La valorizzazione dell’autentica napoletanit  e la tutela dell’orgoglio, dai quali nasce l’acronimo V.A.N.T.O., vanno ricercate attraverso alcune strade principali: l’evidenziazione delle tante eccellenze napoletane eclissate dai media con una propaganda dannosa di un popolo al quale vengono attribuiti esclusivamente mali e problemi; la difesa della dignit  del popolo Napoletano, sovente oggetto di una denigrazione sistematica e spesso gratuita. Infine, la denuncia del degrado urbano e il miglioramento delle misure di salvaguardia dello splendido patrimonio artistico e monumentale di Napoli, il cui centro storico è patrimonio dell’umanit  tutelato dall’UNESCO.

Tutto ciò ispira la mia azione e fa di V.A.N.T.O. un movimento concreto e coerente percepito dall’opinione pubblica e dalla stessa stampa. Sulle riviste e nelle emittenti locali mi hanno chiamato “l’assessore aggiunto”, “l’indignato speciale” per la mia battaglia a beneficio dell’immagine di Napoli.

Non mi piace fare dibattiti e tenere conferenze ma preferisco l’azione sul campo. Dentro ho la fede nella Napoletanit , la conoscenza della storia più nobile della citt  che è la mia autoconsapevolezza e la mia forza, e cerco di diffonderla come un virus; fuori mi armo di macchina fotografica e telecamera per cacciare infamie urbane, scandali al sole, delitti contro il patrimonio monumentale e non solo. Credo nella democrazia della rete e nelle sue potenzialit ; la semino con articoli, denunce, videoclip, e poi cerco di raccogliere i frutti.

Ho raccontato alla gente i misfatti dei luoghi più rappresentativi di Napoli, ponendo le basi affinchè si ponesse rimedio a qualcuno di questi.

Cerco il dialogo con gli amministratori locali, propongo e offro spunti di discussione. Scavo nella storia della citt  e della sua urbanistica, e provo insistentemente ad offrirla a coloro che mi seguono.

Ho esternato il mio sdegno in mille maniere verso chi infanga il nome dei Napoletani autentici, quelli che davvero amano la citt  e soffrono per il suo poco felice presente. Non è una questione di difesa ma di autodifesa.

Ho individuate le cause di questa denigrazione: il popolo napoletano ha subito una cancellazione della propria identit  e, di conseguenza, della propria dignit . Tutto questo ha un’origine ben precisa che sinquadra negli avvenimenti risorgimentali.

dal 1860 che napoletani e meridionali subiscono una denigrazione incessante che allora serv per giustificare un’invasione e oggi serve per giustificare i vantaggi di cui il Nord beneficia nel tessuto politico-economico del paese.

Un esempio su tutti: Carlo Bombrini, amico di Cavour e Governatore della Banca Nazionale del Regno d’Italia, presentando il piano economico-finanziario che avrebbe alienato tutti i beni del Regno delle Due Sicilie pronunciò questa frase: «Non dovranno mai essere più in grado di intraprendere» riferita ai meridionali. Il suo piano ebbe gli effetti sperati e la Ansaldo, di cui era uno dei fondatori, beneficiò della neutralizzazione dell’opificio siderurgico di Pietrarsa che non ebbe più commesse, dirottate a Genova.

Questo è un piccolo esempio che fa capire cosa si celò dietro la denigrazione dei meridionali.

All’epoca eravamo “beduini e affricani, oggi siamo “colerosi e terremotati”. L’aggressione verbale non si è mai arrestata e attualmente fa ancora più male perch per prima cosa non c’è più niente da rubare e poi perch l’Unit  d’Italia avrebbe dovuto creare da un pezzo i fratelli d’Italia.

L’avvento della televisione ha amplificato il problema e da più parti si sentono attacchi ingiustificati all’intera comunit  napoletana, chiamata in causa come esempio negativo assoluto.

Per non parlare di ciò che accade negli stadi laddove dei fischi di antipatia ad un noto giocatore di colore diventano razzismo e ne parla l’intera nazione mentre l’insulto continuo al napoletano passa sotto silenzio e gode di una sorta di immunit , quasi come se offendere un napoletano sia legale.

Mettendo da parte sterili e dannosi vittimismi, tutto questo va in qualche modo arginato con le armi a disposizione. La denuncia di questo fenomeno mediatico deve essere anch’essa mediatica e i mezzi di comunicazione moderni ne offrono l’opportunit  che va sfruttata, ma con argomentazioni giuste e con u’analisi concreta che non scada appunto nel vittimismo.

Questa è la strada giusta perchè, che le scuse arrivino o meno (e qualcuno le porge), i personaggi colpiti vengono comunque inibiti dal ripetere gli errori gi  commessi nel momento in cui sono consapevoli che attraverso altri mezzi di comunicazione è possibile smascherarne le colpe.

I napoletani devono riappropriarsi delle proprie autodifese, cominciare ad alzare la guardia e la testa, e pretendere rispetto per evitare che da più parti piovano insulti ingiustificati. Quando di questo si tratta, è giusto rizelarsi invece di continuare a subire supinamente come accade ormai da 150 anni a questa parte.

questa la strada da percorrere per ritrovare la nostra dignit , e per procedimento invers            6               o, anche la nostra identit . Ma per percorrerla bisogna prima essere coerenti perch si può difendere la citt  dagli attacchi che arrivano dall’esterno solo quando si attaccano e si stigmatizzano tutte le assurdit  che vi sono all’interno.

Nella foto, anche il tifo divide l’Italia in due

*Associazione culturale V.A.N.T.O