«Queste pareti ti stanno ringraziando». E’ commossa la signora quando si rivolge a Tommaso Pirretti, dopo averne appena visitato la mostra nelle antiche prigioni di Castel dell’Ovo di Napoli, cariche di un passato infelice. Non è l’unica a sentirsi coinvolta, spiazzata, emozionata dalle otto opere che formano “19000091/le vite degli altri”. Anche due bambine di cinque anni, accompagnate dalla mamma, le chiedono, dopo essersi allontanate per visitare il castello, di tornare, turbate da quel percorso artistico. E ne parlano con lui per capire meglio di che cosa si tratta. Ancora, adolescenti in gruppo seguono attenti l’itinerario proposto per porgli, successivamente, tanti interrogativi su quel labirinto del dolore.
VISIONI CHE FERISCONO LO SGUARDO
Tommaso, trentanovenne lucano, con base fissa da anni a Napoli dove si è laureato in conservazione dei beni culturali al Suor Orsola Benincasa e dove lavora in un’agenzia di comunicazione, ha raggiunto l’obiettivo che si era proposto in quasi dieci anni di lavoro denunciare il male come categoria umana, trasformandolo in visioni capaci di ferire lo sguardo degli spettatori, spingendoli a interrogarsi sull’oggi e sul prossimo futuro.
MATRICOLE SENZA DIGNITA’
Nulla è lasciato al caso, a partire dal titolo che comincia con un numero e con il suo rovescio per dare l’idea della matricola, ovvero di quella contabilit  di massa capace di cancellare la dignit , riducendo l’esistenza a un numero. Soldati, deportati, ricoverati diventano piccole schegge di un ingranaggio gestito da chi manovra le leve del comando. E l’allestimento napoletano (dopo l’anteprima salernitana nella piccola chiesa sconsacrata di Santa Apollonia) adagia questo flusso visivo su una striscia di lino bianca maltrattata, con sopra impresse orme di piedi nudi, un invito a camminarci su per entrare nella storia fatta di abusi in nome della religione, di manicomi, lager e fili spinati dell’incomunicabilit . Accompagnato da una colonna sonora di rumori inquietanti.
I SILENZI DELLA CHIESA
Intona il canto delle atrocit , il conservatorismo della Chiesa, tenacemente miope e complice, con i suoi silenzi, di stermini come quello nazista che polverizzò, per la purezza genetica, sei milioni di ebrei. In particolare, Tommaso pensa ai discorsi di Pio XII, troppo tiepidi rispetto all’incandescente tragedia in corso nella Germania di Hitler, che ancor più impallidiscono paragonati al recente grido di condanna, invece, lanciato Papa Francesco contro il genocidio armeno. L’autore ne materializza l’incapacit  di adeguarsi ai tempi incellofanando il trittico su cui, insieme alla frase (in latino) “Come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli” ha collocato la chiave, simbolo del potere Vaticano, i chiodi di Cristo e una piuma che rappresenta lo Spirito Santo.
MASCHERA ANTIGAS
Poi tocca alla seconda guerra mondiale, anche questa impacchettata con pellicola che lascia intravedere, in un panorama totalmente grigio, una maschera antigas (originale), allusione al soffocamento della vita bombardata dal conflitto. Mentre il lager è un quadro coperto da un telo con uno strappo al centro dove campeggiano, con la stella di David, i triangoli assegnati agli altri deportati rosa per gli omosessuali, viola per i testimoni di Geova, rosso per prigionieri politici. L’esclusione di chi abitava negli ospedali psichiatrici, dove spesso veniva rinchiusa la diversit  delle opinioni (ne fu vittima l’amata poetessa Alda Merini, che in una poesia citata dal catalogo alla mostra parla di quelle mura come della sua Palestina) e non solo la malattie mentale, è sintetizzata in una camicia di forza. E l’Aids, la peste del ventesimo secolo, etichettata all’inizio del suo manifestarsi negli anni ’80 come “giusta punizione per i non eterosessuali”, lascia su tela una grande scritta HIV, con tracce (vere) di sperma e sangue; a fianco c’è un flacone con sangue, simulato da un denso concentrato di amarena e mirtillo.
RIFIONI ALLO SPECCHIO
A terra, le macerie del Novecento un cumulo di detriti con scarpe, lacci, una cartolina di un parente indirizzata al manicomio di Aversa per chiedere notizie del proprio congiunto e le testimonianze cartacee della parola di Papa Pacelli. Chiude il viaggio, il calco senza testa di una donna incinta. Sul suo pancione, un punto interrogativo e sotto una frase, la dimora del tempo sospeso che sollecitano il percorso all’indietro. A sorpresa troviamo sul lato posteriore della lunga installazione specchi dove ciascuno di noi può riflettersi e domandarsi quale sia il proprio ruolo nel presente e nei giorni che verranno. Abbiamo e avremo il coraggio di agire contro i massacri collettivi che si stanno consumando sotto i nostri occhi incollati al televisore e narcotizzati dall’indifferenza?
VINCITORIE E VINTI
La verit  è condensata in un’opera posta dall’altra parte della sala e donata al Museo dello sbarco di Salerno vincitori e vinti. In alto le medaglie di quanti vengono consi            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKKBYBBTBB DBeS pHderati eroi, in basso le bende che fasciano le piaghe degli sconfitti. Accanto i versi del drammaturgo tedesco Bertolt Brecht La guerra che verr /non è la prima./Prima ci sono state altre./Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori/ faceva la fame la povera gente/egualmente. La povera gente che sar  sempre in fuga dall’orrore, come quei corpi galleggianti nel Mediterraneo, tomba delle loro illusioni .

Tommaso Pirretti
19000091/le vite degli altri
curata da Clorinda Irace e Erminia Pellecchia
organizzata dall’Associzione TempoLibero
con il patrocinio del Comune di Napoli
Sala delle carceri
Fino al 30 aprile
Via Eldorado, 3, (Borgo Marinari) Napoli
Telefono081 795 4593

Per saperne di più
info@tommasopirretti.com


LA NOTIZIA

Finissage della mostra di Tommaso Pirretti marted 28 aprile alle 17.30. Letture tratte da “30 aprile 1945. 70 anni dopo”, atto unico di Luca Frozen Cresci (il giorno della morte di Hitler). Voci recitanti Antonio D’Amico, Daniele De Santis, Carlo Iuliano. Introduce Ilia Tufano

In alto e sopra, l’autore e le sue opere nella sala delle carceri di Castel dell’Ovo fotografati da Nando Calabrese