Il Museo archeologico nazionale di Napoli riapre sezioni chiuse da tempo. Ieri (28 febbraio) è stata restituita in maniera permanente al pubblico Preistoria e protostoria che riemerge dai seminterrati del museo dove era esposta nei primi anni del 900, e si colloca nel Salone della Meridiana.preistoria-ok
«Un racconto nuovo per il cammino più antico dell’uomo: con la riapertura della sezione Preistoria e Protostoria ritroviamo, dopo un quarto di secolo, il senso di una collezione identitaria per il nostro Mann. Grazie a un imponente e meticoloso lavoro di riallestimento e valorizzazione dei preziosi reperti campani e meridionali, per il visitatore da oggi sarà più facile orientarsi tra le ere, comprendere l’evoluzione umana, ma anche approfondire la conoscenza del nostro territorio e immaginare quando nel Paleolitico, per fare solo un esempio, l’isola di Capri, tutt’uno con la terra, era abitata da ippopotami e rinoceronti. Quella della preistoria vogliamo sia una sezione viva» commenta Il direttore Paolo Giulierini, che lancia la sfida di riaprire tutto il museo per marzo 2021.
L’esposizione si articola su tre livelli, e vanta una collezione di oltre 3000 reperti, riallestiti sapientemente dai funzionari archeologi del Museo Floriana Miele, Emanuela Santaniello e Giovanni Vastano.
Il primo livello espone reperti del Paleolitico
, l’epoca più remota della preistoria, alla quale seguono il Neolitico (nuova età della pietra) e l’Eneolitico. In mostra reperti che ci raccontano  delle prime comunità umane, che alloggiavano in grotte, vivendo di caccia e raccolta. I reperti esposti sono testimonianze delle prime industrie litiche della Campania, con manufatti in pietra, punte e schegge.


La mostra prosegue con il secondo livello, che ci racconta l’età del Bronzo esponendo vasi d’impasto, utensili di uso quotidiano ed attività di sussistenza.
Il terzo livello ci spiega la media età del Bronzo e l’età del Ferro, con l’esposizione di ceramiche, fornelli e utensili in osso provenienti dalle Grotte di Pertosa in provincia di Salerno, e utensili ed elementi di ornamento in ferro, che sono testimonianza di una tecnica metallurgica molto avanzata.
Con la riapertura della sezione Preistoria riaprono anche le sale dedicate a Ischia, che ci raccontano la storia degli insediamenti sull’isola dal Neolitico al VI secolo a.c.09_Moebius-Couv-Arzak-l-Arpenteur-©-Moebius-Production-415x600
Dal 30 aprile al 7 settembre 2020, al Mann aprirà la mostra Moebius, alla ricerca del tempo dedicata al fumettista Moebius (pseudonimo di Jean Giraud), uno dei più grandi illustratori di tutti i tempi, autore di ArzachBlueberry, Garage ermetico e L’incal, molto legato alla città di Napoli. «E’ strano, ogni volta che lavoro su una storia che riguarda Napoli non ci sono problemi, tutto fila liscio. Napoli ha qualcosa che mi affascina, che mi tocca sempre in un modo molto speciale», cita Moebius nella sua opera Mourir et voir Naples, Parigi 2000.
La mostra, organizzata da Comicon  è stata annunciata ieri in conferenza stampa dal suo direttore Claudio Curcio.
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Nella foto in alto, Giulierini guida i presenti nella sezione appena riaperta. Al centro immagini del nuovo allestimento e qui sopra un’opera di Moebius

 

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