Al Pan di Via Mille 60 la mostra Novecento a Napoli. Capolavori di pittura e scultura, curata da Saverio Ammendola, Paolo La Motta e Isabella Valente: una selezione di opere, 62 dipinti e 33 sculture, di alcuni tra i maggiori rappresentanti dell’arte napoletana del secolo scorso, tutte (tranne sei di proprietà del Comune di Napoli) concesse in prestito da collezionisti privati.
La mostra, che resterà allestita fino al 10 marzo ed è visitabile gratuitamente, è stata organizzata dalle associazioni culturali Mediterranea e La Fenice con il patrocinio del dipartimento di studi umanistici dell’Università Federico II e dell’assessorato alla cultura e turismo del Comune di Napoli.
Il direttore del Museo di Capodimonte, Sylvain Bellenger, ha potuto ammirare in anteprima le opere esposte. Durante l’inaugurazione, e nei giorni immediatamente successivi, fra i visitatori sono stati presenti anche l’assessore alla cultura e al turismo, Nino Daniele, e il sindaco Luigi de Magistris. Moltissimi visitatori – raccontano gli organizzatori – hanno avuto la fortuna di conoscere personalmente gli artisti in mostra e condividono, pieni di emozione, i loro ricordi privati.
Novecento a Napoli. Capolavori di pittura e scultura offre nuovi spunti che si propongono come il punto di partenza, e non la conclusione di un percorso, per una ricerca dedicata alla pittura e alla scultura del Novecento napoletano, che ben si coniugava con la modernità e l’attualità.
L’esposizione si focalizza tra gli anni Venti e Settanta del XX secolo, riunendo gli artisti che aderirono ai modi di “Novecento”, come Girosi, Striccoli, Brancaccio e Notte a quelli che, invece, vi reagirono superandolo, come Crisconio.
Troviamo le ricerche informali di Cajati, l’astrazione di Waschimps e le anticipazioni della Transavanguardia di Lippi e Perez. Il nuovo millennio è ancora memore di un linguaggio, quello dell’arte del Novecento, che sa essere attuale, capace di riservarci sorprese, soprattutto in merito a quegli artisti che troppo presto sono stati dimenticati, come nel caso di Cajati, artista recentemente scomparso, sul quale si invita il pubblico a riflettere per rivalutare la sua singolare e attraente figura d’artista.
Nella grande sala che accoglie sculture in bronzo, terracotta, cera e gesso si distingue un’unica testina bianca, in marmo. Grazie a questa mostra l’opera, Sisina, di proprietà del Comune di Napoli, ha finalmente ritrovato il suo autore, di cui si era persa traccia a causa dei numerosi spostamenti subiti dalla scultura.
Trovata in una circoscrizione del Comune di Napoli, è stata recentemente trasferita in Castel Nuovo ed è stata attribuita, da La Motta, all’artista  Raffaele Uccella. L’elegante fanciulla raffigurata è Rosa, sorella dello scultore, chiamata Sisina in maniera affettuosa, morta in tenera età a causa del tifo.
Per saperne di più
http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/37533

Qui sopra, Sisina attribuita a Raffaele Uccella
Qui sopra, Sisina realizzata da  Raffaele Uccella. In alto, un dipinto di Franco Girosi