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Con queste parole, il 24 febbraio 1582, il Pontefice Gregorio XIII promulgò mediante affissione, alle porte della basilica di San Pietro e a Campo de’ Fiori, la bolla papale Inter gravissimas, con la quale veniva modificato il calendario giuliano in vigore fino a quel momento. E sul significato occulto del calendario si concentra il libro “I pilastri dell’anno” di Maurizio Ponticello, edito da Arkeios (pagg. 270 euro 22,50, in foto la copertina).

Le quattro stagioni come non vi sono mai state raccontate.

Il ruolo della chiesa, fede, cristianesimo, editti, papi, vergini, vedove, eremiti. Che cos’ una festa? Che c’entra tutto ciò con il calendario, le stagioni, ore, minuti e quarti d’ora?
Per Ponticello l’essenza cosmica corrisponde al ciclo di vita che si manifesta in natura e nella spiritualit  umana determina il relativo simbolismo e la connessione “animica” al ripetersi del mondo.
Proprio da qui nasce l’esigenza di fissare una periodizzazione del tempo degli uomini in sintonia con quello celeste. In tutto questo la Chiesa ha riformato il calendario a propria immagine e somiglianza nel tentativo di rendere santo il fluire del tempo sul modello che prospetta la sua dottrina.
Ciò che è quaggiù corrisponde a ciò che è lassù, quello che è nell’ordine celeste è nell’ordine terrestre, al visibile corrisponde l’invisibile, il divenire combacia con l’assoluto, il fisico concorda con il metafisico. La Terra respira come il cielo, inspira ed espira, tira dentro e caccia fuori nel tempo di un giorno e poi di un anno.
Autunno, inverno, primavera ed estate, trovano la loro spiegazione storica e la loro dimensione umana. Una versione storica originale, che non perde, a tratti, la visione romanzesca viva nell’autore.
La scrittura di Ponticello è ricercata, fluida, capace di catturare il lettore. L’autore, con questo libro, mette brillantemente in relazione il tempo spirituale con quello materiale, e gli strumenti che quest’ultimo crea per rintracciare un tempo che possiamo solo immaginare. Spiegando ogni passaggio e, cosa non secondaria, facendosi capire.
Da non perdere il Proemio “L’uomo, difatti, è un Sole e una Luna e un cielo farcito di stelle; il cosmo è un uomo, e la luce del Sole e le stelle sono anche il suo corpo.”
Il resto, come sempre, va letto e metabolizzato.