Il 23 novembre, 40 anni dopo. Partendo dall’archivio fotografico della regista Antonietta De Lillo in quel periodo fotoreporter di periodici e quotidiani. In una mostra proposta al Museo archeologico nazionale di Napoli : da lunedì prossimo su Facebook , prima di presentarla dal vivo. Filo conduttore, “Il Mann e la memoria”.

Qui sopra, una foto dall’archivio fotografico del Mann che mostra i danni del terremoto
In alto, immagine guida dell’esposizione


Dal mattino saranno visibili alcuni scatti dei danni subiti dal Museo nel terremoto del 1980. Provenienti dall’archivio fotografico del Mann, illustreranno le conseguenze del sisma che non ebbe effetti ancora più devastanti grazie al consolidamento dell’edificio, iniziato proprio nel 1975. E anticiperanno lo slide show dell’esposizione (esattamente alle 19.34).
Tra i danni più consistenti, quelli a 165 terrecotte, 122 vasi esposti e 195 nei depositi, includendo essenzialmente reperti corinzi, attici, apuli (Raccolta Cumana, Collezioni Spinelli, Santangelo e Vivenzio).
Sarà postato, infine, un minidocumentario anche su instagram dove l’archeologo Antonio De Simone ripercorrerà le emozioni del giorno dopo, quando un gruppo di esperti si ritrovò nell’atrio dell’antico Palazzo degli studi  per verificare l’entità del disastro causato dalla scossa della sera precedente.
Le immagini di Antonietta De Lillo saranno fruibili per dieci giorni sul portale di marechiarofilm, Rappresentano l’ingresso virtuale e metaforico nelle sale 91-93 della mostra, vicine alla Meridiana: si comincia dai primi scatti in bianco e nero, realizzati a Sant’Angelo dei Lombardi, Laviano e in altri centri dell’Irpinia.
Racconta De Lillo: «Recuperare parte del mio archivio fotografico è stata una grande emozione, è stato come guardarmi attraverso un binocolo girato al contrario. Queste immagini mi hanno riportata esattamente alle emozioni che mi hanno spinto a muovermi attraverso la Campania e i borghi dell’Irpinia distrutti dal terremoto. Ricordo perfettamente cosa ho provato nel trovarmi lì a fotografare interi paesi ridotti a un cumulo di macerie, con gli uomini che scendevano dalle montagne portando con sé lenzuola e coperte che avvolgevano cadaveri. Ho dovuto per un attimo spostare la macchina fotografica dalla mia faccia per sentire quell’umanità dolente e poi ho guardato di nuovo nell’obiettivo e ho scattato. Vedendo queste fotografie oggi mi sembra che questa ricerca di contatto umano sia riuscita a entrare dentro le immagini o almeno lo spero».
EVENTO VIRTUALE
Anteprima digitale della mostra “19.34/ Quaranta anni dopo/La storia in presa diretta” con foto inedite di Antonietta De Lillo

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