Carlo e Enrico Vanzina ricordano il padre e Totò presentando in prima nazionale a Napoli il film Non si ruba a casa dei ladri definito da Enrico “una commedia all’italiana con soggetto drammatico, trattato in maniera volutamente lieve e buffo.”
Il film è uno specchio della realtà italiana in cui molti cittadini onesti vivono in povertà o il dramma dei violenti soprusi di politici e dei loro amici soci loschi faccendieri. Tale realtà rende l’Italia paese poco affidabile abitato da ladri, buffoni, cialtroni. In scena due coppie: Antonio Russo, Vincenzo Salemme, piccolo imprenditore napoletano, e la moglie Daniela, Stefania Rocca; Simone Santoro, Massimo Ghini, intrallazzatore rozzo volgare romanaccio, e Lori, Manuela Arcuri, la bella amante ciociara ignorante.
Apparentemente sembrano, in primo piano, tre temi: “Mafia Capitale”, i corrotti sono miserabili non invincibili, la rivincita di Antonio su Simone, suo truffatore arlecchinesco vanaglorioso. In verità, il film, essendo specchio di una realtà, nasconde tante facce, ossia tanti messaggi. Ogni opera d’arte cela più messaggi.
In un racconto, commedia, dramma, ogni personaggio o attore esprime uno o più messaggi. Si evidenzia la diversa filosofia di vita del napoletano Antonio e del burino romanaccio Simone. Il primo onesto lavoratore, amante della famiglia, pronto a sacrificarsi per far felice la figlia (per i napoletani i figli sono (pezzi ‘e core).
Simone, borioso, prepotente bullo, caciarone, dotato di un dialetto dal suono rozzo e fastidioso, scimmiotta in malo modo lo stile di vita dei personaggi della “Dolce vita” di Fellini. Antonio, rimasto povero all’improvviso, non viene abbandonato dalla moglie Daniela. Simone, vittima delle sue truffe, si trova privo di denaro, della Lori, amante vistosamente sexy dotata di esperienza e cultura popolare.
Il film porta ricorda Totò cerca casa, In nome del popolo italiano, Il pranzo della domenica, La congiuntura, I soliti ignoti. In quest’ultimo quando Antonio organizza la sua vendetta con l’aiuto di altre vittime Giorgio (Maurizio Mattioli), Herr (Teco Celio), Demetra (Ria Antonioli), Michele (Lorenzo Balducci), zia Titina (Liliana Vitale).
 “In questo film,- dice  Carlo Vanzina- ideato con Enrico due anni fa, quando scoppiò il caso Mafia capitale, i protagonisti si vendicano dei politici corrotti. Compone il nostro trittico con “I mitici” e “In questo mondo di ladri”. Per una volta, al di là dei luoghi comuni, mostriamo un napoletano che viene imbrogliato da un romano. Antonio è un uomo perbene arrabbiato nero con la vita; suo padre aveva voluto lasciare Napoli perché convinto che in città fossero tutti “mariuoli” ma anziché andare a Bolzano si trasferisce a Roma complicandosi ancora di più la vita. Ghini, nonostante le sue nefandezze, è simpatico per rimanere nello schema della commedia. Al ristorante si sente solo e fa sedere al suo tavolo Antonio suo cameriere/autista. Tra una forchettata e un sorso di vino, si confida “ho provato ad essere onesto ma ho lasciato perdere. Non sono di destra o sinistra, sono solo un “facilitatore”. Oggi le persone vanno dove va il vento, l’importante è spartirsi il potere”.
Stefania porta in scena la fisicità anglosassone in coppia con Salemme: lei piemontese lui napoletano.  Manuela si è rivelata una bellissima sorpresa non per la sua fisicità prorompente di “maggiorata” come in altri film. Per quello che volevo nel personaggio ricalcato su Giovanna Ralli ignorante in “C’eravamo tanto amati” di Scola è stata eccellente comica massacrando la lingua italiana parlando a vanvera con strafalcioni. In scena ha una presenza fantastica e persuasiva.”
E Salemme aggiunge: “Antonio è un industriale napoletano con una piccola impresa di pulizie che si trova vittima della corruzione politica. I fratelli Vanzina riescono a realizzare bene sia la farsa che la commedia. In questo film fanno riferimento esplicito a maestri della commedia come Steno, Risi, Monicelli, Scola. Io e Carlo ci troviamo a nostro agio quando si tratta di improvvisare, ci divertiamo molto a girare creando sul momento nuove battute e nuove situazioni, ma si può inventare su una buona sceneggiatura.”
Ecco Arcuri:“Lori è una tipica bella ragazza dei nostri tempi che rappresenta la donna superficiale e ignorante che vive nel culto del denaro, dello sfarzo, del successo. Ignara diventa complice di Simone, il suo amante trafficone. Non ha alcuna morale. Per lei tutto è lecito. L’importante è vivere alla grande nel lusso di ville, gioielli e fuoriserie. Carlo ti dà le indicazioni giuste, è bravissimo a spiegare quello che si deve fare e come farlo. Anche nella recitazione è un maestro. Se qualcuno suggerisce fuori copione è ben disposto per il bene del film. La commedia brillante è il genere che preferisco come spettatrice e attrice. Grande gioia è per il ritorno a recitare come avevo fatto all’inizio. Importante per l’attore esternare il lato comico e drammatico”.
Il film è stato girato a Roma e Zurigo. Serena Alberi scenografa e Enrico Lucidi direttore della fotografia non hanno mostrato luoghi particolari delle due città per sottolineare che la corruzione è ovunque. Dinamico il montaggio di Luca Montanari. Le musiche di Giuliano Taviani e Carmelo Travia rendono più vivace lo svolgimento della storia. Raffinati i costumi di Valentina Mezzani.
Il film è ricco di imprevedibili e divertenti risvolti. Diventa esilarante quando Antonio e Daniela si sostituiscono a Simone e Lori per vendicarsi del torto subito a Zurigo . La memoria va ad alcune scene di “Totò truffa”.

 

 

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