Le disobbedienti/La femminilità è una trappola: Simone de Beuvoir s’interroga sull’emancipazione delle donne. L’attualità delle sue riflessioni, 70 anni dopo

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Simone de Beauvoir nel 1950,
public domain

«Si dà per scontato che essendo uomo sia sempre nel giusto e che sia io ad avere torto. È lui a rappresentare il tipo umano ideale. E tutto ciò che differenzia la donna viene denigrato, considerato un difetto».
Era il 1947 quando su Vogue apparve “Femminity, the trap” di Simone de Beauvoir, magma di pensieri, osservazioni, convincimenti e idee che, sviluppandosi, darà vita, in un paio d’anni al più corposo, sistemico e strutturato “Il secondo sesso”.
L’articolo, pubblicato dalla famosa rivista americana, lo troviamo nelle prima pagine del volume de L’orma editore “La femminilità, una trappola. Scritti inediti 1927-1983”.
La raccolta propone interviste, articoli e saggi del periodo compreso tra il 1927 e il 1983, un lungo arco di tempo in cui il pensiero della filosofa cresce, cambia passo, ribadisce, confronta, squarcia la realtà e analizza aspetti e fenomeni del Novecento.
La sua è la voce di chi ha vissuto un’epoca interrogandosi sulle spinte, le direzioni e gli abbrivi che questa imboccava o lasciava inaridire. Scoprire che ci siano ancora riflessioni, pensieri, annotazioni e idee, a noi fin qui rimaste ignote, è motivo di gioiosa curiosità.
Due gli argomenti su cui il volume si concentra nella scelta dei testi: l’emancipazione delle donne e il rapporto tra la filosofia e la letteratura. Nel primo degli ambiti considerati leggiamo l’analisi del modello sociale occidentale nel XX secolo volta a mostrare la schiacciante disparità tra gli uomini e le donne: «[…] Ma quando parla della sensibilità delle donne, in realtà l’uomo si riferisce alla loro mancanza di intelligenza, quando parla di fascino, alla loro mancanza di responsabilità, quando parla di capriccio, alla loro propensione al tradimento. Non lasciamoci ingannare. È evidente che i due sessi appaiono uguali sono negli atti ufficiali e nei registri di stato civile. La stessa parola «uomo» in molti Paesi indica al contempo il maschio e la specie umana».
Gli argomenti sul tavolo, a distanza di oltre settanta anni, sono di grande attualità: il dibattito sul genere e il linguaggio di genere, una discussione aperta che si va arricchendo di contributi e punti di vista affinché si legittimi e riconosca la differenza intesa come valore.
Le donne, osserva l’autrice, devono acquisire considerazione di loro stesse attraverso lo sviluppo dell’autostima e della consapevolezza dei propri talenti senza cadere nella trappola sociale – di maschile invenzione – che le vorrebbe private di femminilità quando intelligenti e dotate di carattere e determinazione.
Nel 1983, commentando la proposta di legge della ministra francese per i diritti delle donne Yvette Roudy, si sofferma sull’uso svilente del corpo delle donne nella pubblicità e l’effetto di propagazione degli stereotipi che questo alimenta nelle nuove generazioni. Le opere di Simone de Beauvoir sono una pietra miliare nella costruzione della società occidentale post bellica non soltanto relativamente all’emancipazione femminile e al riequilibrio dei ruoli tra i generi ma, anche, rispetto all’evoluzione della filosofia esistenzialista di cui con Jean Paul Sartre fu protagonista.
La seconda devastante guerra che sconvolse il mondo segnò una cesura cui fece seguito un ribaltamento di prospettiva nell’orizzonte umano che trovava riflesso nella letteratura: «[…] Negli ultimi anni, invece, l’umanità è stata scaraventata in un mondo in cui i precedenti parametri sono ormai inservibili, e non sono più le tradizioni a guidare le decisioni personali. In circostanze così tremendamente inedite si è dovuto improvvisare su tutto. Adesso, quando gli autori riflettono sulle proprie scelte, la domanda non è più “perché l’ho fatto?” ma “cos’avrei dovuto fare?”.
L’etica, la metafisica – dunque la filosofia – diventa parte integrante della letteratura modificandone i canoni. La difficoltà in cui gli scrittori e le scrittrici francesi si trovarono durante gli anni del conflitto e in quelli immediatamente dopo è, per l’autrice, oggetto di indagine così come lo è stato per Shari Benstock nel suo testo “Donne della Rive Gauche”.
La Benstock conferma il senso di straniamento delle/gli scrittori osservato da Simone de Beauvoir che, trovandosi sprovvisti di strumenti per esprimere e metabolizzare la catastrofe, si ritirano in loro stessi chiudendo la porta affinché l’orrore rimanga fuori e si possa – nell’unico canone letterario considerato adeguato alla sofferenza – quello della dimensione intimista del diario, sopravvivere testimoniando attraverso la scrittura.
L’orma editore ci offre un libro, con una veste grafica accurata, impreziosito da un testo di Annie Ernaux ricco di spunti e sollecitazioni  – nel confronto tra lei e Simone de Beauvoir – sui significati che la letteratura assume e svolge nella vita delle autrici.
La scrittura come impegno, la capacità di immedesimazione nei personaggi e nelle storie lette, la differenza tra romanzo e documento, l’importanza e il peso del retroterra familiare e sociale.
©Riproduzione riservata

IL LIBRO
Simone de Beauvoir
La femminilità, una trappola
Scritti inediti 1927-1983
L’orma editore
pagine 155
euro 16

La traduzione dei testi è di: Elena Cappellini, Beatrice Carvisiglia, Camilla Diez, Claudia Romagnuolo ed Elena Vozzi.

L’AUTRICE
Simone de Beauvoir (1908-1986) è una delle figure centrali del pensiero novecentesco e ha fornito un imprescindibile contributo alla lotta per l’emancipazione femminile. Autrice prolifica di saggi e romanzi, come il cruciale Il secondo sesso (1949) o I Mandarini (1954), nonché di un’opera autobiografica capace di raccontare tutta un’epoca, è stata protagonista della stagione filosofica dell’esistenzialismo insieme a Jean-Paul Sartre, e di alcune delle più importanti battaglie politiche del dopoguerra.

ANNIE ARNAUX
La scrittrice francese nasce a Lillebonne, Seine-Maritime nel 1940. Di famiglia operaia, ha vissuto fino all’adolescenza in Normandia, mantenendo un forte legame con l’ambiente sociale d’origine e le tematiche della differenza di classe. I suoi romanzi partono dal suo essere donna in un linguaggio oggettivo, depurato da evasioni stilistiche. Gli anni (Les années, 2008), pubblicato da L’orma nel 2016, è vincitore del Premio Strega Europeo 2016 e finalista del Premio Sinbad 2015 – Narrativa straniera.

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