Cosa ci fa un pinguino in un antico borgo di pescatori? Chiedetelo a Diego Nuzzo, padrone di casa e inventore del Penguin cafè, isola culturale nel cuore di Santa Lucia, caffè letterario a due passi dal mare, oasi per chi è in fuga dall’aperitivo “made in Chiaia” e punto di riferimento (l’unico) per chi insegue cinema, teatro, letteratura, musica, arte e fotografia: dimensioni dimenticate, quasi del tutto, dal quartiere.

E’ proprio la passione per la settima arte a far scattare la voglia di cambiare rotta e cos tre anni fa Nuzzo, architetto quarantenne, decide di aprire la prima libreria napoletana dedicata al cinema, con un tributo alla Penguin, casa editrice inglese che proprio di pellicole e dintorni si occupa. Da qui a immaginare uno spazio aperto alle culture il passo è breve e oggi nel Wine bar di via Santa Lucia 88 ogni giorno c’è un evento .

Perch Santa Lucia?
Qui la cultura non aveva più spazi: non c’è un teatro, non c’è una libreria, il cinema è stato chiuso, non c’è più vita. Ci sono solo tanti uffici e per questo ci è sembrata una scommessa interessante. Adesso chi abita qui sa che al Penguin ogni sera succede qualcosa. Siamo un wine bar, si assiste a una presentazione, di un libro o una mostra, e poi ci si trattiene per cena.

Il successo con il pubblico è stato immediato, che mi dice invece del confronto con istituzioni e burocrazia?
La lentezza della burocrazia è stata esasperante, nel luglio 2006 avevamo finito i lavori, eravamo pronti a partire, mancava solo una firma che è arrivata con mesi di ritardo e ci ha costretto ad aprire solo il 3 gennaio del 2007. Le istituzioni ci ignorano totalmente, nonostante il Penguin sia l’unica realt  a Napoli che proponga ogni giorno un evento culturale. Siamo invisibili ai loro occhi eppure abbiamo una mailing list volontaria di seimila utenti che hanno chiesto di essere informati sulle nostre attivit .

Chi trova spazio nelle sale del Penguin?
Ospitiamo talenti internazionali ma anche napoletani, nella maggior parte dei casi gratuitamente. Solo una copertura delle spese, quando ce ne sono, nel caso per esempio delle rappresentazioni teatrali, per il resto le nostre entrate arrivano dalle consumazioni.

E’ una strategia spesso perdente dal punto di vista economico, perch anche “gli intellettuali” spesso vengono, seguono l’evento, mangiano patatine e olive gratis e poi scappano via senza consumare, però le soddisfazioni non mancano, c’è un forte interesse anche per le iniziative di nicchia.

Con la vostra programmazione avete intercettato un target piuttosto trascurato in citt , quello di chi cerca eventi di qualit  in un luogo informale e accogliente. Quali sono gli eventi che ricorda con più emozione?
Siamo partiti con un ciclo di venticinque conversazioni con i personaggi dell’eccellenza campana, abbiamo ospitato Paolo Mancuso, Gennaro Matino, Valerio Caprara, Peppe Lanzetta, Erri De Luca e altri. Un altro momento speciale è stato il concerto con Peggy Stern, la più grande pianista jazz americana: io ero all’ingresso e non avevo potuto ascoltarla e cos a fine serata a porte chiuse lei mi ha detto “tu non mi hai sentito suonare stasera, adesso siediti qui” e ha eseguito due pezzi solo per me. E poi c’è stata la pittrice canadese Sharon Okun che dopo aver letto di noi su internet mi ha chiesto di fare una mostra di tele create apposta per l’occasione dedicate al cinema degli anni ’40. Quella mostra ci è stata poi chiesta dal museo del cinema di Los Angeles…

Grazie anche alla collaborazione di Luca Mercogliano (direttore di NapoliGayPress e responsabile eventi LGBT), Federica Cerami (responsabile mostre fotografia), Giorgio Coppola (responsabile per i concerti jazz) ed Edoardo Paola (collaboratore eventi), fino a oggi ci sono stati 170 concerti, soprattutto jazz di cui il 35% con ospiti stranieri, 75 incontri con scrittori e cineasti, 46 mostre tra pittura, scultura e fotografia.

L’avventura continua e chi desidera essere informato sul calendario del Penguin, può scrivere a eventi@penguincafe.it

Penguin Cafè

Via Santa Lucia 88, Napoli

tel.0817646815

Nelle foto (di Maria Volpe Prignano), Diego Nuzzo e una sala del Penguin