente suggestiva, carica di umori, di passione e di leggende. Ma il vero gancio, quello che poi mi ha spinto ad approfondire la sua conoscenza sempre di più, è stato entrare un giorno nella basilica di Santa Maria, ricordo che il primo pensiero fu ” qui dentro ci manca solo il malato di peste”.
Ne rimasi impressionata, in qualche modo, in quel posto, il tempo sembrava non essere passato sovrapponendosi agli altri tempi ma, tutte le epoche parevano convivere su uno stesso piano. Cosa potevo trovare di più affascinante?

Lei proviene da una terra, la Puglia, in cui l’ospitalit  è sacra in quanto tale selettiva come si trova a Napoli il cui popolo ha il cuore in mano , facile a far amicizia?
una delle qualit  che apprezzo di più, perch non è semplicemente una particolare capacit  ad aprirsi al prossimo, ma è un atteggiamento di mutuo soccorso, una disponibilit  concreta, un prendersi realmente a cuore i problemi degli altri. A chi non è abituato all’inizio può sembrare una forma d’invadenza e, invece, è partecipazione pura. impossibile sentirsi soli a Napoli, questa è la meraviglia.

In una citt  caotica e piena di contraddizioni, cosa trova interessante e piacevole e invece quali sono i motivi che costringono ad andare via e non tornare mai più.
Quello che i ha di magnifico questo popolo è che ovunque io mi giri sento un fermento che non ha pari in nessun altro luogo. Ovunque c’è qualcuno che fa musica, teatro, letteratura. Ovunque c’è un amore e una propositivit  culturale e intellettuale che coinvolge e che stimola.
E questo, che a mio modesto avviso è il più grande obiettivo a cui una societ  deve tendere, noi c’è l’abbiamo gi .
Possiamo migliorarci in tante altre cose sicuramente, ma l’obiettivo principe qui è raggiunto, prima degli altri e meglio di chiunque altro. E non è un caso infatti se qui c’è il maggior numero di scrittori rispetto al resto d’Italia. L’aria stessa che respiriamo ci spinge tutti verso la creativit  e questo è un pregio inestimabile che compensa largamente tutto il resto.
Perch se c’è qualcosa che distingue gli uomini da tutte le altre specie viventi non è l’abilit  nel creare cose o strumenti sempre più sofisticati utili alla sopravvivenza, perchè tutte le specie tendono a questo, a evolvere e quindi a migliorare le possibilit  di sopravvivere, e molte di loro, a dargli il tempo potrebbero arrivare ad un evoluzione simile alla nostra.
Quello che ci distingue da tutti , invece, l’espressione più alta dell’intelletto umano è proprio la capacit  di creare cose che non servono a alla sopravvivenza della specie, che sono perfettamente inutili a questo scopo, perch di un quadro, di un libro, della musica, potremmo farne tranquillamente a meno e sopravviveremmo ugualmente.

Ed ecco dove l’uomo è diverso, lui non vuole sopravvivere, ma vivere. Ed è questo che da alla vita una dignit  e una bellezza senza pari.
E questo il tratto nobile della razza umana. questa la vera civilt . E qui, a Napoli, ne abbiamo in abbondanza.
E la negativit ?
Di contro il tratto che mi ha colpito di più in negativo è la facilit  con cui ci si rassegna, le persone si lamentano si, ma non vi è mai una vera e propria ribellione verso le condizioni in cui spesso ci costringono a vivere. Come se mancasse un vero senso d’indignazione o come se, quest’indignazione, non si traducesse mai in una concreta presa di posizione.

Il prossimo romanzo?
praticamente quasi ultimato e ritroveremo Padre Raffaele coinvolto in un nuovo delitto , insieme all’inseparabile Assuntina e con la lunga mano di Peppino che continua a sovrastare la Sanit .

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