L’arte è una spia accesa sull’esistenza. Interroga la vita, la interpreta, la indaga: non è mai quieta o tranquilla, ma vive in un turbinio di emozioni. Ernesto Terlizzi, artista salernitano (di Angri), con formazione artisitca napoletana, che ha alle spalle un lungo percorso espositivo di importanti mostre nazionali, da Milano a Roma, il suo faro illuminato sulla vita non lo ha mai spento.
Da anni impegnato a scavare nel dramma dei migranti, ha presentato al Museo archeologico nazionale di Napoli (affettuosamente noto con la sua sigla, il Mann, luogo aperto alla città), nelle sale della Farnesina, da giugno a settembre, la mostra “Ma che che ne sanno gli altri” curata da Marco Di Capua.
Adesso, quell’esposizione raffinata, elegante, toccante, costruita attraverso 20 opere in carta thailandese kozo martellata, con cui ha chiuso il ciclo di opere dedicato ai profughi e iniziato dieci anni fa con la personale “Apologia della superficie”  nello spazio (milanese) Tadini di Milano, viene riproposta al pubblico attraverso il catalogo omonimo pubblicato da Gutenberg edizioni.
Il volume raccoglie i testi del direttore del Mann, Paolo Giulierini e dello storico dell’arte Marco Di Capua, ma anche testimonianze di Eduardo Alamaro, Massimo Bignardi, Sandro Bongiani, Lorenzo Canova, Carlo Fabrizio Carli, Alberto Dambruoso, Andrea Del Guercio, Patrizia Fiorillo Michelangelo Giovinale, Danilo Msestosi, Renzo Margonari, Melina Scalise, Erminia Pellecchia, Pasquale Ruocco, Carmine Siniscalco, Antonello Tolve, Stefania Zuliani. Le immagini sono a cura di Antonio de Caporaso, Jacopo Naddeo, Paolo Novi e Pasquale Pannone. Il progetto grafico e l’ impaginazione sono firmati da Giuseppe Ferrentino.
Della pubblicazione parleranno nella Gan dell’Accademia di Belle arti (in via Costantinipoli) lunedì 13 novembre alle 11,30 Paolo Giulierini, Stefano De Stefano, Marco Di Capua, Carmine Vitale, dopo i saluti della presidente Rosita Marchese e del direttore Giuseppe Gaeta. Coordina, Federica De Rosa.
La mostra “Ma che ne sanno gli altri” prende il titolo emblematico di uno dei lavori esposti e sintetizza il dolore, la tragedia, la violenza subita dalle persone in fuga dalla propria terra, solcando quel Mediterraneo che dovrebbe unire culture e identità differenti e spesso diventa, invece, tomba di sogni e speranze.
Non è un caso, come sottolinea Bongiani nel suo intervento scritto «se nelle magnifiche carte esposte da Terlizzi vi è l’ossessiva e meditata presenza del puttino alato della pittura pompeiana con in mano un fiore, preso in prestito dall’opera “Menade e Amorino”, ritrovato a Pompei nella Casa di L. Cecilius lucundus e presente da tempo al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Una sorta di omaggio a questo straordinario museo, luogo di memoria e anche di riflessione dei perenni drammi dell’uomo».
Un ricordo del tempo che fu, quando Terlizzi, studente del liceo artistico e poi dell’Accademia di Belle arti, percorreva pochi passi da lì verso quello che per eccellenza, è il Museo di Napoli.
Il passato si intreccia con il presente e genera riflessioni di rara bellezza, dove il bianco e il nero sposano l’apparire e lo scomparire, in un grido d’allarme che richiama lo sguardo sulla disumanizzazione di un mondo determinato a escludere e a trasformare l’indifferenza in abitudine.
Sfogliando le pagine di questo bel libro, potrete riflettere sull’angoscia di un artista di fronte a un transito mal tollerato dalla società dei più fortunati. Terlizzi rende poetica la disperazione di chi scappa dalle tenebre d’origine, correndo il rischio di incontrare la morte.
Ne resterete affascinati, ma anche turbati. E saprete… Saprete cosa accade a chi non vive cullato dal benessere. Poteva succedere a ciascuno/a di noi nascere in un paese maligno nei confronti dei propri figli: cosi l’arte spinge a oltrepassare i confini esistenziali. E a pensare che il male è sempre in agguato.

Qui sopra, uno sguardo sulla mostra, proposto nel catalogo. In alto, locandina della presentazione e l’artista salernitano Ernesto Terlizzi

Gutenberg Editions/”But what do the others know?” Ernesto Terlizzi’s exhibition at the Mann told in the catalog. The artist’s view of despair in the Mediterranean

Art is an illuminated spy on existence. It interrogates life, interprets it, investigates it: it is never quiet or still, but lives in a whirlwind of emotions. Ernesto Terlizzi, an artist from Salerno, Italy (from Angri), with Neapolitan artistic training, who has behind him a long career of important national exhibitions, from Milan to Rome, has never extinguished his shining beacon on life.
For years he has been engaged in the drama of the migrants, he presented at the National Archaeological Museum in Naples (affectionately known by its acronym, the Mann, a place open to the city), in the rooms of the Farnesina, from June to September, the exhibition “Ma che che ne sanno gli altri”, curated by Marco Di Capua.
Now, that refined, elegant, touching exhibition, built through 20 works in hammered Thai paper Kozo, with which he closed the cycle of works dedicated to refugees and started ten years ago with the personal exhibition “Apologia della superficie” nello spazio (milanese) Tadini of Milan, is proposed to the public through the catalog of the same name published by Gutenberg editions.
The volume collects the texts of the director of Mann, Paolo Giulierini and the art historian Marco Di Capua, but also testimonies of Eduardo Alamaro, Massimo Bignardi, Sandro Bongiani, Lorenzo Canova, Carlo Fabrizio Carli, Alberto Dambruoso, Andrea Del Guercio, Patrizia Fiorillo Michelangelo Giovinale, Danilo Msestosi, Renzo Margonari, Melina Scalise, Erminia Pellecchia, Pasquale Ruocco, Carmine Siniscalco, Antonello Tolve, Stefania Zuliani. The images are curated by Paolo Novi and Jacopo Naddeo, The graphic design and layout are signed by Giuseppe Ferrentino.
Of the publication will speak at the Gan of the Academy of Fine Arts (in via Costantinipoli) Monday on November 13th at 11.30 Paolo Giulierini, Stefano De Stefano, Marco Di Capua, Giovanna Cassese dell’Accademia di Belle Arti Napoli, Carmine Vitale, after the greetings of the president Rosita Marchese and the director Giuseppe Gaeta. Coordinator, Federica De Rosa.
The exhibition “Ma che ne sanno gli altri” takes the emblematic title of one of the works on display and summarizes the pain, the tragedy, the violence suffered by people fleeing their homeland, the Mediterranean that should unite different cultures and identities and often becomes, instead, a tomb of dreams and hopes.
It is no coincidence, as Bongiani points out in his written intervention, if in the magnificent papers exhibited by Terlizzi there is the obsessive and meditated presence of the winged puttinus of Pompeian painting holding a flower, borrowed from the work “Menade and Amorino”, found in Pompeii in the House of L. Cecilius lucundus and present for some time at the National Archaeological Museum of Naples. A sort of homage to this extraordinary museum, a place of memory and also of reflection on the perennial dramas of man».
A memory of the time that was, when student of the artistic high school and then of the Academy of Fine Arts walked a few steps from there towards what par excellence, is the Museum of Naples.
The past is intertwined with the present and generates reflections of rare beauty, where black and white marry the appearance and the disappearance, in a cry of alarm that calls to mind the dehumanization of a world determined to exclude and transform indifference into a habit.
Flipping through the pages of this beautiful book, you can reflect on the anguish of an artist in front of a transit badly tolerated by the society of the most fortunate. Terlizzi makes poetic the desperation of those who escape from the darkness of origin, running the risk of meeting death.
You will be fascinated, but also upset. And you will know… You will know what happens to those who do not live lulled by well-being. It could happen to every one of us to be born in a country that is cruel towards its children, so art pushes to cross the existential boundaries. And to think that evil is always lurking.



RISPONDI

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.