Il tempo fuggevole e sfuggente nelle immagini di Fabio Donato. Oggi mercoled 20 gennaio (ore 18.30) il Blu di Prussia (via Gaetano Filangieri 42, Napoli) ospita l’inaugurazione della personale dell’artista napoletano. La mostra, a cura di Maria Savarese e aperta fino al 20 febbraio, comprende le opere 2007/09. Quattro sequenze fotografiche che continuano il viaggio intrapreso nell’esposizione al museo di Capodimonte del 2008.

Donato, classe 1947, della fotografia ha fatto il suo linguaggio, da cui si è lasciato trasportare ed emozionare senza mai scendere a compromessi n farsi intrappolare nei rigidi sistemi del mondo dell’arte, fatto di mercati e gallerie. docente di fotografia all’Accademia di Belle arti di Napoli, dove vive e lavora.

Un lavoro fotografico il suo che nasce dalla mente dell’artista, in primis è un pensiero, una riflessione, un’idea poi diviene oggetto-protagonista dei suoi scatti. Un lavoro intellettuale che ha come obiettivo non solo di immortalare un fatto ma provocare e stimolare la curiosit  di chi guarda, innescando continui dubbi e interrogativi. Ombre, luci, immagini riflesse, figure che si interpongono e si accavallano raccontano e nascondono concetti e idee.

il tempo sequenziale lento ma scorrevole di un viaggio in metropolitana con le persone che si danno il cambio e si cedono il posto, con alle spalle locandine e manifesti che si interpongono ai passanti, il vuoto che sostituisce il pieno, il dentro e il fuori e poi tutto ciò suggellato dall’immagine riflessa e presente dell’artista-demiurgo, comunicatore di idee che ci presenta anche l’altra faccia, quella che non vedremmo se non fosse riflessa e volutamente ricercata. La curiosit  ingenua e spontanea di una bimba che scruta un manifesto con un teschio: la vita e la morte, la giovinezza e la vecchiaia affiancate e contrapposte divenute oggetto dell’obiettivo di Donato.

In occasione della mostra sar  presentato il catalogo edito da Paparo Edizioni, con i contributi critici della curatrice e di Michele Buonuomo che scrive: “Con un rigore estremo, più vicino alla mistica zen che alla cinica estetica della visione occidentale, le sue immagini hanno strutturato nel tempo un coerente manuale di geometrie dell’indifferenza: un metodo e un canone per dar forma ad un’idea di misura di un mondo fatto di frammenti isolati, di spazi immobili non dimensionabili in una scala sentimentale…”.

In foto, Interno 2009 di Fabio Donato