In un’epoca di anestetizzante spettacolarizzazione della realt  da parte dei mezzi di comunicazione di massa, la cui mira è tutta tesa a una ributtante e dispotica egemonia pseudo-culturale , ai danni di una moltitudine di individui che ormai da decenni, e a loro insaputa, sono stati trasformati in perfetti servi volontari con l’illusione di essere liberi di agire , di pensare e di scegliere, l’artista ha il dovere di esserci come azione di contrasto cercando, attraverso il proprio intervento, di squarciare qualche velo opacizzante e de-formante rispetto alla realt  in cui siamo immersi. Ma l’artista , è ben noto , ha bisogno di interagire con chi si occupa della organizzazione della visibilit  del proprio lavoro , e che ha legittimamente anche lo scopo di realizzare un guadagno.
Ma capita anche, e ben vengano queste occasioni , che le finalit  espositive come quella del progetto INCENDIUM curata dall’associazione TEMPOLIBERO abbia un risvolto assolutamente no-profit ; anzi per essere precisi ,il profitto realizzato attraverso la vendita delle opere che ogni artista ha donato , è stato totalmente devoluto per la ricostruzione di citt  della scienza che, come tutti ricordano è andata distrutta a seguito di un incendio.
Questa è stata la ragione che mi ha spinto a partecipare determinando anche la scelta della mia opera. Perch la distruzione di citt  della scienza è una ferita profonda nella vita di tutti, proprio come la ferita sul volto della donna che ho ritratto. La mia opera che viene etichettata come opera "forte" è per me semplicemente la rappresentazione della vita reale, la quale ( ed è un dato tangibile e innegabile ) è, per la maggior parte degli individui, lastricata di ferite e umiliazioni. Perch in quel volto c’è l’esistenza ferita di chi ha perso definitivamente qualcosa o qualcuno. la ferita di chi ha perso il lavoro perch vittima delle disumane logiche neo-liberiste che con inaudito cinismo calpestano stralci di diritti conquistati a fatica attraverso dure lotte.
la ferita sanguinante non sempre visibile dell’anima , o dell’indifferenza e del silenzio dell’ambiente in cui si vive. la ferita dei non amati. la ferita dei folli abbandonati in anonimi luoghi manicomiali. Ma è anche il volto , malgrado la ferita , di una persona che disperatamente cerca comunque di essere , di esistere e di resistere. Ecco, sento il dovere come artista di esplorare e indagare la dimensione dissonante della realt , di sprofondare in tutte le manifestazioni de-formate e sfigurate di una verit  dolorosa che spesse volte è costretta a nascondersi e a camuffarsi per sfuggire alle persecuzioni dei poteri costituiti. Sento il bisogno irrefrenabile di percorrere vertiginose discese in questi abissi.
Perch non sono mai stato interessato alla rappresentazione a-problematica di una vita senza traumi. . Perch nella vita e nell’arte bisogna imparare a sfuggire alle offerte di un bello a buon mercato e
da mediocri paradisi artificiali ; occorre invece analizzare impietosamente le condizioni di brutale violenza in cui versa il nostro mondo amministrato da un’oligarchia cinica e criminale. La realt  lo impone, e l’artista deve esprimere un grido di orrore che sale da una realt  mortalmente ferita. Questo per conservare la speranza e uno slancio verso una vita migliore. Una vita autentica.

*artista di Incendium

In foto, l’opera esposta a Palazzo Roccella