Le disobbedienti/ Nina e il Vate: quel legame intellettuale di una giovane donna con Gabriele D’Annunzio

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Di storie di donne che con il Vate hanno consumato momenti di passione carnale non c’è penuria perciò il romanzo di Maria Costanza Di Croce L’acqua amara, da poco in libreria per Astoria, colpisce per l’originale e interessante trama.
L’autrice racconta di un Comandante che dopo l’avventura di Fiume si ritira, stanco e ingobbito, in quello che diverrà il suo mausoleo- il Vittoriale-  e di una ragazza allontanata dall’ultima sopravvissuta dei suoi affetti familiari, la nonna.
Nina, quindicenne resa orfana dall’epidemia di influenza spagnola di un padre pescatore e di una madre apprendista farmacista tacciata di stregoneria, deve prima abbandonare gli studi e poi il luogo dove è nata. Partita dalle sponde salmastre abruzzesi giunge a quelle dolci del lago di Garda per fare la cameriera in una villa nella quale subisce la fascinazione intellettuale di un uomo che, scorgendo in lei una mente brillante, la coinvolge in una contorta relazione.
Benché giovane, Nina è volitiva e non prona resiste alle angherie della governante gelosa delle attenzioni a lei tributate dall’uomo di cui da decenni è innamorata, supera la stanchezza e le difficoltà senza demordere. Siamo agli inizi degli anni Venti, la povertà e l’orrore della guerra sono ancora vividi e Nina si dedica allo studio nella speranza di conseguire un titolo di studio che le consentirà di diventare una insegnante, le sue giornate sono colme del fuoco incrociato di gelosie e rivalità che le aleggiano intorno: quello della governante che vive nell’adorazione di d’Annunzio, quella di Giulio, il ragazzo del quale si è innamorata e – in più – quella del suo mentore che ritiene il ragazzo un freno per il futuro della sua pupilla.
Ognuno vorrebbe indicarle atteggiamenti da assumere e decisioni da prendere, ogni persona coinvolta si adopera per convincerla ad essere e agire in modo differente da come lei vorrebbe come Giulio, che prima di lei si è lasciato sedurre dall’ars oratoria di d’Annunzio diventando legionario nell’impresa di Fiume e adesso consumandosi nella gelosia la mette in guardia sul potere di persuasione di un uomo senza scrupoli.
Di Croce disegna una determinata protagonista impegnata a conquistare indipendenza di pensiero e istruzione attraverso il duro lavoro rischiarato dal modello di un uomo che definisce arrogante, debole, insolente ma inarrivabile nell’uso della parola: «Un’oscura tristezza è in fondo a tutte le felicità umane. Come alla foce di tutti i fiumi è l’acqua amara» è il verso tratto da “Il piacere” scelto come citazione in esergo dall’autrice.
All’incontro con la moglie del poeta, la duchessa Maria Hardouin è assegnato il ruolo di monito a una donna ancora giovane e inesperta della vita: «Ascoltami bene, Nina dal nome breve come un sospiro: non permettere mai che l’amore diventi il tuo unico padrone, non diventarne la sua schiava. Se un uomo ti promette il cielo, controlla che non ti usi solo come scala per raggiungerlo».  
La sete di sapere di Nina cresce, più impara e maggiore è la voglia di capire perché, nonostante le insistenze del parroco del suo paese, suo padre non volesse farle continuare gli studi, crescendo troverà la risposta alla sua domanda: era un modo per proteggerla dalla cattiveria, l’ignoranza e la stupidità che aveva già avvelenato la vita di sua madre, in fondo meno si conosce e più si è al sicuro, soprattutto, per una donna.
La protagonista ha la lucidità per valutare le persone senza lasciarsi condizionare da quel che pensano gli altri e la forza per non mantenere nessuno sul piedistallo: «Mi trattengo a malapena dal descrivergli la pena e la paura che mi suscita d’Annunzio, la sensazione di essere totalmente in suo potere, le mie incertezze e le mie paure. Ma soprattutto gli nascondo l’idea che ho avuto tante volte e che – me ne rendo conto solo ora – quell’episodio ha suggellato: il Condottiero, il Vate è un uomo come gli altri, meschino e geloso»., il legame che unisce l’anziano poeta e la ragazza è di tipo intellettuale, quello che si crea tra un/a mentore e il/la discepola, discepola e non allieva perché con quest’ultima la relazione sarebbe stata scevra dall’ammirazione e l’adesione a un modello scelto come fonte di ispirazione verso cui tendere non solo per raggiungere lo stesso grado di conoscenza ma, di più, per assorbirne i meccanismi mentali, la logica e l’abilità nello sviluppo del pensiero.
Nina non si limita a trovare bello il modo di tradurre i classici e di scrivere del suo maestro ma vuole apprendere il modo nel quale lui interpreta, vive e attraversa la letteratura e lo fa senza censurare la realtà: l’uomo che ammira per il suo talento è meschino, geloso, arrogante e pieno di sé.
Gli anni passano, il fascismo prende il potere e la possibilità di sostenere l’esame per poter tornare a scuola rimane una priorità per lei ma non per tutti. Un crudele inganno stravolgerà i suoi piani e Nina proseguirà per la sua strada, farà le sue scelte: «In questi anni mi hanno chiesto spesso com’era lui. Nessuno mi ha mai chiesto com’era vivere con lui. Questa è la mia storia, ma inevitabilmente è anche la sua. Di quell’uomo che non mi ha mai abbandonato, nemmeno quando l’avrei voluto con tutta me stessa. Scruto lo specchio. Cerco la sua sagoma ossuta, il suo profilo aquilino. Cosa volete da me, Comandante? Cosa cercate ancora?».
Un libro dalla trama originale, interessante, con personaggi ben definiti che restituiscono una visione inedita e diversa di Gabriele d’Annunzio vista attraverso gli occhi di una giovane donna con la quale il coinvolgimento è diverso rispetto a quello vissuto con le altre donne della sua vita.
©Riproduzione riservata
IL LIBRO
Maria Costanza Di Croce
L’acqua amara
Astoria
Pagine 350
euro 19

L’AUTRICE

Maria Costanza Di Croce, nata a Chiaravalle, in provincia di Ancona, nel 1987 si trasferisce a Vasto, in Abruzzo, quando è ancora piccolissima. Si laurea in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Firenze, poi va a Roma per gli studi post-laurea. Dal 2023 vive, in compagnia dei suoi due gatti, a Pesaro: lavora, legge, scrive e passeggia in riva al mare. L’acqua amara è il suo romanzo d’esordio

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