Il comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) con deliberazione dell’8 maggio 2009 ha introdotto i criteri di selezione e perimetrazione delle zone franche urbane e ripartito le relative risorse. Si tratta di un’area in cui si prevedono incentivi e agevolazioni fiscali e previdenziali a favore delle nuove attivit  economiche.

Dopo un lungo iter sono state scelte 22 macro-aree su cui allocarvi le Zfu in altrettanti Comuni, 18 delle quali al Sud e una di esse a Napoli est.

Il ministero dello sviluppo eonomico e il Comune di Napoli assessorato allo sviluppo hanno sottoscritto, il 28 ottobre scorso, un “Contratto di zona franca urbana” contenente un Protocollo per l’attuazione e valorizzazione delle Zfu, assegnando al Comune di Napoli euro 6.463.854 (3.233.564 per il 2008 e 3.230.290 per il 2009).

Le piccole e medie imprese che iniziano, nel periodo compreso tra il 1 gennaio 2008 e il 31 dicembre 2012, una nuova attivit  economica in parte dei quartieri di Mercato, Zona Industriale, Barra e San Giovanni a Teduccio fruiranno dell’esenzione dalle imposte sui redditi, dall’Irap, dall’Ici e l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali.

Questa era l’impostazione iniziale che caratterizzava le Zfu. Ma salvo poi a scoprire che il decreto legge 30 dicembre 2009, n. 194 (decreto milleproroghe), attualmente in discussione in Parlamento, sta cambiando le carte in tavola, tentando di svuotare i contenuti iniziali del provvedimento.

Infatti, quest’ultimo sostituirebbe all’esenzione fiscale e contributiva, attuata sulla base di meccanismi automatici e gestita dall’agenzia delle entrate, un contributo erogato direttamente dai Comuni e sulla base di procedure valutative che riguarderebbero solo l’ICI e gli eventuali contributi previdenziali versati per i lavoratori dipendenti.

I rischi maggiori condurrebbero ad una fiscalit  di vantaggio per le imprese gi  esistenti, gi  strutturate e con una solidit  patrimoniale, scoraggiando e deprimendo la nascita di piccole e medie imprese di nuova creazione.

La considerazione più evidente riguarda la disincentivazione della nascita di micro imprese, soprattutto giovanili, poich il clima economico sfiducia investimenti e creazione di occupazione, non rilanciando il sistema delle imprese locali che potrebbero rinnovare logistica, know-how, rischiare risorse proprie e produrre innovazione per fronteggiare la competitivit .

Non incoraggia neppure la previsione contenuta in finanziaria, ridotta ed incerta.

Allora sarebbe meglio mettere a sistema quello che esiste. A partire dal consolidato Polo High Tech di Napoli est composto da 25 piccole e medie aziende, occupando 3.000 lavoratori con un fatturato annuo di circa 400 milioni di euro e puntare sul Centro Servizi Incubatore per piccole e micro imprese creative e innovative, gi  funzionante.

Immaginando il prossimo futuro va detto che Napoli è stata scelta come sede della 63 edizione dello Iac (International Astronautical Congress), detto anche Expo dello Spazio, nel 2012.
Cinquemila tra delegati delle varie agenzie spaziali internazionali, docenti universitari, uomini di stato e delle aziende del comparto High Tech che potrebbero trovare come location naturale proprio la zona orientale che faticosamente sta scommettendo sulla ricerca e l’innovazione tecnologica.

Le zone franche urbane, cos svuotate, potrebbero non rappresentare occasioni di sviluppo ma favorire un processo assistenziale, al più consolidando settori commerciali di nicchia e di poca valenza strategica.

Meglio sarebbe puntare su una rinnovata vocazione di un territorio, quello orientale, a oggi fulgido esempio di cimitero post-industriale, che vuole scommettere su un modello industriale integrato, rispettoso dell’ambiente e con competenze e specializzazioni che guardino sempre più all’innovazione dei processi e dei prodotti.

Nella foto, il comune di Napoli

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