Le donne che hanno partecipato al Vivaio hanno dimostrato notevole creativit  e, nella maggior parte dei casi, il possesso di abilit  “mature” in grado di realizzare, nei diversi campi di attivit , produzioni di sicuro interesse per il mercato. Quello che mi ha colpito principalmente è stata la rivendicazione del “saper fare” e del “mestiere” come costruzione di senso e come fedelt  alle proprie vocazioni/passioni, prima ancora che come ricerca di un ritorno economico. Ho trovato traccia di questo orientamento nel frequente richiamo al territorio, alla citt  e al valore delle tradizioni artigianali locali, nella ripetuta sottolineatura dei temi della sostenibilit  ambientale, e naturalmente, come peraltro nello spirito del progetto, in un certo “orgoglio” di genere.
Caratteristiche che, all’interno del processo di creazione di nuove imprese, assumono molta rilevanza perch integrano la catena del valore con elementi di rinforzo competitivo sul piano dell’immagine distintiva che le donne imprenditrici riusciranno a comunicare al mercato.
Nel percorso formativo messo in campo dall’Ati per favorire la concretizzazione di progetti di impresa, sono stati curati in particolare due aspetti la formazione alla cultura di impresa (per lo più carente nelle donne che hanno aderito al progetto), intesa come capacit  di trasformare l’idea iniziale, e nel caso specifico, delle abilit  e competenze di partenza, in un modello strutturato atto a prevedere e valutare tutti i fattori necessari a garantire la fattibilit  del piano di impresa; compagine imprenditoriale, approccio al mercato, scelte organizzative e sostenibilit  economica e finanziaria; il supporto ai processi di aggregazione tra le partecipanti per ottenere una sufficiente massa critica, non sempre garantita a livello individuale, per rendere concretamente fattibile il piano di impresa.

Il progetto, in questa fase, non prevedeva l’effettivo start up delle imprese, ma sono state fornite concrete indicazioni e riferimenti per le iniziative su come acquisire ulteriori servizi
supporto tecnico-organizzativo per la costituzione dell’impresa dal punto di vista societario, supporto di tipo fiscale, canali di commercializzazione (sono gi  attive forme di promozione delle produzioni via web), possibili fonti di finanziamento attraverso bandi pubblici per agevolazioni, accesso al credito anche mediante l’utilizzo di fondi di garanzia, modalit  di autofinanziamento (crowdfunding).

Per non disperdere il lavoro svolto e i risultati ottenuti in termini di spinta delle donne verso un’autonomia imprenditoriale
e una maggiore valutazione e definizione del proprio talento creativo, sono due gli aspetti da prendere in considerazione.

Il primo riguarda la prospettiva di garantire una maggiore continuit  ai progetti
nel caso specifico sarebbe utile poter prevedere una seconda fase di assistenza allo start up per consolidare i processi di creazione di impresa avviati; l’esperienza del Vivaio dimostra che sono necessari tempi più lunghi di sedimentazione in progetti per poter ottenere risultati concretamente misurabili entro lo stesso ciclo di vita del progetto.
Il secondo aspetto riguarda la domanda prevalente espressa dalle donne che hanno partecipato al progetto riguardante la messa a punto di un’offerta stabile di strumenti di sostegno alla valorizzazione delle attivit  che hanno a che fare con la creativit  e le abilit  artigianali uscendo dalla logica dei progetti a termine, questo significa rendere disponibili incubatori di impresa, spazi attrezzati per il coworking, opportunit  programmate e regolate per la promozione e la commercializzazione dei prodotti, creazione di marchi pubblici di territorio e di settore, location accessibili per eventi.
A livello locale risulterebbe molto più efficace garantire in via ordinaria quel minimo di infrastrutturazione utile a far progressivamente emergere quelle attivit  che tuttora sono costrette nei circuiti della precariet  e dell’economia informale piuttosto che intervenire con strumenti di sostegno discontinui. Almeno per quelle iniziative di impresa nascenti che solo dopo una fase di consolidamento potranno utilizzare efficacemente meccanismi agevolativi e servizi più complessi.

* partner della C.Borgomeo&Co, consulente area creazione e sviluppo di impresa, partner ATI progetto Vivaio Donna

Nella foto, da destra, Avallone con Diletta Capissi, Nino Lettieri
e Gabriella Amodio durante l’incontro con le imprenditrici del “Vivaio”