Come in una personale in cui il pittore espone accanto alle sue ultime creazioni un’ampia retrospettiva delle opere del passato, cos nella raccolta “Misure del Timore” (Kairòs Edizioni) Antonio Spagnuolo riunisce delle poesie scelte tra le varie sillogi pubblicate fin dal 1985.
Attraverso la filigrana dei versi si leggono una serie di riferimenti autobiografici relativi alla permanenza in Francia o, nelle poesie della parte iniziale dell’antologia, i rimandi alla professione di medico presenti nella terminologia specifica della prima raccolta “Candida”, riflesso evidente di quanto profondo il vissuto di medico sia stato nell’esperienza esistenziale dell’autore e di come egli scrivendo non abbia smesso i panni di dottore per indossare quelli di poeta.
Per Spagnuolo la veste quotidiana è talmente piena della realt  e della presenza della malattia e degli strumenti di cura, da segnare la sua espressivit , in maniera forte relativamente ad un periodo, ma successivamente qua e l  con echi più diluiti e diffusi.
In Melania c’è una centralit  della dimensione corporea della carne e della malattia che ritroviamo molti anni dopo in Valerio Magrelli, poeta che nel 2003 scrive in prosa “Nel condominio di carne” compiendo un ironico viaggio intorno alle parti del corpo e alle malattie, un’auscultazione delle proprie percezioni-sensazioni. Spagnuolo non è un medico “prestato alla poesia”, è un medico poeta. Il ricorso tanto marcato alla terminologia scientifico-medica nella poesia è sorprendente non tanto per le audaci sperimentazioni del linguaggio, dato che la poesia contemporanea ci ha più che abituati, ma per l’operazione di far assurgere la terminologia del suo impegno di lavoro quotidiano nel mondo dell’espressione poetica, di consegnarla alla letteratura. Con questa operazione il linguaggio scientifico, sottratto alla sua dimensione d’uso ordinaria con una variazione della destinazione d’uso, si universalizza e la letteratura a sua volta con questo apporto linguistico vede ampliata l’area semantico-lessicale e rimesse in discussione le abitudini espressive.
Nelle raccolte successive, invece, uno spazio privilegiato è stato dato all’amore a partire dalla raccolta del 1987, in cui specifico è il riferimento a Neruda di “Venti poesie d’amore e una canzone disperata” che qui sono “Dieci poesie d’amore e una prova d’autore”.
Nel processo di introspezione e scavo nell’io profondo, il poeta è in continuo dialogo con se stesso, con il proprio io, ma c’è anche un continuo immaginario parlare a lei, interlocutrice sempre presente nei suoi pensieri, e l’inquietudine esistenziale e sensuale sembra placarsi solo nel rivolgersi a lei.
L’ardore della passione e del sesso, il vortice amoroso si declinano di verso in verso con reiterati riferimento ai momenti dello slancio dei sensi, ma anche con una vena di malinconia che negli anni va crescendo.
Nelle ultime composizioni inedite del 2010 finora inedite la nostalgia e una malinconia sempre più incombente spingono al bilancio della propria vita, a misurarsi con il timore della fine della vita nella convinzione che il tempo approda alla vecchiaia e nelle allusioni al cimitero. Domina un universo allusivo di percezioni contraddittorie, di sogni sognati o vissuti che non perde però mai quella carica di amara lucidit  che spinge a guardare al presente con disincanto. Spagnuolo scrive nell’introduzione “la poesia è legata all’inconscio e l’inconscio è il luogo della poesia”, frase che ne sintetizza la poetica. Vedere oltre s, nella più completa libert  e gratuit  della mente è ciò che ha fatto Spagnuolo.
La sua è una poesia di metafore, suggestione delle immagini, inusitati accostamenti di immagini che evocano sciabolate di sensazioni surreali, simbolismi, analogie, contraddizioni esistenziali sul filo di fantasticherie della mente e del cuore, in un empito lirico che qua e l  si tinge di nostalgia, audaci sperimentazioni personali del linguaggio e del verso per ripercorrere categorie immateriali di una complessa metafisica delle emozioni, sonorit  del verso suono e ritmo impresso nelle frasi, asciuttezza di espressione e insieme complessit  di preziosismi quasi barocca, destrutturazione della sintassi e della semantica con una palese volont  di liberazione da automatismi culturali della percezione e di apertura verso orizzonti evocativi ed emotivi.

In foto, particolare della copertina del libro

2 aprile 2012