La danza nel cuore è il titolo suggestivo  dell’incontro che si è svolto ieri sera  nell’antico Castel Nuovo, di epoca medievale e rinascimentale. Ovvero la storia del teacher choreographer and dance Emiliano Cavallini (foto). Ne hanno parlato la giornalista Eleonora Puntillo e il presidente del Consiglio Comunale di Napoli -Alessandro Fucito. A coordinare i lavori chi scrive.
E’ venuto fuori il ritratto di un giovane professionista preservato da valori fondanti come la famiglia, il luogo natìo, ovvero la periferia e l’anima sociale di un ragazzo attento alla solidarietà ed al benessere di chi lo circonda.
Innanzitutto i genitori di Emiliano giocano un ruolo fondamentale per il suo futuro artistico. Una famiglia solida, tranquilla, che aveva in sé il germe della musica. Una famiglia che, ancora oggi, si muove assieme ad Emiliano, lo accompagna dovunque, riservandogli presenza, calore ed affetto.
Quindi tutto comincia con la passione per la danza di mamma e papà, che non si perdevano un solo appuntamento, un ritrovo con gli amici, dove il tema della serata fosse il ballo. A un certo punto questo ragazzino (troppo vispo ed irrequieto) non riuscivano più a “mollarlo” a nessun familiare per sentirsi poi liberi di poter “sinuare” i propri corpi. Per cui, pur di non rinunciare al ballo, si videro costretti a portarlo con sé.
Resistente, distratto e apparentemente poco interessato, Emiliano cambia letteralmente quando viene “accompagnato” con Alessandra, la figlioletta di un’altra coppia di ballerini. Da lì parte la sua passione e la decisione dei genitori di affidarlo a un maestro di ballo.
Da qui Emiliano “cavalcherà” il mondo con premi e presenze internazionali ed Alessandra diventerà la sua compagna di vita, nonché la sua prima ballerina.
L’altro aspetto portato in chiaro di Emiliano riguarda la grande forza di volontà che gli ha permesso di emergere dalla massa con le sue forze, senza strumenti particolari a disposizione, tranne una capacità ed una dedizione che gli hanno permesso di fare il salto e distinguersi. Ha capito da solo quale potesse essere la sua strada e l’ha percorsa tra mille ostacoli, mettendo avanti il cuore.
Questa è la dimostrazione che il merito, la determinazione, la voglia di arrivare non devono necessariamente essere percorsi indotti, forzosi, falsati. Insomma, arriva non solo chi ha l’opportunità di fare un cammino protetto, avendo a disposizione format televisivi di massa, chi nasce in un contesto ovattato e di agio sociale. Anzi, questi rappresentano, nella maggior parte dei casi, irrealtà, costruzioni senza fondamenta che nessun “valore” fanno germogliare. Altro è il valore del sacrificio, della responsabilità di far crescere gli altri, lo studio, la ricerca delle novità, la crescita individuale.
E ogni premio dato a Emiliano racchiude in sé proprio questi “valori”. Sono il riconoscimento di una competenza, sono la sintesi di un lavoro duro ma produttivo e “riconosciuto”.
Questo dimostra che nella vita le “scorciatoie” possono far bene in determinati momenti, ma il successo indotto è caduco, foriero di compromessi, che tralascia il profilo morale, sporca passione e curiosità, svilisce la voglia di arrivare pulito.
L’ultima considerazione riguarda l’anima sociale di Emiliano. Alla domanda di quale fosse l’età dei suoi seguaci lui risponde semplicemente:“ Dai 20 agli 86”. Nessuna selezione ma inclusione, non esistono fasce ma spiriti liberi.
L’86enne Pasquale, avviato dalla moglie al ballo, dice di essere uscito dalla depressione. E allora quella di Emiliano è anche una funzione sociale, possiamo dire compiutamente che il ballo ha un’anima sociale. O meglio, Emiliano lo interpreta anche così.
A suggellare la serata il momento conviviale a cura dei ragazzi dell’Istituto minorile di Nisida, grazie all’associazione “Monelli tra i fornelli”, con un largo e qualificato buffet.
Infine, a essere ringraziata anche “La casa di Matteo”, la Comunità socio sanitaria per bambini e neonati in stato di adozione o affido affetti da patologie ad alta complessità assistenziale, con la quale Emiliano ha collaborato.