Inquieto, cerca visioni nel mondo e in sé stesso. La spinta a indagare non cede alla stanchezza e lo conduce sempre verso nuovi percorsi. L’anima artistica di Aulo Pedicini esplode attraverso circa 270 pagine in una bella biografia corredata di immagini, edita da Guida, che l’artista presenterà domani pomeriggio (martedì 6 ottobre) alle 18 nelle Gallerie d’Italia Napoli, in via Toledo, con Marco Di Capua, Donatella Gallone e Diego Guida.
Un libro che parte da un principio espresso nell’esergo: All’arte, forza e amica fedele della mia vita. Una frase che da sola riesce a dare la dimensione di una passione intensa espressa attraverso forme, intuizioni e materiali differenti.
Niente può dare un’esatta idea di che cosa sia un artista se non le opere che produce in una evoluzione cronologica. Ed è esattamente questa l’impostazione scelta per offrire al pubblico, attraverso un’accurata grafica, un’esperienza creativa che dura da decenni.
Ma vediamolo da vicino, il profilo di Aulo, seguendo il suo cammino artistico che è anticipato dal titolo della pubblicazione, Pedicini. Un sannita a Napoli.
Dunque, nasce a Foglianise nel beneventano nel 1942. Ha 84 anni e un’energia ancora accesa: lo testimonia la volontà di raccogliere le tracce importanti del suo essere autore, utilizzando strumenti e tecniche diverse, dalla pittura, alla xilografia alla scultura, passando per la decorazione di tessuti e la performance. Una formazione napoletana, la sua, che parte dall’istituto d’arte Palizzi e lo fa approdare all’Accademia, tra pittura e scultura.
Stupisce, sfogliando la biografia, la sua capacità di trasformarsi, di accogliere spunti e di cercare strade non facili per confrontarsi con la realtà.
Negi anni settanta, quando l’urgenza di cambiare regole soffocanti che mortificano la dignità umana investe la comunità intellettuale, spingendo l’arte fuori del suo contesto abituale, Aulo, insieme a da altri protagonisti dell’avanguardia napoletana, e parliamo di Gerardo Di Fiore, Gerardo Pedicini, Carmine Rezzuti, Errico Ruotolo, costituisce l’a/social group entrando nell’ospedale psichiatrico Frullone, osservando da vicino l’esistenza negata ai malati, testimoniando la violenza di una società che segrega e esclude.
Esperienza presentata alla Biennale di Venezia nel 1976 nel Padiglione Italia, a cura del critico d’arte Enrico Crispolti. Filmato e materiale documentario che diventano denuncia sociale di una disintegrazione dell’essere umano. Ma anche due perfomance, durante il periodo della Biennale, una in Piazza San Marco.
Ma Aulo è anche l’artefice di una porta del sogno in bronzo e di una scultura dell’anima che ci proietta in città lontane da quelle che conosciamo, dove l’utopia è una necessità, mentre domina nella sua concezione artistica la figura di una donna mai rasserenante, ispiratrice di emozioni fortissime.
In uno dei testi inseriti di questa biografia, Paolo Giulierini direttore del museo archeologico nazionale quando Pedicini presenta la mostra “Scaglie annerite” nel 2023, lo definisce demiurgo contemporaneo animato da un procedere arcano suggerito da gioie e tristezza che attraversano la sua esistenza.
Protetto, tuttavia, sempre dall’arte che lo induce a trovare l’identità smarrita nel dolore. Pronto per ricominciare a essere.
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