Le disobbedienti/ Ana Lena Rivera dà voce alle ragazze della Singer. Quattro generazioni per un secolo di storia spagnola

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Quattro donne, quattro generazioni per un secolo di storia spagnola che si dipana attraverso un medium, uno strumento- una macchina da cucire Singer – grazie al quale il racconto intreccia la Storia e le storie.
I bacini minerari delle Asturie, la guerra, il franchismo e il post franchismo vissuto da donne dal carattere, le aspettative e i sogni diversi ma – tutte – unite dall’aver vissuto la sopraffazione di un modello sociale in cui gli uomini esercitano un ruolo preminente e – assai spesso – ricorrono all’uso della violenza.
Da poco in libreria per Piemme, “Le ragazze della Singer” di Ana Lena Rivera, dà voce a un passato che per il modo in cui le donne vivevano, potrebbe sembrare molto più lontano nel tempo di quanto non sia: incesto, abusi, stupro e paura.
Ma ridurre solo a questo un romanzo sui legami femminili all’interno del nucleo familiare significherebbe non coglierne la profondità e la complessità e ignorare la riflessione sull’amicizia e lo sviluppo della consapevolezza personale in un percorso di crescita e autostima diverso per ognuna delle protagoniste.
Il confronto generazionale è lo specchio in cui ognuna di loro si riflette pensando alle cose che ha scelto come prioritarie e importanti nella vita: la famiglia, il lavoro e l’autonomia economica per affrancarsi dalla dipendenza da un padre/marito.
Il rapporto tra la bis(nonna) e la pronipote esprime la leggerezza, l’ironia e la forza di un legame basato sulla similitudine di carattere, il DNA non è acqua, e sull’affetto che le unisce grazie al potere delle storie che contribuiscono alla definizione identitaria. Il romanzo è ambientato in un Paese che vive mutamenti politici, economici e sociali partendo dal lavoro in miniera considerato illegale per le donne:
«Non si facevano molte foto allora, ma quando veniva un fotografo, nascondevano le donne perché nessuno le vedesse. Quando scoppiò la guerra, con gli uomini al fronte, morti o in prigione, chi credi che picconasse il carbone? Le donne, ovviamente. I pozzi non potevano fermarsi. Ma quando il regime ha deciso che le donne dovevano occuparsi solo dei lavori domestici e dei bambini, le hanno cacciate tutte».
L’autrice affronta un argomento più volte sollevato in questa rubrica perché ricorrente nelle analisi socio economiche: alle donne si ricorse per sostenere lo sforzo bellico – in ogni comparto economico – ma una volta terminate le ostilità, con il ritorno degli uomini alla vita civile, queste dovevano rientrare nei ranghi, quelli domestici di figlie, mogli e madri.
Dovevano rinunciare anche alla paga ridotta che avevano ricevuto per svolgere lo stesso, identico, lavoro degli uomini. Una realtà, questa che si protrae, in Italia, fino ai giorni nostri nel settore dell’agricoltura dove la giornata di lavoro di una donna – con le stesse identiche mansioni – è remunerata meno di quella di un uomo.
Le ragazze della Singer cuciono abiti e ricordi imbastendo, pagina dopo pagina, una saga familiare in cui segreti, sensi di colpa e di inadeguatezza, paure e atti di coraggio accompagnano chi legge con uno stile fluido che cattura e induce a riflettere sul rapporto che si ha con la propria famiglia.
Rivera mette in luce il peso delle cose non dette che, sedimentate nel tempo, spingono a cercare risposte e a fabbricarne per assecondare il bisogno di trovare risposte, ragioni e motivazioni di un modo di essere più che di agire: Aurora accetta gli eventi rimboccandosi le maniche decisa a vivere gli sprazzi di piacere che la vita le può offrire mantenendo il silenzio sul proprio passato, Agueda si interroga sul perché sua madre non sia stata affettuosa ma respingente, Ana scotomizza gli avvenimenti allontanando da sé quel che provoca dolore e Alba, la quarta generazione, scava nel passato per affrontare il presente senza bugie costruendo una scialuppa su cui compiere un viaggio tutte e quattro insieme.
La durezza della realtà raccontata, mitigata dalla speranza e dal cambiamento, è un benefico antidoto per le coscienze che tendono ad assopirsi, il diritto al lavoro, alla maternità e all’aborto, il diritto a vivere senza il terrore di subire violenza non sono inviolati e inviolabili né scontati, sono – ancora oggi- motivo di battaglie da sostenere. Le protagoniste affrontano la vita – e per carità teniamoci lontano dall’abusato termine della resilienza – elaborando, ognuna secondo il proprio carattere e personalità, strategie e scelte.
Ho sempre amato le saghe familiari per il modo in cui lo scorrere del tempo mostra la possibilità di tramandare ricordi, avventure, passioni e idee vissute con spirito e approcci diversi perché ognuno di noi è diverso ma tutti portiamo dentro chi siamo stati.
©Riproduzione riservata
IL LIBRO
Ana Lena Rivera,
Le ragazze della Singer
Piemme
Pagine 498
euro 22

L’AUTRICE
Anna Lena Rivera È nata a Oviedo nel 1972. Dopo vent’anni come manager in una grande multinazionale, ha esordito nella narrativa con Quello che i morti non dicono, il primo di una serie di gialli con protagonista Gracia San Sebastián. La serie è di grande successo in Spagna, dove ogni volume ha raggiunto i primi posti delle classifiche. L’autrice è stata finalista al prestigioso premio Lara e ha vinto il premio Torrente Ballester per la narrativa.

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