Mi permetto di dire qualche parola di prolusione per affermare la sacralit  dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e della sua grande biblioteca. L’esistenza dell’Istituto è un fenomeno secondo me straordinario, di una straordinariet  che va sottolineata. Volevo cercare di dare una definizione di come vedo l’Istituto con un confronto con altri due istituti di chiarissima fama mondiale, con i quali ha moltissime analogie nella concezione. I due altri istituti sono il Warburg Institute (adesso a Londra) e l’Institute for Advanced Study di Princeton, dal quale provengo. un caso strano della storia che questi altri due istituti siano nati quasi simultaneamente sulle due sponde dell’Atlantico, uno ad Amburgo e l’altro a Princeton. E sono nati in modo simile tutti e due fondati da privati (in entrambi i casi due ricchi ebrei) e originariamente senza alcun rapporto con istituzioni o enti nazionali.
Il Warburg Institute è partito come una biblioteca creata da Aby Warburg, figlio di una famiglia di banchieri. Aby Warburg si accordò con il fratello maggiore per rinunciare ai suoi diritti sull’eredit  e ricevere in cambio la facolt  di acquistare per tutta la vita qualsiasi libro volesse. Da queste premesse e con questa possibilit  ha creato una meravigliosa biblioteca. Era meravigliosa non solo per la quantit , ma per il modo in cui era stata concepita, modo del tutto insolito e fedele a una nuova idea della storia della cultura umana, direi globale, poich immaginava per la prima volta la cultura come unit  del pensiero umano lui la chiamava Kulturwissenschaftliche Bibliothek, Biblioteca della scienza della cultura. Qui si studiava matematica, scienze umane, storia ecc., secondo un’idea unitaria della cultura. I più grandi studiosi dell’epoca, come per esempio Erwin Panofsky, frequentavano la biblioteca di Warburg quando era ancora ad Amburgo, cos come oggi i più grandi studiosi del mondo frequentano l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, e da queste frequentazioni nacquero una serie di pubblicazioni, una rivista e delle monografie senza le quali è impossibile studiare la storia della cultura, tutto questo senza avere rapporti con l’universit . Anche quando, come nel caso di Panofsky, si era in rapporto anche con l’universit , al Warburg si tenevano lezioni ma non c’era un vero e proprio insegnamento come all’universit . Nel 1934, con l’avvento dei nazisti al potere, il Warburg viene “esiliato” in Inghilterra, dove per mancanza di fondi viene assorbito dall’universit  e si comincia a tenervi corsi e a rilasciarvi titoli a nome dell’universit , tradendo il progetto di partenza, che consisteva nel costituire una biblioteca concepita per la ricerca pura senza rapporto con progetti effettivi.
La medesima idea di ricerca pura era l’idea di base dell’Institute for Advanced Study di Princeton, fondato nel 1930. Il primo tra i grandi a venire all’Institute di Princeton, proprio nel periodo in cui le universit  in Germania venivano svuotate dalla presenza degli ebrei, fu Albert Einstein. L’Institute venne fondato a Princeton perch l vicino c’era l’universit , con cui c’è una convenzione per consentire agli studiosi dell’Institute di frequentare la biblioteca dell’universit , ma non c’è altro tipo di rapporto tra le due istituzioni. Da noi, al contrario dell’universit , non c’è e non ci sar  mai insegnamento l’idea era, ed è, di un istituto di ricerca avanzata, pura. Il nome Institute for Advanced Study è perfettamente espressivo dell’idea perch questo nome, che è adesso utilizzato per le accademie di tutto il mondo, fu coniato per la prima volta per il nostro istituto. Da tutte le parti c’erano istituti specialistici, ma l’Institute for Advanced Study non aveva volutamente un elemento disciplinare fin dall’inizio. Chi ha inventato questo sistema si chiamava Abraham Flexner, un importante intellettuale, che scrisse nel 1937 un saggio bellissimo intitolato The usefulness of useless knowledge, un saggio sull'”utilit  della non utilit ” delle ricerche e sull’idea che le grandi scoperte nella storia dell’umanit  siano state sempre il risultato della pura curiosit . Flexner part dall’esempio di Guglielmo Marconi, che non ha fatto altro che sviluppare le idee di Maxwell e di Hertz, che erano puri ricercatori.
Il senso di tutto questo discorso è che nel mondo della ricerca pura e in particolare tra questi tre istituti ci sono degli elementi comuni, primo fra tutti l’indipendenza, ci il non ubbidire alle richieste dell’universit  di praticit  e di insegnamento; indipendenza molto preziosa ma, al tempo stesso, molto delicata perch comporta il problema della ricerca di fondi. I fondi sono importanti per salvaguardare l’indipendenza di questi istituti e la libert  della ricerca pura, libert  molto preziosa e per me motivo fondamentale per salvaguardare l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e la sua biblioteca. Qui, a differenza che a Princeton, per esempio, si seguono dei seminari, che però sono molto diversi dai seminari universitari perch i professori che vengono, cos come ho fatto anche io nei            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKKBYBBTBB DBeS pHKBUNIONBLBB tim giorni precedenti, illustrano anche i risultati non ancora pubblicati delle proprie ricerche avanzate e frutto della pura curiosit , cos come è necessario per educare i giovani, invece di corsi universitari riassuntivi.
In conclusione voglio aggiungere che la straordinariet  dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici è duplice in primo luogo che esista con le caratteristiche che ho definito sopra, in secondo luogo che esista a Napoli. Mi ricordo che la prima volta che sentii parlare dell’Istituto mi chiesi con stupore come mai fosse nato a Napoli secondo me, un istituto del genere sarebbe dovuto nascere a Firenze o a Milano o a Torino, citt  che possiedono sia ingenti fondi sia una lunga tradizione di studi. In realt  ci si dimentica che Napoli, e questo è motivo di grande orgoglio, è la citt  di Giambattista Vico e di Benedetto Croce e che l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici è centro di cultura antichissima e che fa rivivere la cultura di Napoli del ‘700, di quando Napoli era la capitale più avanzata di tutta l’Europa a livello intellettuale.

*Professore emerito all’Institute for Advanced Study all’Universit  di Princeton dove ha insegnato per molti anni Storia dell’arte, formando più di una generazione di studiosi

Nella foto di Corrado Costetti, l’interno del palazzo della sede dell’Istituto in via Monte di Dio