La scrittrice palermitana Beatrice Monroy presenta a Napoli “Dido operetta pop” (Avagliano), marted 19 aprile alle 18, nello spazio “Libri&Caffè” bistrot letterario del teatro Mercadante (in piazza Municipio) con Delia Morea e Carmen Pellegrino. Antonella Morea legge brani dal libro. Su questo portale Delia Morea ne anticipa la sua interpretazione

“Dido operetta pop” (Avagliano), il nuovo libro di Beatrice Monroy, è un romanzo dai contenuti profondi, talvolta “necessari”, che si apre ad un ventaglio di multiformi piani di lettura, dove il mito si mescola alla contemporaneit , raccontando in maniera originale e moderna la vicenda leggendaria di Didone, fondatrice della citt  di Cartagine.
Elissa o Didone, vedova di re, è indotta dalla sorella Anna ad abbandonare la citt  in cui vivono, corrotta e dominata dal potere del fratello che le ha assassinato il marito. Insieme a loro prendono la via del mare su un barcone, donne e uomini desiderosi di un futuro migliore. La trama prende spunto dalle vicende di Didone errante, regina di Tiro, di origine fenicia, fondatrice di Cartagine, citt  dell’Africa settentrionale, che per la sua posizione favorevole primeggiò nei traffici marittimi e si fortificò attraverso guerre importanti, fino ad arrivare alle leggendarie guerre puniche e alla sua distruzione da parte dei romani, famosa l’affermazione di Catone il Censore Carthago delenda est (Cartagine deve essere distrutta). Se questa è la Storia, la vicenda personale di Didone si perde invece nella leggenda, è soprattutto il poeta latino Virgilio che la riporta nel poema epico “Eneide”.In esso si racconta dell’amore fra Didone ed Enea, fuggitivo da Troia in fiamme, dell’abbandono di quest’ultimo che aveva ben altra missione da compiere (capostipite della progenie latina e dunque della citt  di Roma) e del suicidio di Didone, che si d  fuoco lanciandosi su una pira sacrificale, non senza aver prima maledetto Enea e i suoi discendenti.
Fin qui la Storia, la Leggenda. Il romanzo della Monroy offre una versione sul filo della modernit , riscrivendo in qualche modo il mito dei due amanti e non solo. La vicenda di Didone, che segue i canoni leggendari, ha però continue incursioni con i nostri giorni, in maniera del tutto originale.Il fratello le uccide il marito Sicheo, la sorella Anna la spinge a fuggire da Tiro per fondare una nuova citt , il tiranno Iarba – che detiene il potere nelle nuove terre dove le due sorelle approdano – le concede un pezzo di terra ampio quanto un pelle di bue che, però, tagliata in strisce sottili e congiunte insieme forma un vasto perimetro dove viene fondata la nuova citt , Enea è la causa dell’infausto incontro sentimentale.
La storia e i personaggi sono reinventati e catapultati in una societ  molto simile a quella contemporanea, dando lo spunto alla Monroy – con le continue incursioni nell’oggi – di costruire un mondo dove la prepotenza umana, che è una forma di delinquenza, adombra un potere immanente e oscuro vicino ai giorni nostri, ad esempio.
Ancora il viaggio avventuroso di Elissa e di Anna attraverso il mare su un barcone verso la nuova terra, non è un ricordare quanto accade oggi ai migliaia di migranti che attraversano il Mediterraneo? Nel loro peregrinare prima di arrivare da Iarba e fondare Cartagine, insieme alle figure mitologiche delle sirene e delle arpie che incrociano il loro navigare, le due sorelle incontrano anche cadaveri di uomini affogati che affiorano nel mare immagini che ricordano quelle che sempre più spesso, oggi, si vedono.Oltre a questo, grandi sono i riferimenti al nostro sud come la processione alla Dea e altri spunti, tutti da leggere.
Sul romanzo aleggia una vena fortemente ironica e comica, la scrittrice ha accentuato l’ispirazione appunto ironica, a tratti sarcastica, nel raccontare questo grande affresco mitico e insieme moderno, dove convivono pire ardenti e social media, pacchetti vacanze di turismo usa e getta e solenni epicit , dove anche gli dei hanno una veste molto umana come Venere, madre di Enea che usa la lingua siciliana per interloquire con il figlio ed è descritta come una di quelle madri mediterranee ad hoc, oppure personaggi come Iarba, occhieggiano il prototipo di uomini di potere occulto simili alla contemporaneit .Un ordito complesso e fuori dagli schemi, un affondare nelle amarezze del dramma e risalirne con lucidit  distaccata e con uno spiccato senso umoristico. Una indagine complessa, in particolare “dell’essere donna e uomini oggi nell’Europa del sud”, come sottolineano le note di copertina.
Il personaggio di Didone è donna fragile, un po’ svampita eppure intensa, forse una ragazza dei nostri giorni che si trova ad affrontare un “gioco” più grande di lei, anche se lo fa con passo leggero, con grazia e che, come spesso accade alle donne, deve combattere molto e faticare il doppio.Il tutto è sovrastato da un linguaggio vivo, intrigante e ritmato che perlustra l’alto e il basso l’aulicit  del mito e la sfrontatezza di un comunicare moderno, spesso arricchito dalla dolce “parlata” siciliana che rappresenta la grande, fantastica radice della scrittrice palermitana. Un linguaggio che restituisce atmosfere intense e veridiche descrizioni.
Infine mentre sembra che Didone sia drammaticamente coinvolta fino al sacrificio per l’abbandono di Enea, la vicenda subisce una brusca svolta confermando l’intenzione della Monroy di gestire il mito con la modernit , di immergersi nel tragico e insieme distaccarsene per una più lucida e contemporanea analisi, di rendere lieve un evento governato da un “fato/potere” immanente, più che dagli umani, anche se questi umani ne sono l’ottimo strumento.
Un romanzo che inizia simile a un “cunto”, come nella migliore tradizione siciliana, e che nel suo svolgersi coinvolge per i tanti scenari che rappresenta l’autrice.Un romanzo da leggere d’un fiato, avvincente nel suo perlustrare il mito e legarlo alla modernit , nella coralit  dei personaggi e della vicenda stessa che risulta come un quadro dalle mille sfumature.

Nella foto, la copertina del libro