Quando è proibito sognare un futuro, il presente diventa acqua chiara in cui immergersi. Dove tutto è nitido e anche il dolore nuota in una serenit  senza
il silenzio a svegliare la memoria che si fa strada da sola, sollecitata dalla bellezza del mare, dei suoi misteri e da una pace infinita.
L’attesa per la gara vera è un pretesto per viaggiare tra le emozioni, oscillando tra quel ponte distrutto dalle bombe, sulla Neretva e l’atmosfera surreale di Furore e dei suoi dintorni. «La morte non è, non può essere solo dolore, è ricordo soave. Chi va a vivere lontano rimane al nostro fianco, diventa il nostro angelo custode. La sua presenza la riconosciamo in ogni cosa in un sorriso, in un soffio di vento, in una frase, nei colori del cielo, in un tuffo». Ombre fugaci irrompono dall’eternit , sono luci che squarciano il buio dell’assenza e stupiscono il pensiero che, a occhi chiusi, si lascia andare e unisce il protagonista all’autore.

Una storia d’amore si insinua tra visioni e frammenti di vita quel viso di ragazzina, perso di vista dopo i giochi sereni dell’infanzia, si riaccende nella mente.
«Rivedo me fanciullo… Nelle sere di maggio, all’uscita dalle chiese e dalle moschee, ci riunivamo per giocare ai quattro cantoni. Le preghiere erano il lasciapassare per i giochi di quell’ora che accompagnava l’imbrunire… Fu l che iniziai a scoprire la dolcezza di esserti vicino».
I caso, che li ha allontanati, li riavvicina. Lei, che lo credeva morto, lo rivede in televisione durante le riprese di Marmeeting e lo raggiunge telefonicamente per dirgli con un filo di voce «Non ti ho mai dimenticato… Siamo stati per alcuni mesi a Belgrado. Impossibile comunicare con chiunque… Ora viviamo a Berlino». All’improvviso l’orizzonte si rischiara di futuro. L’acqua è l’elemento che d  senso ai giorni. Come la scrittura assegna un significato ai fogli bianchi. Facendoli navigare nell’infinito della fantasia.

Ne parliamo con l’autore

Medico e scrittore. La scrittura come terapia per rivivere anche ricordi dolorosi?
Più che rivivere ricordi dolorosi la scrittura credo possa essere considerata una sorta di psicoanalisi un po’ alla volta ti porta a scrivere cose sempre più nascoste e ti costringe a pensare e ripensare a sensazioni, emozioni, problemi… finch non sei in grado di interpretarli nel modo giusto e quindi a metterli definitivamente su carta.

Il paesaggio, il fiordo di Furore, è coprotagonista del racconto. Quanto è legato alla sua terra?
Indubbiamente tutta la costiera amalfitana la considero territorio inscindibile dalla mia Salerno. Ricordi costruiti fin da ragazzo quando con il motorino e gli amici la percorrevamo in lungo ed in largo, poi ,circa 20 anni fa, Oreste Varese ha pensato e realizzato i tuffi dalle grandi altezze proprio nel Fiordo di Furore e da allora è un’esperienza che rivivo ogni ano sempre con piacere e quei paesaggi non finiscono mai di incantarmi.

E all’acqua?
I paesaggi importanti della mia vita hanno avuto sempre l’acqua come protagonista, mare o fiume, ma acqua.

Nelle pagine scorre anche l’amore per il teatro. Una passione che è anche la sua?
Il teatro mi interessa, ma mi interessa ancor più il teatro come intuizione e come processo costruttivo, in altre parole il teatro mi affascina come viaggio della mente teso a raggiungere una meta (la rappresentazione teatrale).

Altri progetti editoriali in cantiere?
Si, anche se il percorso per realizzarli è sempre lungo; gli impegni di lavoro purtroppo (o per fortuna) sono tanti. Sto pensando a una sorta di romanzo in cui si realizzano una serie di incontri con gli scrittori del passato.

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