“Quando non sai cos’ è, allora è jazz”
Alessandro Baricco

Lucio Salzano, a palazzo Venezia nel cuore di Napoli. Il poliedrico artista (in equilibrio tra teatro, musica e pittura) ha inaugurato la sua nuova personale prorogata fino al 28 ottobre.


Non ci sono limiti alle infinite espressioni dell’uomo,  che invece si nutre della contaminazioni di queste, rifugia da ogni catalogazione, ogni tentativo di omologazione non fa altro che alimentare la sua verve creativa. Come una spugna assorbe tutto ciò che lo circonda per poi gettarlo fuori senza regole prefissate.
In mostra troviamo opere che ripercorrono la carriera dell’autore, una ricerca iniziata negli anni ottanta che affronta oggi in maniera particolare l’ultimo periodo che stiamo vivendo.
Paesaggi interrotti è il titolo dell’esposizione, interrotti come ci sentiamo noi tutti, come lo sono le nostre vite ora che ci troviamo di fronte a qualcosa che per molti somiglia alla fine del mondo.
Due opere, in particolare, colpiscono l’ attenzione, opere che riprendono tra l’altro il titolo della mostra. In questi lavori si coglie una sofferenza particolare, come di opere incomplete, lasciate per forza di cose, campane suonate a dare un allarme, corse improvvise come certi personaggi di Beppe Fenoglio e strappi che vengono direttamente dalle più atroci disavventure umane.
Sono due piccoli gioielli che raccontano quanto tutto questo periodo ci stia cambiando, quanto tutto sia già cambiato e noi nemmeno ce ne rendiamo conto. Allora stiamo lì, come certi altri lavori di Lucio , a guardare un orizzonte incerto fatto soprattutto di colori e forme, rossi che paiono vulcani e verdi che richiamano isole. Ma sono tutto e niente, sono i nostri ricordi, le nostre aspettative, che da sempre uccidono più di certi virus che ci raccontano.


Sono paesaggi incerti, onirici, velati, come dietro una tenda, a ricordarci che forse il mondo è a portata di mano, basta volerlo. Magari però invece ci raccontano il contrario dei sogni, e quelle tende velate stanno li a proteggerci da un mondo che non ci appartiene più, che tenta in tutti i modi di ribellarci o di avvertirci, come certi denti o bocche minacciose.
Sono così i lavori di Lucio Salzano, pastelli a olio su carte e cartoni, graffiati e colorati , ricchi di sfumature come solo la vita sa essere. Sembrano improvvisati così come certi titoli di pezzi jazz : Blue Sky, Energy of City, Black for you, Red for Red. Non sono nomi di brani, sono evocazioni , richiami a mondi sommersi e luoghi dell’anima.
Suggestioni che rimandano a situazioni e soluzioni che cerchiamo da tutta una vita, momenti interrotti come la mostra, come le opere, come questo nostro 2020. Eppure nonostante il peso che ci portiamo dentro, che si portano dentro questi lavori quello che appare ai nostri occhi è una leggerezza data dal gesto pittorico, tutto sembra spontaneo e veloce, improvvisato.

Ma è solo un trucco, perché gli artisti si sa, mentono e si divertono a mentire, costruiscono oniriche attese e paesaggi sognati solo per ricordarci che qualora dovessero esistere altre dimensioni di spazio e tempo, create a immagine e somiglianza dell’uomo artista, queste sarebbero comunque influenzate dal reale che ci circonda, dalla tremenda e improvvisa emergenza pandemica di questi mesi.
L’arte è finzione, l’arte è nascondiglio, l’arte è specchio. Sta a noi, mai come questa volta e in questa mostra scegliere cosa può essere. L’artista Lucio Salzano ci lascia libero arbitrio.
Io, per quanto posso e voglio, metto le cuffie, faccio partire un pezzo di Miles Davis e provo a perdermi negli infiniti paesaggi dell’anima di Lucio Salzano, che la realtà, fuori Palazzo Venezia, lascia a desiderare.
©Riproduzione riservata 

In pagina, alcune delle opere esposte


Per saperne di più
Lucio Salzano
Paesaggi interrotti
fino al 21 ottobre
Palazzo Venezia via Benedetto Croce 19 
palazzovenezianapoli@gmail.com

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