Professionisti diventano attori per ricordare il grande architetto urbanista del Novecento, Le Corbusier. Sul palco della sala Dumas, all’istituto Farnecese di Napoli Nicola Di Battista, direttore di Domus, nel ruolo di Charles-Edouard, Monica Amirante, del Tribunale di Sorveglianza, Presidente della Corte, Sergio Zeuli, Membro del Consiglio della Magistratura, rappresenta il PM, Alberto De Vita, docente Diritto Penale alla Parthenope, avvocato della difesa, Alessandro Castagnaro, docente di storia dell’architettura, istruttore del quadro accusatorio, Marina Rigillo, docente di Tecnologia alla Facolt  di Architettura, è Charlotte Perriand collaboratrice di Charles, Francesco Bruno, architetto e docente di progettazione, nel ruolo del Barone Haussmann prefetto di Parigi nell’Ottocento. L’idea e regia di Massimo Clemente, urbanista e dirigente del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Tra i capi d’accusa emerge l’idea di aver creato una architettura abitativa rivoluzionaria, pur non essendo laureato in architettura,
insita nel concetto di existenz minimum ed ha, inoltre, permesso agli altri progettisti di omologazione costruttiva, edilizia speculativa e periferie selvagge come il Corviale di Roma(edificio lungo un Km) le Vele a Napoli lo Zen a Palermo.
Le Corbusier, ( pseudonimo di Charles-Edouard Jeanneret-Gris), nato in Svizzera ma di origine francese, cercava di vedere il funzionalismo nel suo viaggiare in Italia, nelle isole greche, nelle metropoli americane. Immagazzinava schizzando idee forme colori su taccuini. Egli è un artista plastico dotato di pragmatismo. Nel 1908, a ventidue anni, giunge a Parigi e vi soggiorna a lungo. Entra nello studio al 22 di Rue Franklin di Auguste Perret, ingegnere, maestro del cemento armato che permette flessibile leggerezza nelle strutture degli edifici . Collabora con i giovani Gropius e Mies van der Rohe nello studio di Berehns a Berlino e con Hoffmann a Vienna. Il futurismo lo induce a studiare la geometria organica delle industrie, la dinamicit  delle forme, la visibilit  quasi contemporanea di interno ed esterno. Da Perret coglie l’idea del tetto giardino presente nei palazzi dell’ingegnere in forma non appariscente e la possibilit  di creare i pilot e il dominò.

Il suo grattacielo-villaggio, non citt , dotato di alcuni punti vendita asilo e verde permette la conoscenza tra gli abitanti dello stesso condominio e risolve il problema alloggi in centro.
La pièce, dotta, divertente, ironica, in realt , mette sotto accusa ingegneri e architetti che con il poco sapere e spesso al servizio di corrotti, hanno interpretato a loro piacimento i dettati di C. E. Jeanneret dotato di cultura, espressa anche in pittura prima cubista e poi purista.

Buona la regia. Ottimi gli attori che hanno frequentemente lanciato frecciate velenose ma spassose a certi noti e una umoristica all’amico Renato De Fusco presente in prima fila.
Mi ha sorpreso Bruno, trovato attore brillante, ma sempre serio nelle nostre frequentazioni.
L’atto unico è stato realizzato da “Citt  e Architettura” in collaborazione con l’institut franais e con ANIAI(associazione Architetti e Ingegneri) Campania.

Nella foto, un momento del processo che non poteva non finire che con l’assoluzione di un genio dell’architettura

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