Parte in salita il romanzo Doppio binario di Bruno Larosa, Alessandro Polidoro Editore, pagg. 208, euro 14,00. Un grande impatto emotivo, scena forte, racconto scorrevole, vedi la sequenza raccontata negli occhi. Una città da non nominare, uno scontro di piazza tra manifestanti e forze dell’ordine, arresti, maltrattamenti delle forze dell’ordine, un rapporto non-rapporto tra padre e figlio, persone influenti, giochi di potere ad alto livello.
Il giovane Dario è nato in un contesto familiare rigido, difficile, dove si consuma uno scontro generazionale con il padre, aspro, duro, psicologico, dove si parla di diritti, doveri ma anche potere.
All’improvviso la morte del padre di Dario, assassinato, rende la vita del giovane studente universitario tosta, ardua, quasi a farlo diventare grande più in fretta. Subito viene arrestato il presunto uccisore, un tossicodipendente che viveva di espedienti quotidiani, due testimoni ed il processo è più che avviato. Tutto un po’ scontato secondo Dario.
Un amico del padre, pure a lui conosciuto, rivela al figlio la doppia vita dell’ucciso; davanti a Dario, già incredulo della semplicistica ricostruzione giudiziaria, viene presentata una figura, quella del padre, potente, attorno alla quale ruotavano intrighi, favoritismi, denaro. Tutto inquietante per chi fino ad allora pensava di essere stato generato da un professore universitario sì rigido, con un passato da fiancheggiatore del regime fascista, ma bravissimo, stimato, riverito e influente.
L’avvocato amico del padre, a mano a mano dichiara a Dario episodi, fatti, circostanze e personaggi che gravitavano nella vita di questi. Un mondo parallelo, un doppio binario. Il ragazzo, che non aveva avuto grandi motivi di apprezzamento verso il proprio genitore, comincia, dopo il tragico e inspiegato evento luttuoso, a generare sentimenti di affetto, di mancanza verso quest’ultimo. Indaga, scava nel suo passato in ogni modo; congetture e verità sconosciute lo tormenteranno non poco. Nel frattempo perde affetti, certezze, si allontana dal mondo esterno.
Ma chi nella vita non verrà costernato da una morte, chi non perderà certezze e amori, chi non sarà afflitto dalla ricerca di una verità che sembra non arrivare mai? Eppure questo romanzo non è affatto scontato.
Bruno Larosa usa un linguaggio chiaro, semplice e penetrante. Quasi si scusa con il lettore per essersi cimentato a scrivere, a pensare e far pensare qualcuno oltre la sua persona. Lo stile usato è quello di non far allontanare chi legge dallo scorrere dei fatti, coinvolgere il lettore, fargli rimanere qualcosa addosso. E, probabilmente, anche indurlo ad aggiungere nuovi pezzi.
Le agende del padre faranno muovere autonomamente Dario, al di là della sentenza scritta dalla magistratura. Avrà “cura” di ricostruire da quegli appunti qualcosa di più vero e presumibile, non si risparmierà di capire quel mondo in cui il padre era cresciuto ed allo stesso tempo ne era diventato vittima. Scopre i cosiddetti poteri forti, le complicità tra “giganti”, dove, tuttavia, qualcuno spezza sempre la catena. Proprio come nella vita.

L’AUTORE
Avvocato penalista, Bruno Larosa è nato a Locri nel 1959 ed è napoletano d’adozione. Dal 2001 ha avuto diversi incarichi universitari in Diritto e Procedura penale, alle università “La Sapienza” e “Tor Vergata”. Dirige il periodico Antilogie. Nel 2013 ha pubblicato Magistrati.
In foto, particolare della copertina