Riceviamo e volentieri pubblichiamo da un giovane fotografo e videomaker napoletano

Ponticelli e Napoli Est sono una periferia nella periferia, forse ancor più di Scampia e dell’area Nord. Uno spazio vuoto di promesse elettorali e urbanistiche e di riqualificazioni mancate, e allo stesso tempo un luogo di realtà sociali, novità culturali e artistiche e di gente che non si arrende.
Una terra di nessuno, o forse “di tutti” per quanto devastata da degrado e abbandono, una no man’s land dell’eterno scontro tra clan rivali e della guerra della camorra allo Stato.
“Spazio vuoto” e “Terra di nessuno” non sono solo due possibili definizioni dell’area orientale di Napoli, ma soprattutto i titoli delle due mostre che Monica Aurino, nata e cresciuta in quella municipalità con la passione della fotografia, ha portato prima allo Slash Music Bar di via Bellini a gennaio scorso e che sabato 20 maggio alle 18 inaugurerà al Ramo d’Oro di Vincenzo Montella, centro di arte e cultura di via Omodeo 124 al Vomero.
Se Lo spazio vuoto a inizio anno era una personale su Gianturco e sulle sue geometrie industriali e dismesse, il vernissage di sabato, dal titolo evocativo  Terra di Nessuno, si configura come una piccola collettiva di più ampio respiro sull’intera periferia est del capoluogo campano.
Otto fotoamatori, compresa Monica, tutti formatisi alla scuola di cinema e fotografia Pigrecoemme, allievi di Luca Sorbo, che con Monica coordina e cura il progetto, esporranno i loro scatti del Lotto 0, della piccola chinatown di via Emanuele Gianturco e del grande Ospedale del Mare, grande purtroppo solo nelle sue architetture: Monica Aurino, Maria Cafaro, Francesca Cilento, Lidia De Campora, Elvira la Rocca, Livia Iannotta, Anna Scalese, Stefano Sparatore sono i fotografi impegnati nell’iniziativa partita l’autunno scorso e maturata nel corso degli ultimi mesi.
La periferia Est è un viaggio nelle utopie deluse, del lavoro, della casa per tutti. Capannoni di industrie ormai fallite, case fatiscenti e rioni dimenticati sono gli elementi con cui confrontarsi, eppure è importante conoscere queste realtà in cui vivono quasi centomila persone e in cui si gioca una parte decisiva del futuro della città metropolitana. Il motto del gruppo che ha partecipato a questo progetto è stato “Vedere e far vedere”, combattere l’indifferenza del dibattito culturale che individua la leva competitiva della città solo nelle emergenze artistiche, non comprendendo che la città è un tutt’uno e che non è possibile avere un duraturo sviluppo se non viene coinvolta la sua totalità.
«Questo progetto si ispira alla grande tradizione americana della Farm Security Administration che negli anni ’30 del Novecento utilizzò la fotografia per far conoscere la vera America agli americani e poter avviare il New Deal con notevoli sacrifici, per superare la Grande Depressione – spiega il curatore Sorbo, alludendo all’importanza del lavoro di Dorothea Lange-. Noi condividiamo il pensiero di Renzo Piano, secondo il quale “La periferia è una fabbrica di idee, è la città del futuro”. Il futuro di Napoli parte, necessariamente, dal recupero di tutte le sue periferie».
La mostra potrà essere visitata tutti i giorni, tranne il giovedì, dalle 16 alle 20 fino al 28 maggio e nel finissage, previsto per il 27 maggio sempre alle 18, ci sarà la presentazione delle “Passeggiate consapevoli” di Luca Sorbo, con un occhio particolare al progetto gemello di Gianturco e Ponticelli, centrato stavolta su Scampia, su cui già è stata realizzata una personale di Fabio De Riccardis a febbraio e proprio in questi giorni un’esposizione al centro occupato Cantiere 167 sugli scatti del Carnevale sociale del Gridas.
                                                                                                        Renato Aiello

In foto, uno scatto diElvira La Rocca