Salve sono Marzia, non ricordo quando sono nata, forse nelle grotte paleolitiche, forse nell’impero romano, forse prima della guerra mondiale, forse non ricordo, ma ho ben in mente la figura di Eva la prima donna, ci quella che si vendette per una mela.
Le case chiuse (scusate) furono chiuse dalla legge Merlin, senatore donna che volle a tutti i costi che questa legge venisse ammessa dai vari parlamentari, senatori uomini, politici, di legge, di chiesa, che ben frequentavano le case chiuse, e che non amavano molto la senatrice per questa sua idea, e forse nemmeno noi “lavoratici” amavamo questa sua bislacca legge. Sicuramente andava modificato il sistema, forse se fosse diventata una fabbrica statale, cavrebbe tutelato realmente noi “signorine”.
Che pensava la senatrice ? Che l’antico, il più antico mestiere del mondo sarebbe finito con la chiusura delle case? Gi  le case chiuse. Una casa di tolleranza, anche detta comunemente bordello, casino, casa d’appuntamenti, casa chiusa, postribolo o lupanare, a Napoli.
“‘E case co’ e’ perziane verdi” era un immobile, un’abitazione in cui si esercitava la prostituzione, dove figure storiche come le “matresse” la facevano da padrone, a volte erano tenutarie cattive e dispotiche. Oggi in una bella casa anche per le donne tutto dovrebbe essere veramente sotto controllo dallo stato, mentre la legge italiana in vigore fino ad allora prevedeva che venissero periodicamente messi in atto controlli sanitari sulle prostitute, anche se in realt  i controlli erano sporadici e soggetti a pressioni di ogni genere da parte dei tenutari, specialmente al fine di impedire di vedersi ritirata la licenza per la gestione dell’attivit .
Insomma, la ebbe vinta la Lina nazionale, la Merlin. Con il parere contrario dei monarchici e missini, il progetto divenne legge. Dopo un lunghissimo iter parlamentare, il 20 febbraio 1958 veniva abolita la regolamentazione statale della prostituzione e si disponevano sanzioni nei confronti dello sfruttamento della prostituzione.
Sei mesi dopo la pubblicazione della legge sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana avvenuta sul numero 55 del 4 marzo – alla mezzanotte del 20 settembre di quell’anno, vennero chiusi oltre cinquecentosessanta postriboli su tutto il territorio nazionale. Molti di questi luoghi furono riconvertiti in enti di patronato per l’accoglienza e il ricovero delle ex- prostitute.
Io oggi non mi chiamo “puttana, prostituta”, mi chiamo “escort”, ma la vogliamo smettere con questa ipocrita ipocrisia? Esistemmo, esistiamo ed esisteremo. Allora facciamo una legge che ci dia libera scelta di praticare il nostro mestiere, sia che siamo donne, sia che siano uomini, pagheremo le tasse, saremo obbligate a controlli, in un ambiente pulito, tutelato, dove ci possiamo lavare prima e dopo, avere sempre a disposizione un preservativo, senza più scendere dalle macchine in cui sei salita senza conoscere quello che non sai cosa ti può combinare, sempre con la paura di incontrare un malintenzionato.
E vogliamo parlare delle mie colleghe che non sono italiane??? Sfruttate, malmenate, ore e ore sotto la pioggia, il freddo, il caldo, seminude e con un ombrellino per ripararsi, sorridenti con la morte nell’anima. Salve mi chiamo Marzia non ricordo quando sono nata… e se sono nata.

Queste sono alcune notizie, ma la storia e lunga lunga assai, si perde nei tempi della memoria, perch la memoria non vuole ricordare

NOTE- Nell’agosto del 1948 la senatrice socialista Lina Merlin presentò un primo disegno di legge per l’abolizione delle case chiuse in Italia. Il progetto fu approvato dal Senato, ma la fine della legislatura ne imped l’approvazione alla Camera. Il testo fu ripresentato l’anno successivo, ma sub un travagliato iter parlamentare; durante l’acceso dibattito in parlamento gli oppositori tentarono di ostacolare l’abolizione delle case di tolleranza adducendo pericoli igienici in caso di chiusura dei bordelli.
In Italia la prostituzione è stata regolamentata dallo Stato fin dai tempi antichi. Nel Regno delle Due Sicilie, gi  nel 1432, era stata rilasciata una reale patente per l’apertura di un lupanare pubblico; e anche nella Serenissima Repubblica di Venezia esistevano numerose case di prostituzione. Case di tolleranza erano presenti anche nello Stato pontificio. Il Regno di Sardegna introdusse il meretricio di stato (pensato, voluto e realizzato da Cavour), anche e soprattutto per motivi igienici, lungo il percorso delle truppe di Napoleone III nella seconda guerra di indipendenza italiana, sul modello di quanto gi  esisteva in Francia dai tempi del primoNapoleone.

I lupanari (dal latino lupa = prostituta) erano, nel corso di tutta l’epoca romana, i luoghi deputati al piacere sessuale mercenario, ovvero delle vere e proprie case d’appuntamento, o bordelli. Alcuni sono tuttora visibili nelle rovine dell’antica Pompei. Resti di lupanari si trovano presenti anche nel comune di Forio nell’isola partenopea di I            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBSHAREschia. I lupanari di Pompei nell’insula VII, 12, 18, è rimasta traccia di due tenutari, Africano e Vittore che, prima della distruzione della citt , avvenuta ad opera dell’eruzione del Vesuvio (79 d.C.), gestivano un bordello molto florido che era uno dei circa venticinque, collocati soprattutto nei pressi di incroci con strade secondarie. Rilevante il numero dei bordelli presenti a Pompei, una citt  di 8000-10000 abitanti in confronto ad esempio alla più popolosa Roma dove se ne contavano nel IV secolo "solo" 45 o 46 in realt  nei registri regionali non si teneva conto di quelli che erano mascherati da osterie; nel numero, poi, bisogna contare anche quelli situati in campagna dove i possidenti integravano il loro guadagni aprendo lupanari.

In foto, lupanare in affresco pompeiano

I bordelli a Roma Le zone in Roma dove erano più diffusi i bordelli erano la Suburra, abitata dalla plebe, o i luoghi circostanti il Circo Massimo «per andare al circo occorre passare dal bordello» si lamentava il cristiano Cipriano. [9]Proprio in quella zona, vicina al palazzo imperiale, la moglie dell’imperatore Claudio, Messalina, aveva la sua cella riservata dove a buon prezzo si prostituiva con lo pseudonimo di Lycisca, finch «esausta per gli amplessi, ma mai soddisfatta, rincasava con le guance orribilmente annerite e deturpata dalla fuliggine delle lampade, portava la puzza di bordello nel letto dell’imperatore Per evitare «il volgare e sudicio bordello» ] i romani più ricchi si facevano venire le prostitute in casa ma vi erano anche locali per gli uomini "migliori" come il lupanare costruito sul Palatino, di propriet  dell’imperatore Caligola, dove esercitavano donne di classe e fanciulli liberi le cui prestazioni venivano pubblicizzate al foro da un dipendente imperiale che «invitava giovani e vecchi a soddisfare le loro voglie»

luned 4 novembre 2013

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