5 domande per Napoli. Proseguiamo con la nostra rubrica di approfondimento. Obiettivo: determinare un quadro di idee, analisi, contributi, dubbi, proposte, di autorevoli commentatori in uno spirito di coraggio, umiltà e compartecipazione, a servizio della città a venire. Ne parliamo con Angela Tecce, presidente della Fondazione Donnaregina – Museo Madre.

Qui sopra, Angela Tecce. In alto, il Museo Madre


1)Napoli è tra più fuochi: un avamposto contro l’autonomia differenziata avanzata dalle Regioni del Nord, una città alla ricerca di un’identità perduta tra le tante “anime” del Mezzogiorno ed un capoluogo che non accetta fino in fondo la sfida nell’ambito dei paesi del Mediterraneo. Avere un’idea di città significa avere un’idea di futuro. Quale la tua?
Per me l’identità di Napoli è riconoscibile, pur tra contraddizioni e alternanze, ed è il suo essere città d’arte. Vocazione storicamente data ma oggi, direi inevitabile, l’unica percorribile dopo la distruzione, a parte poche luminose eccezioni, di un reale tessuto industriale, imprenditoriale e produttivo. Il vero nodo da sciogliere comunque, dietro l’ormai generica definizione di città d’arte, è quello di scegliere strategie coordinate e coerenti con una visione che comprenda qualità, bellezza ed economia.
2)L’esigenza di una piattaforma programmatica propositiva, di medio-lungo periodo, non necessariamente in contrapposizione alle città del Nord, è più che una necessità per Napoli e per il Sud. Questa scelta impone un dialogo pressante con i Governi, qualsiasi essi siano, per un capoluogo che conti e non solo racconti. Il dialogo istituzionale è positivo sempre e comunque oppure deve passare prima per una rottura traumatica, viste le tante “sottrazioni” a cui gli esecutivi nazionali ci hanno tristemente abituati?
Nella risposta precedente ho usato termini come strategia, visione ed è evidente che in essi è compresa un’idea di buona politica che non può prescindere dalla necessaria sinergia tra governo centrale e organi periferici. Parlo dunque di coordinamento e non certo di rotture, tale che dia sempre a Napoli il ruolo di primo piano che le spetta nella definizione del panorama culturale italiano.
3)Le categorie sociali e economiche di Napoli molto spesso disegnano “separatamente” il destino dei cittadini, ognuno con la presunzione della conoscenza che diventa verità assoluta e non riproducibile da tutti gli altri. Il dialogo, la sintesi, una comunità di interessi, tra i soggetti sociali della nostra città sono possibili o ci dobbiamo rassegnare per sempre?
La nostra città ha sempre espresso voci dissonanti e poco riconducibili a soluzioni unitarie. Le cause, che sono anche da attribuire alle forti contraddizioni esistenti a livello sociale e ideologico, rendono il dialogo solo un’utopia egualitaria se non vengono poste prima le basi di un vivere civile ed equo e questo non può che venire da programmazioni strategiche di chi governa a livello centrale e da Regione e Comune.
4)Dopo il Covid – 19 è cambiato il mondo e le città non potranno restare a guardare. Secondo te, Napoli in quale miglior modo può reagire, quale terreno deve principalmente recuperare per non “perdersi” definitivamente?
La mia idea è quella di partire o ripartire da quanto abbiamo: storia, bellezza, tradizione. In realtà c’è già tutto: musei di arte antica e contemporanea, come il Madre, siti archeologici di vocazione internazionale, un tessuto di monumenti ricchissimo, le isole, il territorio costiero, l’artigianato e tanto altro, il problema è metterli a sistema.
5)La partecipazione è un elemento di valore e dovrebbe riguardare la politica, ma anche e soprattutto l’ambito sociale e culturale, ma troppo spesso evoca scenari senza sporcarsi le mani. Napoli ha bisogno di un orizzonte ma anche di certezze amministrative e comportamentali. Al futuro ci si arriva con atti concreti, costanti e duraturi. Da dove si comincia per allargare la base democratica in città 
E’ una domanda che contiene già la risposta: è la buona politica che programma e attua quelle certezze e quella stabilità sociale imprescindibili per il vivere civile.
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