Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’intervento che Sergio Manes, direttore delle Edizioni La citt  del sole, ha inviato a proposito dell’articolo pubblicato con il titolo, Centro storico, chiudono le librerie

Se "ilmondodisuk.com" vuole svolgere il suo ruolo non può accreditare con la pubblicazione qualsiasi stupidaggine o qualsivoglia interesse più o meno motivato di chicchessia. un’idea apparentemente asettica e "democratica" o "libera" della informazione e del dibattito che, invece, accredita e d  forza soltanto a chi può parlare o parla di più o parla più forte.
Su altre questioni sono stato zitto: se si parla, lo si deve fare responsabilmente, con cognizione di causa e, in ogni caso, non per tirare l’acqua al proprio mulino.
Ma sulla questione "libro" e su tutto quello che vi è connesso (editoria, librerie, distribuzione, diritti, etc.) non posso starmene zitto e lasciar passare mezze verit  come verit  intere o sciocchezze superficiali e interessate come se fossero dati reali e oggettivi: il mio mestiere è di fare l’editore (ma non l’intermediario interessato tra autore, stamperia e libreria!) e tutti i problemi connessi al libro li conosco, li vivo, li soffro e cerco di risolverli combattendo in prima persona una battaglia dura e, spesso, isolata.
Francamente sono stufo dei piagnistei di bottegai invidiosi, delle invettive infuocate sulla cultura di chi la usa per campare o per riempirsi le tasche, sono stanco dei sacri furori sulla intangibilit  dei diritti dell’autore misurati, s’intende, con il metro di quanti quattrini in meno entrano nella propria cassa.
I problemi legati al libro sono ben altri, molto più ampi e seri di quelli e di come vengono rappresentati dalle recriminazioni e nelle rivendicazioni partigiane di troppi operatori del settore che ammucchiano le une e le altre alla rinfusa pur di costruire quella rappresentazione dei problemi (e dei "rimedi") che si vuol far credere.
Faccio qualche esempio.
Non si può mettere sullo stesso piano la chiusura del "Pavone nero" con quella (eventuale) di Liguori o di qualcuna delle librerie di Guida. Cos si "gioca sporco". Certo n Liguori n Guida sono Feltrinelli. Ma sul piano locale fatte le debite proporzioni sono forse qualcosa anche di più. Guida in Campania, tra librerie gestite direttamente e quelle in franchising, ha dodici punti vendita e se quello di Piazza S. Domenico rischia di chiudere non è perch gli studenti si fanno le fotocopie. Lo stesso dicasi per Liguori che a Napoli vuol dire
"Galassia Gutenberg", vuol dire una delle case editrici che in anni ha costruito un solido collegamento con il circuito universitario dei libri assistiti da contributo pubblico, con eccellenti rapporti in Regione, etc.: neppure per Liguori si possono demonizzare le fotocopie degli studenti! Quanto al "Pavone nero", le sorti di questa coraggiosa e ben diversa esperienza neppure lontanamente sono state determinate dalle esecrate fotocopie degli studenti! E, allora? Perch accomunare tutti in uno stesso pastone che serve a nascondere le vere cause e le responsabilit  di tutti e di ciascuno?!?
Un altro esempio.
Perch tirare in ballo i diritti sui frutti "dell’ingegno altrui"? Questa è pura ipocrisia. In realt  quelli che innalzano la sacra bandiera dei diritti sono preoccupati soltanto della propria tasca. Lasciando da parte il grosso discorso della riduzione a merce del prodotto dell’ingegno più in generale (che interessa ambiti molto più importanti), trascurando di discutere chi e a quali condizioni dovrebbe veder tutelato questo diritto, ignorando per ora le sciagurate collusioni tra editori e autori nel mondo della universit  e della scuola, chi invoca il rispetto di questo sacro diritto è soprattutto quella categoria gli editori che poi, anche quando (ma non sempre!) riconoscono all’autore un "compenso" lo quantificano intorno al 3% o, nel migliore dei casi, al 6-7% (se, beninteso, si superano certe soglie di vendita). Ma, allora, di che stiamo parlando?!? Per quello che ci riguarda come casa editrice, noi consentiamo la libera riproduzione delle nostre pubblicazioni, ma non attribuiamo le difficolt  economiche a questa scelta "autolesionista". Perch non è cos. I librai puri, almeno, senza ipocrisie non si ergono a paladini dell’ingegno altrui e dicono francamente che le famigerate fotocopie sottraggono loro profitto. Viva la sincerit ! Tant’è che la loro battaglia storica è, piuttosto, sul prezzo di vendita, sugli sconti, etc.
Potrei continuare. Non le frequento, ma ho niente contro le "pizzetterie", n penso che abbiano meno "dignit " delle librerie quando chi vende libri lo fa esattamente come se vendesse pizzette. E poi, perch tanta attenzione corporativa sulle librerie del centro storico? E nelle periferie (semmai degradate e abbandonate) e nei piccoli centri: è scontato che non debbano esserci librerie o che possano chiudere nel complice             6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNO» OJsilenzio e nella trista indifferenza degli "operatori culturali"?!?
Francamente sono stanco dei piagnistei ipocriti e reticenti di bottegai invidiosi e vogliosi.
Qualcuno è disposto a sedersi intorno a un tavolo e a parlare di queste questioni a 360 gradi, con ruvida franchezza, senza infingimenti e ipocrisie, senza mezze o false verit ?
Me lo faccia sapere.
Grazie dell’attenzione e della pazienza.

Gentile Sergio,
ilmondodisuk d  voce alla libert  di esprimersi perch è nato nell’assoluta e totale indipendenza di chi fa informazione a Napoli da quasi trent’anni con la passione della cultura. La ringraziamo per il suo intervento. E aggiungiamo che la redazione del mondodisuk, nella sua sede, è pronta ad accogliere intorno a un tavolo chiunque sia disposto a confrontarsi sui temi in questione e a pubblicare per i lettori la cronaca del dibattito.

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