Il dito dell’occhio/ Il vizietto (italiano) di conservare i privilegi della politica. Da nord a sud

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L’italietta perde il pelo ma non il vizio. Un paese, il nostro, che ritorna sui propri errori e prova a persistere, anzi, a “migliorarli”. Mai un cambiamento effettivo, reale e definitivo. Anche i deputati, così come i senatori, stanno pensando di far ritornare i vitalizi, finanche a chi deve scontare più di due anni di carcere. La proposta viene da una parlamentare del partito di Giorgia Meloni. Da “via la casta” a “c ripigliamm tutt chell ca putimm”, è passato poco.
Il vizietto di conservare, all’infinito, i privilegi della politica, rimettendo al centro delle azioni pubbliche ciò che era stato giustamente tolto, sta trovando terreno fertile anche nel centrodestra alla prova del Governo del paese. Poi, perché scandalizzarsi (fintamente) che quasi un italiano su due non va più a votare, ma preferisce andare al mare? Sembra una scelta logica visto ciò che accade.
Una misura, quella dei vitalizi dopo la fine della rappresentanza istituzionale, insopportabile e indigeribile, ma gratificare economicamente anche i condannati in maniera definitiva è una scelta che non trova paese al mondo a fare peggio. Una vera porcheria!
Anche e soprattutto chi si è macchiato per reati contro la pubblica amministrazione, ovvero chi ha rubato soldi pubblici nell’esercizio delle funzioni istituzionali, ora potrebbe essere riammesso al beneficio. Un incitamento a guardare la “gestione pubblica” in un’ottica che non esclude nettamente le ruberie, qui non si tratta solo di un privilegio, ma di qualcosa che non ha logica né giustificazione.
Così, anche dopo le tangenti per il Mose di Venezia e i soldi sottratti alla sanità lombarda, si potranno continuare a versare soldi pubblici agli ex parlamentari corrotti. Il caso più assurdo riguarderebbe l’ex presidente della Regione Veneto – Galan – che ha patteggiato una pena di due anni e dieci mesi per non affrontare il dibattimento. Coinvolto in un giro di tangenti con soldi pubblici, assieme a ministri, imprenditori e funzionari pubblici, che hanno messo su la più grande inchiesta sulla corruzione in Italia.
Il messaggio è sì devastante ma purtroppo, vista la ragnatela corruttiva, tanto al nord quanto al sud, l’opinione pubblica sembra quasi non scandalizzarsi più. Ha abbassato la guardia, stremata dallo sconforto, schifo, senso di impotenza verso il potere della politica corrotta. Si insinua la strada più pericolosa, quella della rassegnazione. Ovvero il rischio di andare oltre la linea della decenza pubblica e privata e vederla come accettazione di “normalità”.
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Foto da pixabay

                              

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