Conclusi i festeggiamenti del 17 marzo, restano irrisolti i nodi cruciali della vicenda unitaria del nostro paese. Anche agli osservatori meno accorti, non possono essere sfuggite le polemiche sulle celebrazioni, e le ultime riforme approvate federalismo municipale non aiutano a rinsaldare lo spirito nazionale. Bisognerebbe, piuttosto, chiedersi se è ancora attuale fare leva sul concetto di nazione e di identit  nazionale per rinsaldare i popoli. In ogni caso, per comprendere i fenomeni disgregativi che si manifestano con una partecipazione indolente alle celebrazioni per i 150 anni dell’unit  d’Italia, è opportuno ricercare alla radice le ragioni dell’incompiutezza del progetto nazionale.

La storiografia è ricca di saggi sulla c.d. questione meridionale, sui motivi che hanno portato alla costruzione di un paese ingiusto, se visto dalla prospettiva dei più deboli, i cittadini del Sud. Molto si è scritto sulle usurpazioni subite dal Regno delle Due Sicilie, sull’eroismo dei briganti, strenui difensori di un sistema politico considerato più accettabile rispetto a quello dello straniero piemontese. Romano Bracalini, invece, con il suo “Brandelli d’Italia. 150 anni di conflitti Nord Sud” (Rubbettino, pp. 340, € 19,00) osserva e analizza le dinamiche unitarie con equidistanza, cercando di comprendere a fondo le ragioni della disomogeneit  del paese, senza incorrere nel rischio di essere annoverato tra gli storici nordisti o sudisti.

Alla questione meridionale, che egli non rinnega, affianca una questione settentrionale, della quale si parla tanto, in chiave populista, e poco dal punto di vista oggettivo e sostanziale. Il libro tenta di spiegare le ragioni del Nord e del Sud, senza tacere i torti equamente ripartiti, le bugie e le falsit  dette da entrambe le parti. “L’idea di questo libro spiega Bracalini nasce dal fatto che in Italia mancava uno studio organico sul conflitto Nord Sud. Gli storici hanno affidato la questione meridionale o quella settentrionale a poco più di qualche capitolo, senza comprendere la crucialit  del conflitto. Esso dona al paese un carattere duale che ne affatica lo sviluppo e la crescita. I brandelli d’Italia sono la mancanza di identit  nazionale e il carattere individualista degli italiani, che hanno impedito la nascita di uno stato unitario. E’ inutile parlare di unit  quando ci ritroviamo in uno stato duale che non riesce a risolvere il conflitto tra Nord e Sud. In tutte le epoche abbiamo avuto il Nord con un PIL pari a quello della Germania ed un Sud, invece, che ha valori dimezzati rispetto al resto del paese. Questa costante ha accompagnato tutta la storia d’Italia”. Le ragioni, secondo Bracalini, vanno ricercate nel modo in cui è stata raggiunta l’unit , ci attraverso un processo di piemontesizzazione della penisola, di estensione delle istituzioni sabaude al resto d’Italia.

“Quando un paese viene costruito in base agli interessi di una dinastia prosegue Bracalini questa non bada agli interessi del popolo, ma alle proprie intenzioni e ai propri bisogni. I Savoia non hanno badato alle diversit  presenti nei territori, ma hanno preferito unificare, estendere il sistema piemontese al resto d’Italia. Le istanze pluraliste e federaliste furono sconfitte, furono intese come elementi negativi da combattere, da estirpare. Erano percepite come elementi disgregatori. La svolta federalista degli ultimi anni ed il consolidamento delle istituzioni europee non sono elementi capaci di risollevare le sorti del paese. Uno stato nato centralista non può divenire all’improvviso federale, poich, da noi, non sono le strutture periferiche a legittimare lo stato centrale. E’il centralismo ad averci dato una dimensione unitaria”.

In foto, la copertina del volume