Trasparenti o impenetrabili, le acque del mare. Accolgono lo sguardo, lo tranquillizzano o lo rendono inquieto. Gli trasmettono, comunque, sensazioni infinite che sollecitano visioni artistiche come quelle raccolte nella mostra curata da Valentina Rippa con Beatrice Burati Anderson per il nuovo spazio artistico di Venezia (Calle della Madonna 1976).
Winter seas è il titolo di una doppia esposizione (fino al 20 febbraio) che ha come protagoniste le opere della napoletana Ilaria Abbiento e di Mauro Pipani, artista che lavora tra Cesena e Verona.
Pittura, fotografia e videoinstallazione definiscono la memoria e lo scorrere del tempo attraverso paesaggi intesi come tracce di emozioni, esperienze, vicende umane.
Il Tirreno e l’Adriatico si abbracciano disegnando nel Mediterraneo la metafora della vita. Ilaria, allieva di Antonio Biasiucci, restituisce nelle immagini e in video il ritmo delle propria esistenza, delle giornate trascorse osservando il moto perpetuo delle onde, metodiche, ma diverse. Mentre il cielo ne specchia il movimento.
In un polittico di 24 elementi sintetizza una cartografia marina che rappresenta il proprio oceano interiore dove la bellezza è una bussola per orientarsi anche nei momenti di spaesamento. Un viaggio dei sentimenti dilatati nella quarantena dove la solitudine dialoga con il silenzio e costruisce l’immaginario per sé e per chi guarda. Viandanti dell’anima in cerca di pace.

Qui sopra, l’archivio della memoria di Pipani. In copertina, la cartografia
dell’anima di Ilaria Abbiento

Solitaria anche l’idea del mare di Mauro che inventa un microcosmo pittorico nostalgico e diafano, malinconico e suggestivo. Un mare d’inverno simbolo di un’incertezza tra bagliori e profondità, a tratti cupa. Anche il suo, come quello di Ilaria, è un mondo parallelo che gli dà la libertà di respirare.
Pigmenti perlacei, ma anche ritagli di tarlatana, frammenti cartacei e garze trasparenti assemblate con colature di cera, resina e ossidi argentei: una panoramica di vibrazioni interiori, custodite in teche dalle grosse cornici di ferro, prezioso archivio della memoria.
Pipani espone lavori in formati diversi insieme a una composizione di ventuno piccoli oblò allineati secondo “temperature” cromatiche: dal bianco al blu fino a tonalità argentate. Un tuffo scintillante nella poesia.

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