“Musiche primitive e musiche sperimentali possono diventare materia di studio per un sistema metodologico che ricerchi incroci mai utilizzati, accostamenti nuovi e particolari che ci permettano di uscire dall’orizzonte di cose gi  sentite e gi  consegnate agli archivi della storia della musica”. Cos Enzo Avitabile ha parlato del lavoro, del motivo che sta dietro alla sua nuova creazione. Il cantante, autore e compositore napoletano, vincitore del Premio Tenco ’09 per la sezione Dialetti con “Napoletana”, assieme al maestro e direttore artistico di “Progetto Sonora”, Eugenio Ottieri ed al produttore Andrea Aragosa, ha presentato luned 7 giugno nel megastore La Feltrinelli di Piazza dei Martiri a Napoli, “Scale rare e ritmi del mondo”, vero e proprio vademecum, una raccolta di tutte le scale raccolte in giro per il mondo e “tradotte” dall’autore, coronamento di anni di studio e di ricerca.

Il progetto, dice lo stesso Avitabile, “Nasce da una mia esigenza personale, quella di lasciare una traccia scritta di quelle che sono le scale rare o degli altri popoli del mondo che non vengono utilizzate perch incomprensibili. Era da tanto che volevo metterle su carta e finalmente ci sono riuscito”, “le tracce originali sono il punto di partenza, il punto di arrivo è un codice comune”, codice che porti ad una nuova educazione musicale, fatta di commistioni, di “contaminazioni” di ritmi e scale diverse da usare come basi per moduli creativi che entrano a far parte poi del bagaglio personale che ogni musicista possiede. Ma, quindi, cos’è di preciso “Scale rare e ritmi del mondo”?

” una guida. una raccolta di entit  modali, non di scale, ma di entit  modali. Ho preso le scale rare (rare perch non sviluppate e praticate in tutte le possibili trasposizioni nel nostro sistema temperato) e ho preso le entit  modali delle musiche del mondo e le ho trasposte nel sistema temperato. stato un lavoro molto difficile, ma in questo modo, ora, trovano la loro naturale trasposizione semitonale ed enarmonica, mettendo a nostra disposizione la possibilit  di praticare altre scale oltre a quelle che usiamo comunemente. Avevo iniziato con la scala minima napoletana, è diventata una mania. Mi sono detto: Agg fa tutt”e scale!’ e sono diventate 67″. Stesso lavoro per i ritmi: “i ritmi originari, praticati dal tamburo, praticati per le danze rituali, vengono trasposti per batteria”.

Entit  modali, dunque, pronte a diventare scale praticate e praticabili, qualcosa di molto più dei “quadretti teorici”, come li ha definiti Eugenio Ottieri, elaborati nel tempo e messi sui libri di testo, “quadretti assolutamente non in grado di colmare la distanza tra sistemi cos diversi e cos lontani, con toni impossibili da raggiungere dai nostri strumenti”. “Scale rare e ritmi del mondo” è un lavoro “eticamente molto importante, perch è fondamentale uscire da questo eurocentrismo’ della musica. Noi europei che pensiamo che la musica sia solo nostra. Uscire da questo stato di cose è fondamentale per ampliare gli orizzonti di tutti”. E cos queste scale rare non sono più semplici oggetti di osservazione, ma “materiale vivo, di studio e praticabile”.

Ma tutto questo non ha solo un risvolto pratico, quello ci di ampliare gli orizzonti culturali, quello di aumentare la nostra conoscenza e di riuscire a praticare scale prima impossibili. Il tutto si inserisce in um ulteriore contesto, molto preciso, quello della coscienza e dell’identit  di un popolo: “A un certo punto della mia carriera mi ero convinto di essere il fratello minore dei grandi musicisti black. Poi mi sono reso conto che andare a suonare a Chicago, per essere il partner numero 45 di James Brown, non andava bene. Cos ho desiderato un suono mio, originale. Ho recuperato un ritmo, ‘o ritmo’, quello della tammurriata, dei bottari, ho ripreso il dialetto, che nessuno cantava e che non passava per radio, ho recuperato la scala minore napoletana. Poi contaminare il tutto con i suoni del mondo, stavolta eravamo noi che invitavamo i grandi alla nostra festa: non eravamo più colonizzati’, ma contaminati’. Solo cos si mantiene e si sviluppa una propria coscienza”. Parola di Enzo Avitabile.

Nella foto, la copertina del disco