Napoli, città millenaria, culla di talento, storia e creatività. Eppure c’è chi tutto questo non lo vede. Si concentra su determinati aspetti pur di oscurarne la bellezza. Una storia che si ripete da 156 anni ormai. D’altronde si sa, la Storia la scrivono i vincitori e, spesso, la memoria è un’arma costruita ad hoc per giustificare i delitti di ieri e di oggi con il presunto benessere comune. Per fortuna esiste anche chi, stanco di sentirsi vittima inconsapevole di quel complesso di inferiorità che automaticamente colpisce i “vinti”, invece di fermarsi ai pregiudizi va a fondo delle cose, scoprendo verità taciute, nascoste, create e mantenute secondo piani che vogliono Napoli e il sud sottomessi e incapaci di badare a se stessi.
Aniello Balestrieri, classe 1985, laureato in Psicologia alla Sapienza di Roma con una tesi di laurea dal titolo “I meccanismi sociali del pregiudizio antimeridionale, fra cenni storici e utilizzo mediatico”, dice proprio questo: «Sin da piccolo ho subito quella narrazione ufficiale che considera noi napoletani essere inferiori, cattivi, brutti e sporchi. Non avevo idea che le cose potessero essere diverse da come venivano raccontate dai giornali, dalle tv. Poi, un po’ per studio, un po’ per curiosità personale, ho scoperto una realtà che mi ha cambiato la vita. Da quando ho letto “Terroni” di Pino Aprile (giornalista e scrittore italiano), sono una persona diversa».

In foto, in alto l'opera dell'artista napoletana Diana Franco, "L'oro di Napoli"; al centro Aniello Balestrieri, uno dei sostenitori del progetto SosPartenope\ilmondodisuk.com
In foto, in alto l’opera dell’artista napoletana Diana Franco, “L’oro di Napoli”; al centro Aniello Balestrieri, uno dei sostenitori del progetto SosPartenope

Aniello per mantenersi agli studi svolge due lavori: di mattina è commesso in una tabaccheria e di pomeriggio assiste una persona anziana. Nonostante i sacrifici, è uno dei sostenitori di “SosPartenope. 100 artisti per il libro della città”, il progetto/mostra promosso e organizzato dal mondodisuk, in collaborazione con l’assessorato al turismo e alla cultura del comune di Napoli che, dopo Castel dell’Ovo e la basilica di San Giovanni Maggiore, approda alla Bulla, in via Duca di San Donato 73, grazie al sostegno del Consorzio Antiche botteghe tessili di piazza Mercato.
Con il coinvolgimento di circa 140 artisti, di differenti generazioni, italiani e stranieri che hanno donato le loro opere (offerte dalla piattaforma Meridonare in cambio di una donazione simbolica di 200 euro), il mondodisuk vuole creare il libro della città, il “Dizionario appassionato di Napoli”: 580 pagine che raccontano la vera essenza della città, oltre gli errori storici. L’ obiettivo? Abbattere gli stereotipi su Napoli, far conoscere la sua vera identità agli italiani e agli stessi napoletani affinché possano mostrarla orgogliosi al mondo. Tutto ciò attraverso le parole di Jean-Noël Schifano e la traduzione in italiano del suo “Dictionnaire amoureux de Naples” (ed. Plon).
«Duecento euro sono un terzo del mio stipendio mensile – dice Balestrieri che tra le oltre cento opere ha scelto quella dell’artista napoletana Diana Franco, “L’oro di Napoli” –. Mi sono innamorato del quadro e adoro Schifano, le cui argomentazioni sono inattaccabili. Ricordo ancora le sue parole quando durante una conferenza stampa a Castellammare esordì dicendo: “Napoli rappresenta ogni battito del mio cuore”. Venivo da un posto dove tutto era quadrato, a Napoli invece tutto è rotondo e caotico. Rimasi qui per provare a capire il caos in cui mi ero infilato”. Dopo averlo ascoltato decisi  di andare di corsa a casa a prendere una copia della mia tesi di laurea e di regalargliela».
Nella sua tesi Aniello prova a dimostrare come il pregiudizio antimeridionale sia stato e continua a essere una vera e propria “arma omeostatica capitalistica” su cui si fonda l’intero sistema italiano. Enfasi, filtri e censura sono le dinamiche mediatiche più frequenti in un paese come il nostro dove l’informazione spesso è viziata o addirittura manipolata (un’attitudine che il giornalista Angelo Forgione definisce “Ammazziamo Pulcinella”).
«La napoletanità è sempre stata denigrata in Italia – commenta il giovane di Castellammare. Ci hanno fatto credere che per essere dei buoni italiani bisogna espellere tutto ciò che è napoletano. Perfino gli accenti vanno corretti tramite dizione, a meno che non siano volutamente macchiettistici e parodistici. Quando Napoli ha perso il ruolo di capitale, è stata subordinata al Piemonte e depauperata di tutto ciò che aveva e per giustificare questa colonizzazione è stata raccontata una storia diversa».
Il fatto che, ancora oggi, un giornale come il Sun posizioni Napoli tra le 10 città più pericolose al mondo per poi toglierla dall’elenco il giorno successivo dopo che il giornalista ha ammesso di essersi ispirato a Gomorra senza informarsi ulteriormente, per il giovane psicologo è la conseguenza che Napoli viene vista nel mondo tramite la narrazione che se ne fa in Italia.
«A Brescia – sottolinea – c’è la discarica più grande d’Europa, in Veneto l’acqua è inquinata da metalli pesanti, eppure dopo il boom del personaggio Roberto Saviano i prodotti padani sono divenuti sinonimo di qualità rispetto a quelli campani. Se queste cose venissero dette in tv, allo stesso modo di come è stato fatto per la terra dei fuochi di Caserta, saremmo noi a non comprare i prodotti alimentari del nord. Da Saviano in poi è cambiata la percezione nei confronti dell’economia del sud. Ben vengano invece le iniziative come quella lanciata dal mondodisuk che ha come obiettivo esportare la bellezza e il talento napoletano nel mondo. Ecco perché ho deciso di sostenere il progetto. Napoli è molto di più di quello che la narrazione mediatica ufficiale ci propina quotidianamente».
Per saperne di più
https://www.meridonare.it/progetto/sos-partenope