Le disobbedienti/ Emma Nobile, la capolega tabacchina che guidò la rivolta per ottenere diritti e salario dignitoso

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«Emma era una donna indipendente, no­nostante il periodo storico, e non sentiva il bisogno di ricevere l’approvazione di nessu­no. Tutte pendevano dalle sue labbra perché, benché non fosse scolarizzata, le sue parole anche quando scomode, erano oneste, con­crete e trasudavano l’entusiasmo e la passio­ne che caratterizzavano tutto ciò che faceva».
Così Pamela Giannone presenta Emma Margherita Nobile (1915-1995) capolega tabacchina a Lizzanello, un piccolo paese della provincia leccese, in una biografia in uscita a fine gennaio per Besa Muci “Emma Nobile. Storia di una rivolta”.
La coltivazione del tabacco in Italia risale al XVI secolo e la storia del comparto agricolo evidenzia caratteristiche territoriali diverse, in Salento nel 1812 Gioacchino Murat decise di sistematizzare e ottimizzare la lavorazione locale creando la prima manifattura tabacchi del Salento leccese.
Per le lavoratrici del tabacco, le tabacchine, la vita era segnata dallo sfruttamento, le interminabili ore di lavoro, dalle paghe misere e le malattie professionali, una realtà comune a tutti i lavoratori e le lavoratrici agricole nei latifondi meridionali dove maturò la rivolta di cui Emma Nobile fu protagonista.
Stufe di attendere una riforma agraria di cui si parlava ma mai si vedeva una concreta realizzazione Emma Nobile e le tabacchine passarono alle vie di fatto compattando anche gli uomini spinti dallo stesso desiderio di cambiare le cose.
L’autrice dà voce ai pensieri di una donna che ricorda le lotte per ottenere diritti, dignità e un salario in grado di sconfiggere la fame in un clima politico di netta contrapposizione tra due schieramenti. Tra le opposte fazioni la capolega aveva scelto quella in cui spiccava l’impegno del deputato del partito comunista Giuseppe Calasso che, l’undici aprile del 1948, durante un incontro pubblico organizzato a Lizzanello sopravvisse a un attentato in cui persero la vita due persone, un ricordo feroce e brutale di come la rivendicazione dei diritti fosse accompagnata da un clima di tensione sociale che non escludeva la violenza.
La frequentazione con Calasso e la moglie Cristina Conchiglia, impegnata nelle battaglie per il riconoscimento dei diritti delle donne e delle lavoratrici, resero Emma Nobile un soggetto politicamente e socialmente pericoloso da controllare e intimidire, la sua capacità di mobilitare donne e uomini per chiedere condizioni di vita e di lavoro dignitose e in grado di assicurare una equa retribuzione corredata da meccanismi di tutela la rendeva, come fu definita nel 1946 dai Carabinieri di Bari, una sobillatrice.
Nel contesto socio economico del dopoguerra caratterizzato dalla miseria, l’analfabetismo e la necessità di ricostruire un Paese in ginocchio dilaniato da un forte scontro politico maturò la scelta di entrare nelle case dei padroni per requisire cibo da distribuire sulla pubblica piazza a chi ne aveva bisogno, fu il gesto estremo di chi non rimane impassibile a guardare ma agisce assumendosi la responsabilità delle proprie azioni.
Queste scelte, dettate da temperamento e determinazione, la rendevano pericolosa non solo perché oppositrice dell’ordine costituito ma, anche, perché donna: «D’altra parte, la cultura patriarcale relega­va le donne di quell’epoca a un ruolo dome­stico e, dunque, le sue lotte e quelle delle sue compagne venivano spesso percepite come una devianza dai ruoli di genere tradizionali».
Il suo era un esempio rischioso per il modello sociale, che una donna lavorasse per sostenere il bilancio familiare in posizione subordinata a quella del capofamiglia andava bene ma che si mettesse in testa di reclamare diritti e accampare pretese no, quello non era consentito.
Nella vita familiare visse un dolore lacerante, la perdita dell’unico figlio, che l’accompagnò nel susseguirsi dei giorni che da un certo punto in poi scelse di vivere tra le mura domestiche dove le amiche, ora con una scusa ora con un’altra, andavano a farle visita per ricordare i tempi della lotta e commentare i cambiamenti sociali e le abitudini di un mondo nuovo ereditato da un contesto agricolo della provincia italiana profondamente mutato con l’inurbazione e l’emigrazione verso le fabbriche settentrionali.
Una donna dal carattere spigoloso, che le sfide e i colpi della vita non ammorbidirono, di cui è importante conoscere e tramandare la storia affinché la memoria delle sue scelte coraggiose non vada persa ma, al contrario, diventi patrimonio comune e monito per quante e quanti danno per scontati i diritti a caro prezzo conquistati.
Le lotte sindacali delle tabacchine nate da una coscienza collettiva, un sussulto di rabbia ed emancipazione corale, le avevo incrociate approfondendo la storia economica delle donne in Campania, ho ascoltato i racconti di figlie e nipoti che ricordavano i sacrifici, la stanchezza e il coraggio di chi metteva a repentaglio il necessario sostentamento pur di combattere una battaglia volta a migliorare le condizioni di vita di una intera categoria di lavoratrici, leggere di quanto accaduto in Salento rafforza la convinzione circa l’importanza di far emergere un passato troppo a lungo ignorato.
Giannone getta uno sguardo acuto sulla vita di una prozia che, negli ultimi anni, giudicando sé stessa non si è fatta sconti e ci consegna, con affetto e rispetto, un patrimonio da conoscere, custodire e raccontare: la storia fatta dalle donne obliate nelle pieghe del tempo, la nostra storia. Oltre le pagine la voce, bello anche il podcast.
©Riproduzione riservata
IL LIBRO
Pamela Giannone
Emma Nobile. Storia di una rivolta
Besa muci
Pagine 72
euro 14

L’AUTRICE
Pamela Giannone laureata in lettere moderne e, dopo un periodo presso la casa editrice Il riccio editore di Verona, ha lavorato per anni con il Ministero della cultura, per promuovere e gestire progetti editoriali e campagne informative sfruttando competenze settoriali. Ha una lunga esperienza nel ramo del web editing, contenuti multimediali e social marketing. Ha pubblicato, sotto pseudonimo, l’Abbecedario della nostalgia, Sveva Donati, Edikit, 2022.

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