Uno scrigno delle meraviglie. Il Museo delle arti sanitarie. Storia della Medicina, all’interno del cortile del cinquecentesco ospedale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili. Oggetti e testimonianze.
Tra le sue collezioni, un presepe unico al mondo. Un presepe speciale fatto di pastori e “incurabili per il tempo” e da guaritori ciarlatani. È un omaggio alla storia delle malattie e delle cure, che rappresenta uno spaccato sanitario settecentesco. La rappresentazione della malattia, della diversità, della deformità esorcizza il male.
Nel tradizionale presepe napoletano, il pastore malato non chiede la grazia per guarire, ma esiste in quanto rappresentazione della società reale del ‘700: sciancati, uallarosi, scartellati, gozzuti, appestati… tutti accettano col sorriso la cattiva sorte e sono ben accetti nonostante l’handicap.
Leggere la storia della città attraverso le sue malattie, le sue epidemie, i luoghi della sofferenza, della carità e gli strumenti per curare. La storia della medicina e dei suoi maestri napoletani, leggende, invenzioni straordinarie e primati unici.
Proprio qui si è tenuto nei giorni scorsi il corso di formazione per giornalisti: “Etica della comunicazione scientifica”: motore dell’incontro, il direttore e chirurgo illustre Gennaro Rispoli che ha ribadito come Napoli nei secoli scorsi sia stata capitale della Medicina.
Qui nacque la penicillina grazie all’intuizione di Vincenzo Tiberio (primo maggio 1869 –  gennaio 1915), che ai tempi dei suoi vent’anni, nella città segnata dal colera, soffriva per l’amore contrastato dalla famiglia nei confronti della cugina, Amalia Teresa.
Fu proprio a casa degli zii, genitori dell’amata (che sarebbe comunque riuscito a sposare dieci anni prima di morire) ad Arzano, osservò il comportamento delle muffe nel pozzo e intensificò poi lo studio all’istituto di igiene dell’Università diretto da De Giaxa, ma a un passo dall’antibiotico non fu sostenuto dall’ambiente accademico. L’obiettivo sarebbe stato poi raggiunto nel 1928 dallo scozzese Fleming con la scoperta che gli valse il Nobel.


Il Museo delle arti sanitarie è un prodigio che nasce dalla tenacia dei volontari e che non si ferma malgrado il crollo al complesso degli Incurabili e la chiusura dell’antica farmacia. Ci sarà nei prossimi mesi un concorso per il progetto di recupero.
Nel frattempo, una parte del patrimonio storico del museo troverà casa nelle sale sotterranee di san Lorenzo, mentre l’attività della struttura (adesso con accesso in via Luciano Armanni, 21) continua con laboratori ed eventi.
Nell’ambito del recente Lezioni di Storia Festival,
proprio Rispoli nella sala Cirillo del Museo ha raccontato aneddoti di solidarietà e carità. Quando i diversi, i disabili e i malati venivano accolti con grande spirito di fratellanza.
In una città dove Giuseppe Moscati nel suo studio (ricostruito nel museo) accoglieva i pazienti. E sul suo cappello poneva un cartello con una sintesi di generosità: chi ha da mettere metta, chi ha da prendere prenda. Il denaro come veicolo di umanità. Una grande lezione di vita per tutti i tempi che verranno.
Intanto, ai tempi del Coronavirus una équipe del Cnr di Napoli (come riporta oggi il quotidiano Il Mattino) punta a definire una terapia valida più rapidamente possibile. Sulle orme di una grande tradizione scientifica.
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Negli scatti di Teresa Uomo, alcune sale del Museo

 

 

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